La macchina di Majorana e il caso che ha diviso scienza e politica
La leggenda che si tramanda da decenni torna alla ribalta dopo una controversia tra Senato e comunità scientifica
Fabrizia Malgieri
|2 ore fa

La macchina di Majorana- © Libertà/Fabrizia Malgieri
C’è una storia - o, più correttamente, una "storiella" - che da diversi decenni è oggetto di teorie fantasiose e pseudo-scientifiche ruotanti attorno alla figura del fisico italiano Ettore Majorana. Lo studioso - scomparso nel nulla in circostanze misteriose nel marzo del 1938, probabilmente nel corso di una traversata in mare tra Napoli e Palermo - ha sempre catalizzato l’interesse dell’opinione pubblica. Il ricercatore teorico in fisica, membro del gruppo noto come i "ragazzi di via Panisperna", ha continuato a suscitare attenzione nel tempo non solo per i suoi contributi scientifici più rilevanti - che hanno arricchito gli studi di fisica nucleare e meccanica quantistica relativistica - ma soprattutto per via della sua misteriosa sparizione, che ha alimentato nel corso degli anni teorie del complotto e altre narrazioni fantasiose, spesso divenute materia per pubblicazioni di terzi. Tra queste, ve n’è una che, anche piuttosto recentemente, è tornata a occupare le pagine di cronaca, a seguito di un paio di incontri organizzati dal Senato italiano: la fantomatica "macchina di Majorana".
Ma procediamo con ordine: che cos’è la macchina di Majorana? Secondo l’imprenditore bresciano Rolando Pelizza, scomparso nel 2022, si tratterebbe di un dispositivo per il quale lo stesso Majorana gli avrebbe fornito indicazioni su come costruirlo vent’anni dopo la sua scomparsa, in cima a un eremo. La macchina sarebbe in grado di generare energia infinita, annichilire la materia, trasformare elementi come la gommapiuma in oro e persino ringiovanire gli esseri umani. Una macchina miracolosa, dunque, capace di sfidare qualsiasi legge della fisica, di cui Pelizza ha discusso più volte nel corso della sua vita, sostenendo di averne persino costruito un prototipo - il tutto, ovviamente, senza mai fornire alcuna prova. Nel 2016 Pelizza pubblica online un documento in cui tenta di spiegare il funzionamento del dispositivo, tuttavia in modo vago e indecifrabile. Secondo quanto da lui sostenuto, la macchina necessiterebbe di una potenza in ingresso di 40 watt, alimentata con una tensione di 12 volt, e sarebbe in grado di generare un’energia nettamente superiore a quella immessa. L’oggetto avrebbe le fattezze di una scatola metallica dotata di collegamenti, pistoni, cristalli e bobine, anche se, di fatto, non vengono forniti ulteriori dettagli tecnici.
Se ciò non bastasse a rendere il racconto una pagina di un libro di fantascienza, l’imprenditore afferma che la macchina sarebbe persino in grado di generare un raggio estremamente potente, da lui battezzato "raggio di Majorana" o "raggio della morte". In parole semplici, si tratterebbe di una sorta di fascio laser utilizzabile anche come arma, ricavato - a suo dire - grazie all’antimateria prodotta dal dispositivo.
Ma procediamo con ordine: che cos’è la macchina di Majorana? Secondo l’imprenditore bresciano Rolando Pelizza, scomparso nel 2022, si tratterebbe di un dispositivo per il quale lo stesso Majorana gli avrebbe fornito indicazioni su come costruirlo vent’anni dopo la sua scomparsa, in cima a un eremo. La macchina sarebbe in grado di generare energia infinita, annichilire la materia, trasformare elementi come la gommapiuma in oro e persino ringiovanire gli esseri umani. Una macchina miracolosa, dunque, capace di sfidare qualsiasi legge della fisica, di cui Pelizza ha discusso più volte nel corso della sua vita, sostenendo di averne persino costruito un prototipo - il tutto, ovviamente, senza mai fornire alcuna prova. Nel 2016 Pelizza pubblica online un documento in cui tenta di spiegare il funzionamento del dispositivo, tuttavia in modo vago e indecifrabile. Secondo quanto da lui sostenuto, la macchina necessiterebbe di una potenza in ingresso di 40 watt, alimentata con una tensione di 12 volt, e sarebbe in grado di generare un’energia nettamente superiore a quella immessa. L’oggetto avrebbe le fattezze di una scatola metallica dotata di collegamenti, pistoni, cristalli e bobine, anche se, di fatto, non vengono forniti ulteriori dettagli tecnici.
Se ciò non bastasse a rendere il racconto una pagina di un libro di fantascienza, l’imprenditore afferma che la macchina sarebbe persino in grado di generare un raggio estremamente potente, da lui battezzato "raggio di Majorana" o "raggio della morte". In parole semplici, si tratterebbe di una sorta di fascio laser utilizzabile anche come arma, ricavato - a suo dire - grazie all’antimateria prodotta dal dispositivo.

