Trump, i videogiochi e la distrazione di massa che piace al presidente
Da Pride Run del 2019 a Donald Trump's Real Estate Tycoon, uscito nel 2002. E la pagina Arcade sul sito della Casa Bianca
Francesco Toniolo
|2 ore fa

Due giochi sul tycoon
Fino a qualche tempo fa, il legame tra i videogiochi e Donald Trump si limitava ad alcune comparsate di The Donald, inserito in titoli generalmente satirici. Anche gli sviluppatori italiani hanno contribuito in tal senso. Marco Alfieri, il creatore del noto e tamarro Call of Salveenee – alla ricerca dei Marò (la lotta tra i “populisti” italiani), realizzò anche Rise of Trump, in cui si gioca nei panni del tycoon statunitense, affrontando gli avversari a colpi di mitra. Trump appare anche in Pride Run del 2019, altro videogioco italiano. In questo caso è uno degli avversari, che viene sconfitto dal gioioso potere del Pride e si trasforma in una drag queen. Ci fu anche un videogioco ufficiale legato alla sua attività di tycoon, uscito nel 2002: Donald Trump’s Real Estate Tycoon, uno dei tanti simulatori in cui acquisti lotti di terreno, costruisci edifici e li vendi o affitti.

Nell’ultimo periodo la situazione è cambiata. Non perché gli sviluppatori di tutto il mondo si sono improvvisamente innamorati di Trump, ma perché è il Presidente stesso a utilizzare sempre più i videogiochi all’interno della sua comunicazione. Meritano una menzione perlomeno la pagina “Arcade” sul sito della Casa Bianca e The Legend of Trump. Il secondo ha forse generato più scalpore tra i gamer, essendo uscito in concomitanza con nuove informazioni sul remake di The Legend of Zelda: Ocarina of Time, ma non è una grande novità, nella recente comunicazione del Presidente. Si tratta infatti di uno dei tanti video generati con l’IA che Trump condivide sui suoi canali, dove recupera volta per volta nomi noti della cultura popolare e non solo: aveva pubblicato persino un’immagine (poi rimossa) che lo equiparava a Gesù, intento a curare un malato con l’imposizione delle mani. Qualcosa di ovviamente impensabile, fino a poco tempo fa, nella comunicazione istituzionale di una carica pubblica come lui. Eppure risponde a una strategia ben precisa, in cui ci si mantiene perennemente rilevanti spostando al tempo stesso l’attenzione su polemiche futili e in larga misura innocue. Se i giornali di mezzo mondo passano il tempo a domandarsi quando gli avvocati di Nintendo si faranno sentire, tutti parlano di Trump, anche in termini negativi, ma su una questione del tutto futile e irrilevante, nel grande ordine delle cose.

L’altra iniziativa risponde alla stessa esigenza ma è più strutturata e curiosa. Sul sito ufficiale della Casa Bianca è apparsa una pagina chiamata “Arcade”, su cui sono presenti quattro videogiochi (e dovrebbe arrivarne un quinto). Sono esperienze brevi, molto semplici, che ricalcano videogiochi preesistenti. Flappy Bill, per esempio, è un rifacimento del celebre Flappy Bird, in cui bisognava premere ripetutamente sullo schermo per far saltare un uccellino, evitando gli ostacoli. Flappy Bill è esattamente la stessa cosa, ma con la celebre aquila testabianca degli Stati Uniti. Non è la prima volta che la politica crea videogiochi, ma qui c’è qualcosa di diverso. Non è come lo storico caso di America’s Army, sparatutto realizzato per invogliare i giovani americani ad arruolarsi. Non è nemmeno un caso come il comizio di Antonio Di Pietro all’interno di Second Life nel 2007, anni prima che si parlasse di Metaverso. Sono invece l’ennesima provocazione, in cui si deportano clandestini e si glorifica l’operato di Trump, incanalando dibattiti e rabbia verso uno specchietto per le allodole.
SI PUO' DAVVERO VINCERE LA GUERRA DEI MEME?
