“Wannabe”, trent’anni dopo: la canzone che trasformò le Spice Girls in un manifesto
L’8 luglio 1996 la band femminile ha scritto la storia con il brano più famoso: un inno al “Girl Power”
Fabrizia Malgieri
|2 ore fa

La copertina di "Wannabe"
«Sei una ragazza dai 18 ai 23 anni e sai cantare e ballare? Sei sveglia, ambiziosa e hai voglia di fare? La Heart Management sta formando un gruppo pop interamente al femminile di canto e ballo, da mettere sotto contratto». A partire da questo annuncio, pubblicato nel febbraio 1994 sul magazine britannico “The Stage”, si sarebbe scritta la storia di una delle più importanti girl-band degli anni Novanta – un gruppo che, al grido di “Girl Power”, avrebbe trasformato il semplice pop bubble-gum in un potente inno di empowerment femminile. Stiamo parlando, ovviamente, delle Spice Girls, il celebre quintetto britannico che l’8 luglio 1996 lancia la sua primissima, ma indimenticabile hit dal titolo “Wannabe”. A pubblicare l’annuncio furono i due impresari Bob Herbert e il figlio Chris, i quali – sull’onda del successo delle boy-band celebri in quel periodo, a partire dai britannici Take That – intendevano replicarne il modello in salsa femminile. Ma prima di arrivare a quella tappa decisiva, a quel 1996 che scosse dall’interno un’industria musicale già effervescente, c’è ancora un lungo percorso disseminato di ostacoli: all’annuncio della rivista risposero oltre 400 ragazze, e solo cinque di loro, dopo una serie infinita di audizioni e provini, furono selezionate per il progetto finale, provvisoriamente noto come Touch – Victoria Adams, Melanie Brown, Melanie Chisholm, Geri Halliwell e Michelle Stephenson.

Proprio quando la band muoveva i primi passi con le prime registrazioni ai Trinity Studios, nei pressi di Woking, a circa 50 km da Londra, arriva la prima frattura: Stephenson decide di abbandonare il gruppo a causa di incomprensioni con le altre componenti, anche se, secondo altre fonti, la ragazza avrebbe interrotto la sua avventura musicale per proseguire gli studi. Subito dopo il suo abbandono, Bob Herbert e il figlio Chris iniziarono a cercare una sostituta, trovata nell’appena diciottenne Emma Bunton, su suggerimento di Victoria. Un ultimo passo separava ancora il gruppo dal successo planetario: la rottura con gli Herbert, avvenuta appena un anno dopo l’avvio della band, nel marzo 1995, quando le ragazze si dichiararono deluse dall’atteggiamento dei due manager nei loro confronti e in disaccordo sulle scelte artistiche imposte. Fu così che le Touch lasciarono la Heart Management e si affidarono a Elliot Kennedy, entrando nella scuderia della 19 Management di Simon Fuller, che ribattezzò il gruppo Spice Girls. Da quel momento le ragazze iniziarono a proporsi a diverse etichette discografiche, fino a firmare un contratto con la Virgin Records nel settembre 1995. Da quell’istante si iniziò davvero a scrivere la storia: insieme a Fuller, le cinque giovanissime cominciarono a comporre i testi e a registrare le canzoni del loro album di debutto, intitolato “Spice”, che sarebbe esploso appena l’estate successiva. Ovviamente, con il singolo da cui tutto è cominciato: “Wannabe”. E pensare che quella canzone non doveva essere la prima hit delle Spice Girls. Il primo brano scritto dalla girl-band insieme a Richard Stannard e Matt Rowe si intitolava “Feed Your Love”, un pezzo lento e soul, registrato e masterizzato per l’album di debutto del gruppo; venne però scartato – e mai inserito nell’album – perché ritenuto troppo esplicito dal punto di vista sessuale per il pubblico di riferimento. Fu allora che le cinque ragazze proposero di scrivere un brano dal ritmo dance-pop più veloce: Rowe creò un loop di batteria sulla sua drum machine MPC3000, un ritmo così audace che a Stannard venne immediatamente in mente una sequenza del musical “Grease”. Lo stesso Rowe, raccontando in un’intervista la genesi di “Wannabe”, regalò alcuni aneddoti preziosi: «(Le ragazze) idearono tutti questi pezzi diversi, senza pensare in termini di strofa, ritornello, bridge, o cosa sarebbe andato dove: semplicemente inventavano sezioni di canto, rap e melodia, che registrammo in modo disordinato, e poi cucimmo insieme. Era un po’ come il modo in cui avevamo lavorato ai remix dance fatti in precedenza: una specie di metodo taglia e cuci». “Wannabe” fu registrata in appena 30 minuti, soprattutto perché il gruppo aveva già scritto e composto parte della canzone, in quello che Melanie Brown (Mel B, o Scary Spice) descrive come un “improvviso impeto creativo”. Durante la sessione, Mel B ed Emma Bunton ebbero l’idea di includere un rap verso la fine del brano, un motivetto che sarebbe diventato leggendario, incorporando nel testo la parola “zigazig-ah”.

