Screening colon-retto: a Piacenza 20 anni di prevenzione

Test semplice, gratuito e decisivo per intercettare la malattia in tempo

Redazione Online
|5 ore fa
Screening colon-retto: a Piacenza 20 anni di prevenzione
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Il tumore del colon-retto, nelle fasi iniziali, spesso non dà sintomi. È per questo che lo screening è importante: permette di intercettare segnali precoci e lesioni che possono essere curate con maggiore efficacia, o addirittura rimosse prima che diventino un tumore vero e proprio.
A Piacenza questo percorso di prevenzione compie 20 anni, un traguardo che parla soprattutto di salute, opportunità e diagnosi anticipate.
“Vent’anni di screening significano vent’anni di possibilità in più per i cittadini di scoprire la malattia in tempo, quando le cure sono più efficaci e meno invasive”, spiega Giovanni Aragona, direttore di Gastroenterologia ed Epatologia. “Lo screening è un gesto semplice, ma può cambiare la storia di una persona, perché interviene prima che i sintomi compaiano e prima che il tempo giochi contro di noi”.
Il programma di screening a Piacenza, partito tra le prime città italiane nel 2005, ha portato a un risultato importante: grazie a questo percorso, l’incidenza del tumore del colon-retto sul territorio è stata ridotta del 30%, un dato che conferma l’efficacia della prevenzione e rende orgogliosi tutti gli operatori coinvolti.
“Lo screening a Piacenza ha visto un’evoluzione significativa: dai circa 3.000 test del 2005 si è passati a oltre 23.000 nel 2025, per un totale di oltre 375.000 esami eseguiti dal 2005 a oggi - riferisce Dario Signorelli, coordinatore del Centro screening - un segnale evidente dell’impegno crescente nella prevenzione e dell’importanza che sempre più cittadini attribuiscono alla prevenzione”.
Nel 2025, nella fascia di età 50-69 anni, l’adesione puntuale a Piacenza ha raggiunto il 52% delle persone invitate, superando il valore di riferimento regionale del 50%. A favorire la partecipazione ha contribuito anche la possibilità, dal  2023, di riconsegnare il campione per la ricerca del sangue occulto nelle farmacie aderenti. Dall’ultimo anno l’invito allo screening viene esteso gradualmente fino ai 74 anni, in linea con le indicazioni regionali.
Evidenze scientifiche mostrano quanto la fase di diagnosi influisca sulla sopravvivenza nel tumore del colon-retto. Quando la malattia viene individuata in fase iniziale, la percentuale di persone vive a cinque anni dalla diagnosi può superare il 90%; scende intorno al 75% in caso di diffusione ai linfonodi e si attesta su circa il 16% nei casi in cui la malattia è già metastatica al momento della diagnosi. Un divario che spiega bene perché lo screening sia uno strumento così importante.
Il Centro screening invita le persone tra i 50 e 74 anni, ogni due anni a eseguire un test semplice e non invasivo che si esegue a casa, attraverso la raccolta di un piccolissimo campione di feci (ricerca del sangue occulto nelle feci – SOF). In caso di positività del test viene proposto un approfondimento con colonscopia, che consente di individuare e rimuovere polipi o lesioni prima che evolvano in tumore. Un test positivo non equivale a una diagnosi di tumore, ma segnala la necessità di verificarne l’origine attraverso un esame di secondo livello.
Per favorire l’adesione, gli inviti non vengono inviati solo tramite posta: sono pubblicati anche sul Fascicolo sanitario elettronico, accompagnati da sms di promemoria. Gli esiti del SOF, qualora negativi, vengono caricati sul fascicolo con indicazioni su modalità e tempistica dei controlli successivi.
"L'adesione allo screening del colon-retto ha avuto un importante incremento negli ultimi anni, grazie agli sforzi di tutti gli operatori coinvolti nel percorso e alla consapevolezza crescente nella popolazione - sottolinea infine il coordinatore Signorelli - ma resta ancora consistente la quota di popolazione che non risponde agli inviti; per questo per il 2026 il Centro screening dell’Ausl di Piacenza sta programmando ulteriori iniziative sul territorio insieme ai medici di medicina generale, i direttori dei distretti e ad altri soggetti aventi interesse, per provare a raggiungere e promuovere l'adesione per quella parte di persone che ancora non partecipa ai controlli raccomandati".