The Perfect Pencil: un videogioco italiano su paure e depressione
Seguiamo le avventure di John, un ragazzo che ha una telecamera al posto della testa e che combatte con una matita
Francesco Toniolo
|1 giorno fa

Il videgioco The Perfect Pencil
È da qualche anno che il team italiano Studio Cima stava lavorando allo sviluppo di The Perfect Pencil. Questo loro videogioco ha finalmente visto la luce il 29 gennaio 2026, quando è stato pubblicato su Steam (per i giocatori PC) e su Nintendo Switch. Il gioco è venduto al prezzo di 24,99 euro ma in questi primi giorni è disponibile con un leggero sconto. Richiede indicativamente una ventina di ore per essere portato a termine, ma questo dipende da quanto tempo si vuole dedicare alla scoperta dei segreti presenti nel gioco.
In The Perfect Pencil seguiamo le avventure di John, un ragazzo che ha una telecamera al posto della testa e che combatte con una matita. John si trova imprigionato in un mondo surreale, noto come il Regno della Bestia Bianca. Come si comprende ben presto, i bizzarri elementi di questo reame non sono messi lì a caso: sono metafore utilizzate per parlare di traumi e paure. The Perfect Pencil affronta la depressione, l’ansia, il timore di sentirsi fuori posto, di uscita dalla propria comfort zone e molto altro ancora. Siamo quindi davanti a un videogioco fortemente introspettivo, a dispetto di quel che potrebbe sembrare a un primissimo impatto, sia perché si presenta visivamente come un’esperienza colorata e spensierata, sia per il gameplay.
In termini di meccaniche di gioco, The Perfect Pencil può essere considerato un metroidvania. Per chi non conoscesse questo termine, deriva dall’unione tra i titoli di due storiche saghe del mondo videoludico, Metroid e Castlevania, che hanno fatto da apripista per questo genere di videogiochi. In linea di massima, i metroidvania sono videogiochi di piattaforme in cui è man mano possibile raggiungere aree della mappa dopo l’ottenimento di diversi poteri, che possono tornare utili anche in battaglia contro i vari nemici presenti sul percorso. In linea di massima sono anche dei videogiochi caratterizzati da un buon livello di sfida, con battaglie molto difficili contro i boss oppure con segreti ben nascosti, che possono anche portare a finali differenti. Negli ultimi anni, uno degli esponenti più apprezzati del genere è stato Hollow Knight di Team Cherry, pubblicato nel 2017, a cui ha fatto seguito qualche mese fa Hollow Knight: Silksong. La pubblicazione di Silksong ha riportato i riflettori sul genere metroidvania e questo potrebbe essere un vantaggio anche per The Perfect Pencil, ma potrebbe anche rivelarsi un ostacolo per il gioco italiano, se si dovessero fare troppi confronti con il “colosso” Silksong.
Come accennato, l’elemento di differenziazione su cui The Perfect Pencil punta maggiormente è il cammino John, un viaggio dell’eroe pieno di cadute e risalite, di luci ed ombre, che rappresenta metaforicamente numerose sfide interiori della quotidianità. Molte di queste sono presentate attraverso quello che potrebbe essere definito un umorismo pirandelliano, come “avvertimento del contrario”, per citare le famose parole dello scrittore italiano, che usava l’esempio della vecchia signora imbellettata e vestita con abiti giovanili. Nel momento in cui capiamo le ragioni per cui quell’anziana signora si agghinda in quel modo, dice Pirandello, la risata iniziale si spegne, sostituita da un sorriso amaro. E anche in The Perfect Pencil ridiamo per le situazioni grottesche e surreali che ci vengono presentate, ma cogliendone al tempo stesso il dramma umano sottostante.
In The Perfect Pencil seguiamo le avventure di John, un ragazzo che ha una telecamera al posto della testa e che combatte con una matita. John si trova imprigionato in un mondo surreale, noto come il Regno della Bestia Bianca. Come si comprende ben presto, i bizzarri elementi di questo reame non sono messi lì a caso: sono metafore utilizzate per parlare di traumi e paure. The Perfect Pencil affronta la depressione, l’ansia, il timore di sentirsi fuori posto, di uscita dalla propria comfort zone e molto altro ancora. Siamo quindi davanti a un videogioco fortemente introspettivo, a dispetto di quel che potrebbe sembrare a un primissimo impatto, sia perché si presenta visivamente come un’esperienza colorata e spensierata, sia per il gameplay.
