"Stranger Things": l'ultimo addio e il bisogno di lasciar andare il passato

Una delle serie più amate di Netflix si congeda con un finale esplosivo, ma anche divisivo

Fabrizia Malgieri
|21 ore fa
"Strangers Things"
"Strangers Things"
4 MIN DI LETTURA
42 episodi, cinque stagioni, oltre 1,2 miliardi di visualizzazioni su Netflix solo per l’ultima season. Stranger Things – la serie televisiva firmata dai fratelli Duffer è entrata ufficialmente nel mito con il suo attesissimo gran finale, andato in onda nella notte del 1° gennaio 2026. Un finale che, tuttavia, non sembra aver soddisfatto appieno le aspettative dei fan, molti dei quali hanno persino messo in discussione la mancata chiusura di alcune linee narrative importanti sviluppatesi nel corso delle diverse stagioni. Ma ci torneremo.
Che la si ami o la si odi, Stranger Things rappresenta senza dubbio un unicum nel panorama televisivo contemporaneo. La serie ha contribuito ad alimentare nuove forme di storytelling, appoggiandosi a modalità di fruizione allora innovative – almeno fino a dieci anni fa – offerte dalle piattaforme over-the-top, come il binge-watching. Non solo: il serial sci fi/fantasy dei fratelli Duffer è diventato presto un importante caso di studio sul modo di raccontare la nostalgia. Infarcendo ogni stagione di riferimenti costanti al cinema e, più in generale, alla cultura pop degli anni ’80 – la stessa con cui i due showrunner sono cresciuti – Stranger Things si è trasformato in una sorta di museo della memoria culturale di una generazione, mettendo in fila i capisaldi che ne hanno forgiato l’identità. Dai Goonies a Stand by Me – Il ricordo di un’estate, passando per IT, Dungeons & Dragons, Ghostbusters e Twin Peaks, le diverse stagioni della serie hanno inanellato un numero impressionante di citazioni, capaci di colpire dritte al cuore di una generazione – quella della Gen X e dei Millennials – che più di altre ha intrecciato un legame fortissimo con i ricordi di un’infanzia e di un’adolescenza che furono, e che non potranno tornare mai più. I gruppi di amici, quelli che – come ricordava con nostalgia uno dei protagonisti di Stand by Me – «Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, chi li ha?» – ci hanno accompagnato lungo le diverse tappe della crescita, per poi perdersi di vista con l’arrivo dell’età adulta. La serie dei fratelli Duffer narra di un mondo reale che non esiste più, divenuto impalpabile e sfuggente come un sogno; di epoche che rivanghiamo con malinconia perché ci hanno illuso di essere perfette – e no, purtroppo non lo sono mai state.
La protagonista femminile
La protagonista femminile
Il sentimento dolce amaro che pervade l’intero racconto è uno degli elementi più intriganti della serie: anche il suo finale, estremo, controverso e oscuro, non è in grado di regalarci un vero sospiro di sollievo. Sebbene i ragazzi sappiano di poter contare l’uno sull’altro, sono consapevoli che quell’epoca d’oro, pur segnata da difficoltà, non tornerà ora che sono prossimi all’età adulta. Ognuno è costretto a intraprendere un percorso personale che lo porterà lontano, a conoscere nuove persone e a costruire un’identità adulta che, inevitabilmente, si distaccherà da ciò che è stato fino a quell’istante. In questo senso, Mike Wheeler (Finn Wolfhard) rappresenta il nostro doppio: il personaggio attraverso cui lo spettatore mantiene fino alla fine una connessione profonda con il mondo di Stranger Things. Voyeur silenzioso, si muove nell’ombra accanto ai suoi compagni, ma tesse con sapienza le fila narrative partecipando attivamente alle diverse “campagne” dei suoi alleati, supportandoli e incoraggiandoli, proprio come un vero dungeon master di Dungeons & Dragons. E poi c’è la musica. Una delle caratteristiche che hanno permesso a Stranger Things di diventare un fenomeno globale è l’uso attento e studiato della colonna sonora. Soprattutto nelle prime stagioni, la musica fungeva da potente catalizzatore delle vicende narrate, contribuendo a dare senso a quanto accadeva sullo schermo.
Sebbene questa funzione si sia progressivamente attenuata nelle stagioni più recenti – fatta eccezione per Running Up That Hill di Kate Bush, ormai entrato nell’immaginario collettivo – la musica ha continuato a mantenere un ruolo significativo all’interno delle dinamiche narrative della serie, soprattutto nelle sue battute finali. 
Il gruppo in una precedente stagione della serie
Il gruppo in una precedente stagione della serie
Emblematico è l’uso avvolgente di Purple Rain di Prince in una delle ultime sequenze dell’episodio conclusivo. Una canzone che, in apparenza, parla d’amore, ma che in realtà nasconde un messaggio potente sulla fine di un momento e sull’inizio di una nuova fase. La “pioggia viola” – nata dall’unione simbolica tra il sangue (rosso) e il cielo (blu), come spiegato dallo stesso Prince – rappresenta la purificazione, la rinascita, una guida spirituale. La fine di un’era, dunque, sostituita da una nuova partenza: un inno all’amore e all’importanza di restare vicini alle persone care quando la vita cambia. Una pioggia purificatrice che, nonostante una perdita inevitabile come quella dell’innocenza dell’infanzia e dell’adolescenza, permette di salvarsi e di guardare avanti anche quando tutto sembra andare in pezzi. Salutare Mike, Will, Undici, Dustin, Lucas e tutti gli altri non è stato indolore per molti fan. Per questo, nei giorni successivi alla messa in onda dell’ultimo episodio, hanno iniziato a circolare teorie fantasiose – spesso prive di fondamento – nel tentativo di restare ancorati all’illusione che Stranger Things potesse essere infinita. Tra le più creative spicca la cosiddetta teoria del “Conformity Gate”, che prende il nome dalla prigione o struttura mentale creata da Vecna all’interno del Sottosopra. Questo meccanismo serve a intrappolare le persone sfruttandone traumi, sensi di colpa e paure, costringendole a rivivere esperienze dolorose fino al cedimento della mente. Quando ciò avviene, il gate si apre, rafforzando il legame tra il mondo reale e il Sottosopra.
Partendo da questa idea, alcuni fan hanno sostenuto che l’ultimo episodio della quinta stagione – significativamente intitolato Il mondo reale – fosse in realtà un’illusione orchestrata da Vecna per ingannare lo spettatore, inducendolo a credere che quella fosse la vera conclusione della serie. Secondo questa lettura, il vero finale non sarebbe stato ancora trasmesso. Riguardando gli ultimi episodi, gli spettatori hanno analizzato sequenza dopo sequenza alla ricerca di indizi, arrivando a ipotizzare che l’episodio conclusivo “reale” sarebbe andato in onda il 7 gennaio (l’8 gennaio in Italia). Anche attori e canali ufficiali della serie – in particolare Jamie Campbell Bower, interprete di Vecna – hanno alimentato il gioco, disseminando false piste che hanno rafforzato le convinzioni complottiste.
Proprio in queste ore, però, è arrivata la smentita ufficiale da parte di Netflix e dei fratelli Duffer: nessun episodio segreto o postumo
, quanto visto il 1° gennaio rappresenta la conclusione definitiva di Stranger Things. La buona notizia è che i fan non resteranno del tutto a bocca asciutta. Il prossimo 12 gennaio verrà infatti pubblicato su Netflix un documentario, diretto da Martina Radwan, che ripercorrerà l’intera produzione della quinta e ultima stagione: un ultimo, necessario saluto a una delle serie più amate e apprezzate degli ultimi dieci anni.