Lo Stretto a nuoto: l’ultima “follia” di Michela e Laura
Le maratone non bastavano più alle due amiche piacentine, protagoniste della traversata fino a Messina assistite dalle famiglie
Redazione Online
|2 ore fa

Laura Segalini (a sinistra) e Michela Ghezzi dopo l'impresa
Dopo le maratone di New York e Valencia, Laura e Michela hanno affrontato una nuova sfida: hanno completato a nuoto la traversata dello Stretto di Messina, percorrendo i circa tre chilometri e mezzo, sostenute dalle rispettive famiglie presenti sulle barche di appoggio.
Un’impresa ancora più significativa considerando che, fino a pochi mesi prima, nessuna delle due aveva mai praticato nuoto con continuità.
Laura Segalini lavora come impiegata all’Azienda sanitaria, mentre Michela Ghezzi gestisce una società di grafica. Entrambe praticano sport da tempo, ma questa è stata proprio una “sana follia”.
L’idea è stata di Michela, che ha coinvolto l’amica dopo aver visto sui social alcune delle organizzazioni che accompagnano gli sportivi nella traversata: «Sono io la pazza delle due – racconta sorridendo – ogni tanto tiro fuori qualcosa dal cilindro».
Un’impresa ancora più significativa considerando che, fino a pochi mesi prima, nessuna delle due aveva mai praticato nuoto con continuità.
Laura Segalini lavora come impiegata all’Azienda sanitaria, mentre Michela Ghezzi gestisce una società di grafica. Entrambe praticano sport da tempo, ma questa è stata proprio una “sana follia”.
L’idea è stata di Michela, che ha coinvolto l’amica dopo aver visto sui social alcune delle organizzazioni che accompagnano gli sportivi nella traversata: «Sono io la pazza delle due – racconta sorridendo – ogni tanto tiro fuori qualcosa dal cilindro».

La preparazione è durata circa sei mesi, cercando di conciliare lo sport con il lavoro e la famiglia.
«Ci trovavamo in piscina già alle sei e mezza del mattino, perché quello era il momento nel quale riuscivamo ad allenarci – spiega Laura – all’inizio facevo fatica anche a completare dieci vasche».
Con l’arrivo dell’estate sono poi cominciate le prove in mare: «Abbiamo preso più volte l’auto per andare ad allenarci in Liguria – racconta Michela – farlo in mare è completamente diverso rispetto alla piscina. Bisogna imparare a orientarsi guardando la barca e, soprattutto, gestire la profondità. Quando sotto di te vedi soltanto il grande blu puoi sentirti a disagio».
«Ci trovavamo in piscina già alle sei e mezza del mattino, perché quello era il momento nel quale riuscivamo ad allenarci – spiega Laura – all’inizio facevo fatica anche a completare dieci vasche».
Con l’arrivo dell’estate sono poi cominciate le prove in mare: «Abbiamo preso più volte l’auto per andare ad allenarci in Liguria – racconta Michela – farlo in mare è completamente diverso rispetto alla piscina. Bisogna imparare a orientarsi guardando la barca e, soprattutto, gestire la profondità. Quando sotto di te vedi soltanto il grande blu puoi sentirti a disagio».
Sulla barca di appoggio erano presenti Massimo, marito di Michela, e la famiglia di Laura: il marito Beppe e i figli Gaia e Giulio.Adesso resta da scegliere la “follia” del 2027.
Michela avrebbe già qualche idea, ma preferisce non svelarla. Laura, intanto, scherza: «Le ho detto che finirò per bloccarla su whatsapp».
Michela avrebbe già qualche idea, ma preferisce non svelarla. Laura, intanto, scherza: «Le ho detto che finirò per bloccarla su whatsapp».

Gli articoli più letti della settimana
1.
L’addio degli amici a Deborah: «La sua voce illuminava i volti»
2.
Malore dopo il turno di lavoro a Ovs di Pontenure, muore il rugbista Giovanni Franchi
3.
Arresto cardiaco al deposito Ovs di Pontenure, 45enne muore dopo essere stato colpito da malore
4.
L’operaio è in malattia ma fa lo steward al Palabanca: «Licenziamento giusto»