In termini di meccaniche di gioco, The Perfect Pencil può essere considerato un metroidvania. Per chi non conoscesse questo termine, deriva dall’unione tra i titoli di due storiche saghe del mondo videoludico, Metroid e Castlevania, che hanno fatto da apripista per questo genere di videogiochi. In linea di massima, i metroidvania sono videogiochi di piattaforme in cui è man mano possibile raggiungere aree della mappa dopo l’ottenimento di diversi poteri, che possono tornare utili anche in battaglia contro i vari nemici presenti sul percorso. In linea di massima sono anche dei videogiochi caratterizzati da un buon livello di sfida, con battaglie molto difficili contro i boss oppure con segreti ben nascosti, che possono anche portare a finali differenti. Negli ultimi anni, uno degli esponenti più apprezzati del genere è stato Hollow Knight di Team Cherry, pubblicato nel 2017, a cui ha fatto seguito qualche mese fa Hollow Knight: Silksong. La pubblicazione di Silksong ha riportato i riflettori sul genere metroidvania e questo potrebbe essere un vantaggio anche per The Perfect Pencil, ma potrebbe anche rivelarsi un ostacolo per il gioco italiano, se si dovessero fare troppi confronti con il “colosso” Silksong.
Come accennato, l’elemento di differenziazione su cui The Perfect Pencil punta maggiormente è il cammino John, un viaggio dell’eroe pieno di cadute e risalite, di luci ed ombre, che rappresenta metaforicamente numerose sfide interiori della quotidianità. Molte di queste sono presentate attraverso quello che potrebbe essere definito un umorismo pirandelliano, come “avvertimento del contrario”, per citare le famose parole dello scrittore italiano, che usava l’esempio della vecchia signora imbellettata e vestita con abiti giovanili. Nel momento in cui capiamo le ragioni per cui quell’anziana signora si agghinda in quel modo, dice Pirandello, la risata iniziale si spegne, sostituita da un sorriso amaro. E anche in The Perfect Pencil ridiamo per le situazioni grottesche e surreali che ci vengono presentate, ma cogliendone al tempo stesso il dramma umano sottostante.

TRE VIDEOGIOCHI ITALIANI SU PSICHE E SALUTE MENTALE
Il recente The Perfect Pencil, disponibile dal 29 gennaio, è solo l’ultimo di una serie di videogiochi italiani legati alla psiche, alla salute mentale e ad altre tematiche similari. Tra gli altri esempi emersi in questi ultimi anni possiamo ricordare i videogiochi di Fortuna Imperatore, game designer autodidatta che online è anche nota col nickname Axel Fox. Nel 2022 è stato pubblicato il suo primo videogioco: Freud’s Bones. Come si intuisce già dal titolo, siamo davanti a un’avventura legata a Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. In questo videogioco, Freud vive una crisi esistenziale, che mette in crisi la sua stessa mente. Tocca a noi giocatori salvarlo, mettendoci nei panni di una sua vocina interna, chiamata ad applicare gli stessi princìpi della psicanalisi. In termini di gameplay, Freud’s Bones è una sorta di avventura punta e clicca, un genere molto impiegato per storie di stampo investigativo, in cui la riflessione prevale sull’azione. E in effetti Freud’s Bones è una sorta di indagine, seppur slegata dalla componente poliziesca di molti altri videogiochi del genere, visto che bisogna capire come aiutare i pazienti di Freud e come assistere lo stesso psicanalista.
