L’illusione di dover avere tutto chiaro entro i 30 anni

Ripenso a quel periodo intorno ai 18/20 anni, in cui immaginavo la mia vita futura. Oggi di chiaro, a 36 anni, ancora ho veramente poco

Anna Morando
|2 ore fa
Per i millennials, a volte è difficile anche decidere cosa mangiare a cena© ANSA
Per i millennials, a volte è difficile anche decidere cosa mangiare a cena© ANSA
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Bentornati cari amici lettori, mentre passiamo le giornate tra uno aperitivo dopo il lavoro, scadenze, organizzazioni last minute delle vacanze estive, sudore, caldo e tentativi di rinfrescarsi in ogni modo possibile, oggi parliamo di una delle più grandi illusioni della vita adulta: quella secondo cui entro i 30 anni avremmo avuto tutto chiaro.
Ogni tanto ripenso a quel periodo intorno ai 18/20 anni, in cui immaginavo la mia vita futura.

Convinta che a 30 anni avrei avuto la vita già bella e organizzata: sempre di corsa, capace di investire denaro, capace di compilare documenti di burocrazia e soprattutto, cosa cucinare ogni sera.
La realtà è che a 36 anni apro il frigorifero almeno 4 volte, sperando che nel frattempo si sia materializzato qualcosa di già pronto. Passo parte della mia giornata a pensare a cosa cucinare a pranzo o a cena. Chiedo scusa a mia madre, e a tutte le madri lettrici, per aver pensato che fosse una cosa semplice.
Ci metto più a decidere cosa mangiare a cena che dove andare con gli amici nel weekend.
Finisce quindi che mangi sempre le stesse cose, preparate all’ultimo, tentando di cambiare salvando ricette trovate online che rimarranno li, nella galleria del telefono, perse a fianco agli screenshot dello schermo fatti per sbaglio durante la giornata.
Io non so voi amici millennials, ma di chiaro a 36 anni, ancora ho veramente poco: so che quando penso a qualcosa da mettere, è quasi sicuramente ancora nel cesto dei panni sporchi; la lavatrice mangia i calzini e ne ho persi a centinaia; il contenitore che cerco, è andato perduto.
Per il resto, si vive una costante oscillazione: alterno periodi in cui voglio mollare tutto e andare a vivere su un’isola aprendo un chiringuito, altri in cui voglio cambiare lavoro, ancora altri in cui voglio trasferirmi, altri in cui voglio organizzare un bel viaggio intorno al mondo.
Poi passa, perchè ricordo che devo fare la lavatrice prima che piova.
E in più la metà del tempo la passo a pensare a come poter essere ‘migliore’: dovrei leggere di più, mangiare meglio, camminare di più, fare attività diverse nel weekend, meditare, allenarmi, sistemare casa, guardare video motivazionali, bere più acqua, svegliarmi presto la mattina e fare una morning routine produttiva.
Insomma, siamo dei perenni casi irrisolti, viviamo in un limbo alternando giornate in cui ci sentiamo realizzati e altre in cui ci sentiamo come le patelle attaccate agli scogli, in balia delle onde.
Siamo una generazione cresciuta nell’illusione di un futuro certo, e presa a badilate da eventi catastrofici globali che ci toccano segnano nel profondo; rivoluzioni tecnologiche e un numero di notifiche giornaliere che probabilmente supera quello delle conversazioni che facevamo in un mese quando avevamo 13 anni.
Siamo passati dal citofonare agli amici per sapere se potevano uscire, ad andare in crisi per un visualizzato senza risposta.
Forse è per quello che ci sentiamo persi, a tratti spaesati: continuano a confrontare la vita che abbiamo con quella che immaginavamo avremmo avuto da ragazzi. Pensavamo che gli adulti sapessero sempre cosa fare, poi lo siamo diventati noi e abbiamo scoperto essere adulti significa saper improvvisare, tra una password dimenticata e una spesa al supermercato.
Però sai che ti dico? Siamo in tanti messi così. E l’unica cosa che possiamo fare è non preoccuparci troppo del futuro, vivendo al massimo il nostro presente. E va bene così.