Prima che Donald Trump pubblicasse il suo video in cui appare dentro al mondo di The Legend of Zelda, sui social erano già apparsi decine di contenuti con la stessa impostazione. Quasi tutti realizzati con l’IA. Si vede Trump che parla con Link (il protagonista di The Legend of Zelda), commentando ciò che vede intorno a lui, con il suo solito stile comunicativo. Ci dice che i guerrieri scheletro nelle pianure di Hyrule sono «terrible people», che il Tempio dell’Acqua (il dungeon più difficile del gioco) è un «total disaster» e che conosce di persona Ganondorf, il cattivo della saga. Il team di Trump ha preso spunto da questi video preesistenti, per realizzare quello che hanno pubblicato sui suoi canali ufficiali? Sono account che operano segretamente per i MAGA? Probabilmente la risposta non ci sarà mai e in fondo non è nemmeno necessaria, perché ciò che conta è osservare l’insieme: una sorta di grande ecosistema che si autoalimenta, in cui è impossibile identificare rapporti di causa-effetto e talvolta persino capire se quel contenuto sia favorevole e contrario.
In questo, gli utenti anonimi di 4chan sono da sempre maestri. Per chi non sapesse di cosa si parla, è un sito pensato per condividere immagini, organizzato per categorie di interesse, tra cui la politica. Nel tempo, i suoi utenti (di cui non si conosce l’identità) hanno realizzato elaborate e talvolta bizzarre campagne di trolling, talvolta assolutamente giocose, talvolta con risvolti politici. Come quando presero la rana Pepe, un personaggio dei fumetti di Matt Furie, trasformandolo in un alter ego di Trump, presente in un gran numero di meme che poi circolarono ovunque sui social. Questo avveniva durante la prima campagna elettorale del tycoon, quella che lo contrapponeva a Hillary Clinton. Contenuti di questo genere contribuirono a far circolare ovunque, attraverso ricondivisioni e passaparola, l’immagine di Donald Trump. Erano peraltro contenuti ambigui, decodificabili in vario modo. Avevano un senso ben preciso nell’ecosistema di 4chan, fortemente legato al post-umorismo, ma per un esterno è facilissimo essere tanto affascinati quanto confusi nell’intento del messaggio. Per inciso, è sempre su questa piattaforma che ha preso vita anche Meloni-chan, la versione di Giorgia Meloni in stile cartone animato giapponese, ma non ha minimamente avuto la stessa diffusione di Pepe.
Prima che Donald Trump pubblicasse il suo video in cui appare dentro al mondo di The Legend of Zelda, sui social erano già apparsi decine di contenuti con la stessa impostazione. Quasi tutti realizzati con l’IA. Si vede Trump che parla con Link (il protagonista di The Legend of Zelda), commentando ciò che vede intorno a lui, con il suo solito stile comunicativo. Ci dice che i guerrieri scheletro nelle pianure di Hyrule sono «terrible people», che il Tempio dell’Acqua (il dungeon più difficile del gioco) è un «total disaster» e che conosce di persona Ganondorf, il cattivo della saga. Il team di Trump ha preso spunto da questi video preesistenti, per realizzare quello che hanno pubblicato sui suoi canali ufficiali? Sono account che operano segretamente per i MAGA? Probabilmente la risposta non ci sarà mai e in fondo non è nemmeno necessaria, perché ciò che conta è osservare l’insieme: una sorta di grande ecosistema che si autoalimenta, in cui è impossibile identificare rapporti di causa-effetto e talvolta persino capire se quel contenuto sia favorevole e contrario.