Dopo la scomparsa di Pelizza, avvenuta pochi anni fa, a raccoglierne l’eredità sono stati i familiari, che portano avanti le presunte documentazioni dell’imprenditore a sostegno del congegno, alimentando ulteriormente il discorso pseudo-scientifico (per non dire fantasioso) attorno alla macchina. A ciò si aggiungono sedicenti prove fotografiche che testimonierebbero incontri tra Pelizza e Majorana, ma che risultano incongruenti: Pelizza è nato nello stesso anno in cui Majorana sarebbe scomparso, rendendo altamente improbabile che le immagini - in cui si vedrebbe un giovane Majorana accanto a Pelizza - siano autentiche. Storie che, a tutti gli effetti, sembrano uscite da un romanzo di fantascienza, ma che nel tempo hanno contribuito a creare vere e proprie community di appassionati, disposte a credere a questa narrazione al punto che, appena lo scorso autunno, la vicenda della presunta macchina di Majorana ha raggiunto persino le stanze delle istituzioni. Più precisamente, il 22 ottobre scorso, nella Sala dei Caduti di Nassirya di Palazzo Madama, si è tenuto un incontro intitolato "Majorana-Pelizza: è tempo di agire", un talk promosso dal vicepresidente del Senato ed ex ministro dell’Agricoltura, il leghista Gian Marco Centinaio. Obiettivo della conferenza: presentare presunti documenti inediti e prove - inesistenti - relative al fantascientifico dispositivo. L’incontro ha destato fin da subito perplessità nell’intera comunità scientifica, nonostante lo stesso Centinaio abbia più volte ribadito di non sposare alcuna delle teorie esposte, limitandosi a concedere l’utilizzo dello spazio. Così, pochi giorni fa, con l’intento di "riparare" alla conferenza autunnale, le sale di Palazzo Madama hanno ospitato un nuovo meeting, questa volta promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata di fama internazionale, docente di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttrice del Laboratorio di biologia delle cellule staminali e farmacologia delle malattie neurodegenerative. Il titolo dell’evento non lasciava spazio a dubbi: "La macchina di Majorana, una storia senza prove". Nel corso dell’incontro, fisici, divulgatori scientifici e ricercatori si sono alternati sul palco per smontare le ormai celebri teorie legate alla presunta macchina. Come ha sottolineato la stessa professoressa Cattaneo, l’obiettivo era quello di "ristabilire la realtà dei fatti e riportare chiarezza su ciò che appartiene al dominio della scienza, uscendo da quello della fantascienza. Le istituzioni hanno il dovere di non alimentare ambiguità fra conoscenze e fantasia. E ci si chiede come sia possibile che nel 2025 l’antiscienza arrivi a essere proclamata in un’aula del Senato".

A destare ulteriori sospetti, qualora le argomentazioni degli scienziati non fossero sufficienti, vi sono anche le lettere che, secondo Pelizza prima e i suoi eredi poi, l’imprenditore avrebbe ricevuto da Majorana anni dopo la sua scomparsa. Come confermato da una perizia condotta dalla grafologa forense del Tribunale di Roma, Monica Manzini, su copie di documenti presumibilmente originali, le missive non sarebbero in alcun modo riconducibili a Majorana: "La grafia sui documenti in verifica non può in alcun modo essere attribuita alla mano del fisico Ettore Majorana, data la presenza di numerose ed evidenti difformità estremamente significative", ha spiegato Manzini nel corso dell’incontro. In altre parole, le lettere risultano essere produzioni false, confezionate ad arte. Durante il convegno si è discusso anche delle foto e dei filmati che ritrarrebbero Pelizza in compagnia di Majorana, spesso utilizzati dagli eredi dell’imprenditore a sostegno delle loro affermazioni. Il divulgatore scientifico e fisico Lorenzo Paletti, intervenuto all’evento, ha commentato la questione: "Abbiamo chiesto più volte allo staff di Pelizza di poter ottenere le pellicole originali, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Inoltre, vi sono seri dubbi sulla datazione: ci sono immagini scattate a distanza di vent’anni in cui Majorana e Pelizza non appaiono minimamente invecchiati. Il dubbio sulla datazione è dunque legittimo". Paletti ha inoltre osservato che, analizzando attentamente le copie delle fotografie, emergerebbe una somiglianza tra Majorana e l’attore spagnolo Pol Nubiala, suggerendo che le immagini siano, di fatto, fasulle. In conclusione, la "macchina di Majorana" si rivela per ciò che è: una costruzione narrativa priva di prove, alimentata dal mito e dal mistero che circondano la figura di Ettore Majorana. Confondere scienza e fantasia non solo distorce la memoria di uno dei più grandi fisici italiani, ma contribuisce anche a legittimare l’antiscienza. Proprio per questo, il compito delle istituzioni e della comunità scientifica deve essere quello di riaffermare con decisione il valore delle prove, del metodo e del pensiero critico. LA LEGGENDA CHE SI TRAMANDA DA DECENNI TORNA ALLA RIBALTA DOPO UNA CONTROVERSIA TRA SENATO E COMUNITÀ SCIENTIFICA
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