Il recente The Perfect Pencil, disponibile dal 29 gennaio, è solo l’ultimo di una serie di videogiochi italiani legati alla psiche, alla salute mentale e ad altre tematiche similari. Tra gli altri esempi emersi in questi ultimi anni possiamo ricordare i videogiochi di Fortuna Imperatore, game designer autodidatta che online è anche nota col nickname Axel Fox. Nel 2022 è stato pubblicato il suo primo videogioco: Freud’s Bones. Come si intuisce già dal titolo, siamo davanti a un’avventura legata a Sigmund Freud, il padre della psicanalisi. In questo videogioco, Freud vive una crisi esistenziale, che mette in crisi la sua stessa mente. Tocca a noi giocatori salvarlo, mettendoci nei panni di una sua vocina interna, chiamata ad applicare gli stessi princìpi della psicanalisi. In termini di gameplay, Freud’s Bones è una sorta di avventura punta e clicca, un genere molto impiegato per storie di stampo investigativo, in cui la riflessione prevale sull’azione. E in effetti Freud’s Bones è una sorta di indagine, seppur slegata dalla componente poliziesca di molti altri videogiochi del genere, visto che bisogna capire come aiutare i pazienti di Freud e come assistere lo stesso psicanalista.

Il videogioco di Axel Fox è comprensibilmente rimasto un prodotto di nicchia, anche per la difficoltà nell’approccio ai casi clinici presentati, che richiedono una reale (seppur minima) infarinatura di psicanalisi per essere approcciati in maniera corretta, ma è comunque un videogioco che ha saputo far parlare di sé e che si è presentato come un prodotto commerciale. Quest’ultima annotazione non è scontata, perché esistono tantissimi progetti educativi su questi argomenti, che hanno tuttavia il limite di non circolare affatto, al di fuori dei contesti formativi in cui vengono prodotti. Per trovare Freud’s Bones, invece, basta andare su una piattaforma come Steam, utilizzata da milioni di videogiocatori in tutto il mondo.
Un altro videogioco italiano, un po’ meno esplicito nella scelta dell’argomento ma certamente da citare è Mediterranea Inferno, sviluppato da Lorenzo Redaelli (noto anche come Eyeguys) e pubblicato nel 2023 insieme a Santa Ragione. Anche questo è un videogioco fortemente narrativo, che segue la storia di tre ventenni milanesi, ricchi e queer che decidono di fare una vacanza in Puglia dopo il periodo del lockdown, durante il quale si erano persi di vista. Sembrerebbero tre ragazzi a cui non manca nulla, tipici figli della Milano bene che trascorrono le serate nei locali, tra droga in quantità e rapporti sessuali. Uno di loro è anche un noto influencer. Eppure anche loro sono pieni di sofferenza, di rabbia repressa, di pensieri che tentano di scacciare con lo “sballo”. Alcuni di questi traumi sono del tutto personali e li differenziano l’uno dall’altro. Altri sono invece collettivi. La pandemia del 2020 è indicata sulla pagina del gioco come uno di questi “traumi collettivi” che li ha isolati e ha sgretolato le loro certezze, ma non è il solo. Con il suo Mediterranea Inferno, Lorenzo Redaelli ha realizzato un videogioco che può essere facilmente definito come generazionale, nel senso che vuole rappresentare gli spettri della generazione di cui i tre protagonisti fanno parte. Una generazione che, vista dall’esterno, sembra avere tutto, ma che dietro alle luci scintillanti delle feste e dei social nasconde tantissimi dubbi e paure, soprattutto legate a un futuro che sembra esser stato loro rubato, su cui sentono di non poter nutrire alcuna speranza. Ecco quindi che la vacanza pugliese di Mediterranea Inferno diventa ben presto un viaggio molto intimo, che scava nelle preoccupazioni dei tre ragazzi protagonisti.
Ci sarebbero tanti altri esempi possibili, ma chiuderei ricordando quello che forse è il videogioco per eccellenza, non solo italiano, sulla salute mentale: sto parlando di The Town of Light, pubblicato nel 2016 dal team toscano LKA. Il gioco è ambientato nell’ex manicomio di Volterra, ove fa ritorno la protagonista Renée, un tempo ricoverata all’interno di questa struttura. La sua specifica storia è inventata, ma tutto ciò che le è successo (lobotomia transorbitale, elettroshock, varie forme di violenza…) sono ispirate a fatti realmente accaduti. The Town of Light ha fatto molto parlare di sé anche all’estero, dove è ancora oggi spesso citato come un ottimo caso di studio, che ha raccontato un episodio buio della storia della medicina attraverso il medium videoludico.

