L’eleganza di Carolyn travalica gli anni ’90 e torna a far sognare

La serie “American Love Story” ha riacceso i riflettori sull’icona di stile Bessette Kennedy madrina del minimalismo moderno

Giulia Marzoli
|22 ore fa
Il matrimonio di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette.© ANSA
Il matrimonio di John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette.© ANSA
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Nella moda ci sono icone che il tempo non riesce a scalfire, Carolyn Bessette Kennedy appartiene a una categoria ancora superiore, in cui rientrano quelle che il tempo sembra rifinire, rendendole sempre più attuali. Lo stile della “promessa sposa d’America” torna a farci sognare con il debutto della serie “American Love Story”, prodotta da Ryan Murphy. È un tempismo perfetto, perché non esiste momento storico migliore per riscoprire una donna che ha fatto del silenzio e della sottrazione all’occhio dei media una scelta di vita. La serie non si limita a ricostruire una cronaca matrimoniale tormentata; al contrario, ci restituisce l’estetica di una professionista della moda autentica, cresciuta nei corridoi di Calvin Klein e diventata una sorta di patrona del minimalismo.
Senza alcun dubbio, il cuore del suo mito risiede nel suo matrimonio: nel 1996, in gran segreto, Carolyn uscì da una piccola chiesa della Georgia indossando un “niente” di seta perlata. Lo slip dress, creato per lei dall’amico e collega Narciso Rodriguez, andava contro la moda dell’epoca. Nell’immaginario collettivo l’abito da sposa perfetto doveva essere una “bomboniera” principesca, sulla scia di quello che Lady Diana indossò perle nozze con Carlo. Se consideriamo che Carolyn era allora percepita come la nuova principessa americana, in procinto di sposare il figlio del Presidente più amato, ça va sans dire... le aspettative erano altissime. E invece: un vestito di seta tagliato in sbieco che scivolava sul corpo come acqua, abbinato a sandali di raso con perline di cristallo di Manolo Blahnik e tra le mani un sobrio bouquet di mughetti.
Fu con quella semplicità quasi monacale, ma allo stesso tempo elegante e intrisa di sensualità, che Carolyn contribuì a inaugurare l’era del minimalismo moderno. Ma l’essenza del suo stile, quello che oggi cerchiamo disperatamente di replicare sotto l’etichetta di “quiet luxury”, risiedeva nei marciapiedi di Tribeca. Carolyn ha inventato l’uniforme della donna urbana contemporanea: la camicia bianca rubata dal guardaroba maschile, i jeans a gamba dritta, le gonne color cammello e quella borsa rigida di Prada che la maison ha recentemente rieditato in suo onore. La sua era una semplicità che partiva dal volto: una pelle nuda e luminosa, lo chignon disordinato che sembrava fatto in un secondo, quell’unico vezzo del rossetto rosso acceso (spesso il mitico Cranberry di Face Stockholm), in contrasto con i suoi amati colori neutri. Su di lei il nero, il beige e il blu navy, che in un’epoca pre-social forse Carolyn usava per mimetizzarsi, sfinita dall’ossessione dei paparazzi, finivano paradossalmente per farla brillare più di chiunque altro. Come ha ricordato lo stesso Narciso Rodriguez, Carolyn aveva un occhio fenomenale per ciò che era giusto per lei: non c’era un team che la vestiva, non era la moda a governare la sua vita. Era una donna consapevole, dotata di una grazia e di uno humor straordinari, capace di rendere perfetto un abito concettuale di Yohji Yamamoto proprio perché sapeva stare bene anche con un paio di chinos e una t-shirt. Forse è proprio questo il motivo per cui oggi è così amata anche dai giovani, che vedono in lei una persona cool e originale, a cui non importava di piacere a tutti i costi. Una lezione che, come Carolyn, non passerà mai di moda.