Parlando di quella sezione, Melanie Chisholm (Mel C, o Sporty Spice) dichiarò anni dopo, in un’intervista rilasciata a “Billboard”: «Sapete quando siete in gruppo, vi fate due risate e inventate parole stupide? Ecco, ci stavamo facendo una risata e ci siamo inventate questa parola stupida, zigazig-ah. Eravamo in studio, e tutto si è unito attorno a questa canzone». Ma cosa rende davvero singolare “Wannabe”, al di là dei suoi divertenti aneddoti? Di certo non solo la sua musicalità dance-pop, quanto il testo, incredibilmente fresco e all’avanguardia per quegli anni. Nel ritornello orecchiabile “If you wanna be my lover, you gotta get with my friends. Make it last forever, friendship never ends” c’è una chiara dichiarazione di intenti: se vuoi diventare il mio ragazzo, devi piacere alle mie amiche – un verso che ribalta la gerarchia tradizionale, ponendo l’amicizia femminile al di sopra delle relazioni sentimentali. È da quel ritornello semplice ma efficace che il brano diventa subito un simbolo di emancipazione femminile, nonché la canzone più emblematica della filosofia “girl power” delle Spice Girls. A cristallizzare il successo di “Wannabe” è senza dubbio il suo iconico videoclip: diretto da Johan Camitz e girato in piano sequenza e ambientato in uno dei più famosi hotel londinesi, il St. Pancras. All’inizio vediamo le cinque ragazze scendere da un autobus – uno dei tanti simboli del Regno – per irrompere, ciascuna con la propria personalità distinta, in un ricevimento dell’alta società, intonando il brano e trascinando in un clima festoso, e a tratti popolare, un pubblico di persone aristocratiche. Alla fine, le ragazze fuggono risalendo sull’autobus. Mai un video musicale ha assunto un valore simbolico così importante: fugace e inebriante, effervescente e scatenato, il video firmato da Johan Camitz racconta la parabola incredibile delle Spice Girls, un gruppo che, almeno nella sua formazione originale, è durato un battito di ciglia, appena due anni – ma abbastanza per disfare e reinventare le logiche del pop negli anni della sua massima ascesa. “Wannabe” ha venduto in totale 10 milioni di copie, diventando il singolo più venduto da un gruppo femminile nella storia della musica. A quasi trent’anni di distanza, “Wannabe” resta una sorta di manifesto involontario: tre minuti di caos studiato a tavolino che hanno insegnato a un’intera generazione che il desiderio e la sorellanza possono convivere senza contraddizioni, e che il pop, nella sua apparente leggerezza, poteva farsi veicolo di un messaggio politico travestito da tormentone. Le Spice Girls si sono dissolte rapidamente, certo, vittime della propria stessa incandescenza, ma quel “zigazig-ah” gridato senza vergogna continua a riecheggiare ogni volta che una nuova popstar rivendica la propria voce contro le logiche dell’industria che dovrebbe rappresentarla. Forse è proprio questo il lascito più duraturo di “Wannabe”: aver dimostrato, una volta per tutte, che la spensieratezza non è mai stata l’opposto della rivoluzione, ma una delle sue forme più sottili e contagiose.

Gli articoli più letti della settimana
1.
A luglio taglio del nastro per il grande magazzino di prodotti per la casa
2.
A cinquant’anni dall’esame di maturità la terza B del liceo Gioia si ritrova sui banchi
3.
Bonus per l’acquisto di bici elettriche, scadenza prorogata al 31 luglio
4.
Tromba d'aria su Rossetti Market, danni per un milione di euro

