«Il Wing Chun come compagno di sport e di vita»
Dalla malattia alla voglia di rialzarsi: il campione e maestro Maurizio Tesio racconta la sua passione
Redazione Online
|2 ore fa

Il maestro Tesio durante un allenamento
«Il Wing Chun mi ha salvato la vita». Maurizio Tesio, maestro di kung fu pluricampione mondiale e protagonista dell’ultima intervista di Zona Sport, ha raccontato una storia in cui il dojo diventa molto più di un luogo di allenamento: «È lo spazio in cui ritrovare sé stessi, costruire relazioni e continuare a guardare avanti». Originario della Sardegna, ma piacentino d’adozione, Tesio ha trascorso vent’anni nell’Esercito. Poi, sedici anni fa, la diagnosi di sclerosi multipla: «È stato un bel trauma, conviverci non è semplice. La malattia ha cambiato il mio percorso, ma non ha cancellato il legame con le arti marziali. Anzi, lo ha reso ancora più profondo. La malattia torna quando ci si ferma, sul tatami, invece, non esiste nient’altro». Il suo incontro con il Wing Chun, disciplina tradizionale del kung fu cinese, arriva dopo il pugilato e diverse esperienze sportive. A conquistarlo è anche una lezione di umiltà. «Da ragazzo - racconta - ero un po’ prepotente. Il mio primo maestro mi fece capire che la forza non coincide con la prepotenza. Da allora, una promessa: dedicare la vita a quegli insegnamenti e trasmetterli ai miei allievi».
La sua storia passa anche da Hong Kong, dove nel 2009 conosce il maestro Sam Lau, figura centrale del suo percorso, legata alla tradizione di Yip Man e agli ambienti in cui si allenava Bruce Lee. Un’eredità che Tesio considera una responsabilità, prima ancora che un prestigio. «Vorrei continuare a migliorarmi, curare bene quello che mi ha insegnato il mio maestro e portare avanti il suo nome. Per questo ho viaggiato, studiato e affrontato lunghi percorsi di formazione, arrivando a essere riconosciuto nel panorama internazionale: campione del mondo nel 2024 e nel 2025, mentre quest’anno sono stato convocato dalla federazione come tecnico». Ma il risultato che più gli sta a cuore non si misura soltanto con le medaglie. Nella sua palestra segue una sessantina di persone, tra adulti, ragazzi e bambini. «Il kung fu non è solo allenamento: è mangiare insieme, condividere, unire le persone. La parola che uso per i compagni di pratica è “si-hing”, fratello di allenamento: un modo per ricordare che nessuno cresce davvero da solo. La disciplina significa soprattutto rispetto, attenzione agli altri e capacità di prevenire i conflitti. Anche la difesa personale comincia dalla consapevolezza, non dalla violenza».
È questo il messaggio che cerca di consegnare ai più giovani, anche attraverso le esperienze agonistiche come il Trofeo Coni, dove quest’anno ha accompagnato idealmente quattro ragazzi tra i dieci e i tredici anni. Niente medaglie, stavolta, ma giorni vissuti insieme: «Combatti da solo sul tatami, ma tutto il resto è condivisione». E di fronte alla domanda su cosa gli abbia insegnato davvero il Wing Chun, Tesio torna al punto di partenza: «Rialzarsi, senza aspettare che sia la vita a concedere il momento giusto. La sclerosi multipla resta una presenza imprevedibile, non qualcosa da minimizzare o trasformare in una favola a lieto fine. Eppure, non esaurisce la mia identità. Ci sono gli allenamenti, gli allievi, i viaggi, la trasmissione di un sapere antico. E c’è ancora un sogno: far conoscere sempre più la tradizione ricevuta da Sam Lau. Perché come dice sempre il mio maestro, “il Kung Fu è per la vita, il Kung Fu è nella vita”».
Gli articoli più letti della settimana
1.
Fotovoltaico: scatta l'obbligo di teledistacco entro il 2027
2.
«Ordini annullati: tutto esaurito anche il gestore». A San Nicolò dopo 60 anni chiude il distributore Enilive
3.
Una marea di auto per le castagne: «È furto, certi boschi sono privati»
4.
Chiude il cancello di fronte all’asilo: rivolta delle mamme

