Lo stile di “Pretty Woman” resiste al tempo. San Valentino diventa una festa di puro glam
Julia Roberts e Richard Gere accendono il giorno degli innamorati: torna al cinema la favola moderna di Vivian e Edward
Giulia Marzoli
|21 ore fa

Gere e Roberts in uno dei film romantici più amati di sempre
Sapevate che l’abito più iconico di “Pretty Woman” rischiava di essere nero? E che il celebre vestito a pois è nato da un rimasuglio di stoffa trovato in un magazzino? Dietro l’eleganza di Vivian Ward si nasconde il genio di Marilyn Vance, costumista e figura centrale del cinema tra anni Ottanta e Novanta. Ha firmato i costumi di film come “The Breakfast Club”, “Die Hard” e “The Untouchables”, per cui ottenne una candidatura all’Oscar.
Con il ritorno del film nelle sale - al Corso di Piacenza mercoledì 11 (ore 18.30 e 21) e sabato 14 febbraio alle 18.30 - rivedere “Pretty Woman” significa osservare da vicino come il costume design contribuisca alla lettura della storia.
Quella che oggi consideriamo come la rom-com per eccellenza è infatti anche un racconto di stile, dove ogni abito serve a descrivere l’incontro di due mondi opposti. Vivian è la tela su cui la costumista dipinge il cambiamento, mentre Edward Lewis, interpretato da Richard Gere, è la personificazione del rigore di Wall Street.
Per vestire il predatore finanziario trasformato in principe azzurro, Marilyn Vance si affidò a una vera eccellenza italiana: Nino Cerruti. Lo stilista biellese fornì gli abiti, e decise anche di collaborare attivamente alla creazione di un’immagine che trasmettesse un lusso discreto, ma che allo stesso tempo paresse inarrivabile. I completi di Gere, dai tagli impeccabili e tessuti leggeri come il “cool wool”, divennero un riferimento assoluto per l’uomo d’affari degli anni ‘90. Il colore dominante è il grigio o il blu notte, che cambia solo nelle scene più intime, come quella al pianoforte, dove la camicia bianca sbottonata sembra segnare il crollo delle sue difese emotive.
La griffe Cerruti riuscì nell’impresa di rendere Edward non solo un uomo ricco, ma anche di classe, caratterizzato da una sorta di eleganza distaccata. Per quando riguarda Vivian, il momento più lampante della sua trasformazione è senza dubbio quello in cui indossa l’abito rosso scollato a cuore, indossato per la serata all’Opera. Eppure, questa scelta fu il risultato di una vera e propria lotta con la produzione, che premeva per un classico abito nero, ritenuto più sobrio e sicuro. Marilyn Vance, però, voleva che Vivian “bruciasse” sullo schermo, distinguendosi nettamente da tutti.
Dopo infiniti camera test con Julia Roberts, quel rosso scarlatto (creato appositamente per esaltare la carnagione dell’attrice) vinse la partita, entrando di diritto nell’immaginario collettivo come simbolo di rivalsa. Per completare l’opera, fu scelta la celebre collana di rubini e diamanti: una creazione prestata dalla gioielleria Fred Joaillier dal valore di 250.000 dollari, talmente preziosa da essere sorvegliata sul set da una guardia armata.
L’abito rosso rappresenta anche la passione, mentre più discreto (ma altrettanto inconico) è quello a pois marroni della partita di polo, che sembra incarnare l’accettazione definitiva di Vivian nell’alta società. Paradossalmente, questo look così “distinto” non nacque in una boutique di lusso, ma da un avanzo di seta trovato negli scantinati di un magazzino di tessuti di Beverly Boulevard.
La stoffa era pochissima, appena sufficiente per il corpo dell’abito; la Vance dovette recuperare ogni minimo ritaglio per decorare a mano il cappello di paglia coordinato. Il risultato fu così perfetto da lanciare una vera e propria tendenza globale, a cui ancora oggi capita di trovare riferimenti e richiami nelle collezioni primavera/estate. Persino lo street-style con cui Vivian è introdotta all’inizio della storia ha una provenienza curiosa.
La giacca rossa oversize che indossa nelle prime scene fu acquistata per strada da una passante per soli 30 dollari poco prima di iniziare a girare, perché nulla di quanto preparato in atelier sembrava abbastanza “autentico”.
Ogni capo, dal doppiopetto di Cerruti agli stivali in vinile scovati in una boutique punk di Londra, ha contribuito a rendere immortale questa favola: guardare “Pretty Woman” oggi al cinema significa osservare come il costume design possa raccontare la dignità umana. Vivian ed Edward tornano dunque sul grande schermo, e ci ricordano come lo stile contribuisca a definire l’immagine con cui decidiamo di presentarci al mondo. Una lezione che, oggi come allora, non passa mai di moda.
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