In questo, gli utenti anonimi di 4chan sono da sempre maestri. Per chi non sapesse di cosa si parla, è un sito pensato per condividere immagini, organizzato per categorie di interesse, tra cui la politica. Nel tempo, i suoi utenti (di cui non si conosce l’identità) hanno realizzato elaborate e talvolta bizzarre campagne di trolling, talvolta assolutamente giocose, talvolta con risvolti politici. Come quando presero la rana Pepe, un personaggio dei fumetti di Matt Furie, trasformandolo in un alter ego di Trump, presente in un gran numero di meme che poi circolarono ovunque sui social. Questo avveniva durante la prima campagna elettorale del tycoon, quella che lo contrapponeva a Hillary Clinton. Contenuti di questo genere contribuirono a far circolare ovunque, attraverso ricondivisioni e passaparola, l’immagine di Donald Trump. Erano peraltro contenuti ambigui, decodificabili in vario modo. Avevano un senso ben preciso nell’ecosistema di 4chan, fortemente legato al post-umorismo, ma per un esterno è facilissimo essere tanto affascinati quanto confusi nell’intento del messaggio. Per inciso, è sempre su questa piattaforma che ha preso vita anche Meloni-chan, la versione di Giorgia Meloni in stile cartone animato giapponese, ma non ha minimamente avuto la stessa diffusione di Pepe.

Potrebbero sembrare delle esoteriche cavolate, delle sciocchezze prodotte in un oscuro angolo di internet, ma hanno un peso assolutamente reale, perché plasmano l’immaginario collettivo, anche grazie ai media tradizionali che cascano spesso in queste trappole. L’esempio più emblematico è forse il simbolo di “OK” fatto con le dita, presentato come un codice segreto con cui i suprematisti bianchi comunicano tra di loro. Anche questo è nato su 4chan come trolling politico, in cui si è preso un gesto del tutto innocuo e lo si è presentato come il linguaggio in codice dei neonazi. L’impatto è stato così dirompente che, durante gli ultimi mondiali di calcio, un arbitro è stato accusato di aver fatto questo “gesto suprematista”. Ancor più significativo, alcuni reali neonazisti hanno iniziato ad appropriarsi di questo gesto, dopo che i media hanno lanciato l’allarme. Il meme non è più una deformazione ironica della realtà. Il meme e il trolling creano la realtà stessa. 4chan ha raggiunto il suo obiettivo, ha realmente trasformato l’OK nel gesto del suprematismo bianco.
Di fronte a tutto ciò, il mondo progressista sembra incapace di reagire con efficacia. Anche quando evita le trappole della controparte non è in grado di proporre risposte efficaci. Online si legge spesso «left can’t meme», la sinistra non sa fare i meme. Non sono sempre d’accordo, per quanto ci sono ovviamente casi in cui i risultati prodotti oscillano tra il mediocre e l’imbarazzante. Come i video «choose your fighter» ispirati ai videogiochi picchiaduro ma con Alexandria Ocasio-Cortez e altri Democratici, per restare nel panorama statunitense. Ma il punto non è quello. Molti meme e video trumpiani sono mille volte più imbarazzanti (o cringe, come si dice oggi), ma non sono pensati come operazioni simpatia. Il video «choose your fighter» con Ocasio-Cortez è stato demolito, ridicolizzato e poi dimenticato nel giro di due giorni. Trump e i suoi supporter inondano costantemente la rete di contenuti che continuano a circolare. Nell’era della comunicazione visiva, chi controlla le immagini vince. Anche schierando in campo terribili video AI con Trump nel regno di The Legend of Zelda.
Di fronte a tutto ciò, il mondo progressista sembra incapace di reagire con efficacia. Anche quando evita le trappole della controparte non è in grado di proporre risposte efficaci. Online si legge spesso «left can’t meme», la sinistra non sa fare i meme. Non sono sempre d’accordo, per quanto ci sono ovviamente casi in cui i risultati prodotti oscillano tra il mediocre e l’imbarazzante. Come i video «choose your fighter» ispirati ai videogiochi picchiaduro ma con Alexandria Ocasio-Cortez e altri Democratici, per restare nel panorama statunitense. Ma il punto non è quello. Molti meme e video trumpiani sono mille volte più imbarazzanti (o cringe, come si dice oggi), ma non sono pensati come operazioni simpatia. Il video «choose your fighter» con Ocasio-Cortez è stato demolito, ridicolizzato e poi dimenticato nel giro di due giorni. Trump e i suoi supporter inondano costantemente la rete di contenuti che continuano a circolare. Nell’era della comunicazione visiva, chi controlla le immagini vince. Anche schierando in campo terribili video AI con Trump nel regno di The Legend of Zelda.

