Nel segno di Ildegarda
In Valnure Elena Fiocchi e la sua casa green aperta solo alle donne e in cui si entra solo senza telefono
Leonardo Chiavarini
|11 ore fa

Elena Fiocchi
A Crocelobbia (Ferriere, Val Nure) c’è una casa antica e immersa nel verde, dove possono entrare solo le donne, rigorosamente scalze e senza cellulari. Non è una leggenda, ma una realtà che profuma di fiaba. Da neanche un anno, Elena Fiocchi ha aperto “La casa di Ildegarda”, una struttura al 100% green, in cui ci si prende cura dell’anima e si ritrova la sintonia con la natura.
Prima di parlare di Ildegarda di Bingen e della casa che porta il suo nome, chiediamo a Elena Fiocchi di presentarsi. «Sono una naturopata e insegnante di yoga e meditazione – dice –. Mi sono diplomata alla Lumen e ho studiato da diversi maestri, come Carlo Patrian, Gabriella Cella, Mauro Scardovelli o Angela Volpini. Sono stata anche in India a studiare i Veda – continua – ma, nonostante ciò, resto profondamente legata alle mie radici occidentali, motivo che chiarisce in parte anche la scelta di intitolare la struttura a Ildegarda di Bingen». La santa tedesca del XII secolo è infatti un riferimento fondamentale per Fiocchi. «La considero la mia mentore elettiva e una fonte di ispirazione continua - dice -. Era una mistica, molto vicina alle scienze, alla medicina e al sapere botanico». E la casa che Elena le ha intitolato in Val Nure predica proprio i suoi valori. «Le mie figlie sono cresciute e oggi vivono altrove - racconta - così ho scelto di aprire questa grande casa di campagna e darle una vita nuova».
Prima di parlare di Ildegarda di Bingen e della casa che porta il suo nome, chiediamo a Elena Fiocchi di presentarsi. «Sono una naturopata e insegnante di yoga e meditazione – dice –. Mi sono diplomata alla Lumen e ho studiato da diversi maestri, come Carlo Patrian, Gabriella Cella, Mauro Scardovelli o Angela Volpini. Sono stata anche in India a studiare i Veda – continua – ma, nonostante ciò, resto profondamente legata alle mie radici occidentali, motivo che chiarisce in parte anche la scelta di intitolare la struttura a Ildegarda di Bingen». La santa tedesca del XII secolo è infatti un riferimento fondamentale per Fiocchi. «La considero la mia mentore elettiva e una fonte di ispirazione continua - dice -. Era una mistica, molto vicina alle scienze, alla medicina e al sapere botanico». E la casa che Elena le ha intitolato in Val Nure predica proprio i suoi valori. «Le mie figlie sono cresciute e oggi vivono altrove - racconta - così ho scelto di aprire questa grande casa di campagna e darle una vita nuova».

Come anticipato, “La Casa di Ildegarda” vuole essere uno spazio tutto al femminile e sintonizzato con i ritmi naturali. «Le donne che soggiornano qui per qualche giorno - spiega Fiocchi - trovano un luogo rispettoso dell’ambiente in ogni centimetro. La corrente è alimentata da pannelli solari, l’acqua è purificata e vivificata da un depuratore e la maggior parte degli oggetti sono antichi o di recupero. I mobili, ad esempio, appartenevano ai miei nonni che li realizzarono personalmente. Poi, al posto delle tende, alle finestre sono appesi pregiati abiti da sposa cuciti a mano; così come cucite a mano sono anche le federe dei cuscini, ricamate e imbottite di erbe officinali e fiori di campo. Un’attività, quest’ultima, che propongo anche alle mie ospiti».
Durante il soggiorno presso la “Casa di Ildegarda”, la quiete regna sovrana. «È un posto semplice, con il fiume davanti e il bosco dei maggiociondoli alle spalle - racconta -. Le scarpe, il telefono e le preoccupazioni restano fuori. Qui, si passa del tempo a contatto con la natura, si pratica ioga (sì, con la i), si impastano pane e biscotti, ci si parla e ci si ascolta. E, soprattutto, si medita». Il verbo, però, va colto in un’accezione ampia e peculiare. «“La casa di Ildegarda” è un luogo di sosta – continua – nel senso che si impara a stare: a stare nel presente, a contemplare la natura e ad apprezzare la vita. “Noi meditiamo per il pettirosso”, diceva Selene Calloni Williams, suggerendo che si può riflettere a partire dagli elementi più piccoli, naturali e quotidiani. È un pensiero che condivido, tanto che credo che la meditazione possa avvenire anche davanti a una tazza di tè».


