Carte false per la cittadinanza, giro scoperto dall'anagrafe
Per ottenere il diritto portavano agli uffici avi presunti. Bloccati dalle funzionarie dei Comuni di Castelvetro e Monticelli
Valentina Paderni
|6 mesi fa

L'ingresso dell'ufficio anagrafe di Castelvetro © Libertà/Valentina Paderni
Anomalie e documenti falsi: le dipendenti dell’ufficio anagrafe del Comune di Castelvetro sventano la truffa ai danni dello Stato. Il plauso all’esperienza e alle competenze di Stefania Castignetti e Pamela Pagani per il lavoro svolto è stato pubblicamente dimostrato dalla sindaca Silvia Granata in occasione del consiglio comunale di martedì sera. Le due funzionarie «abili professioniste anche dal punto di vista legale, si sono accorte - spiega la prima cittadina - di alcune anomalie in merito alle domande di cittadinanza per discendenza (iure sanguinis), provenienti soprattutto dal Brasile e dal Sud America. Oltre ad aver fatto fronte a vere e proprie lobby che si presentano allo sportello e richiedono con insistenza accessi agli atti. Dopo un lungo lavoro di confronto con il segretario comunale, i consolati, i carabinieri e la procura abbiamo portato a termine un procedimento importante». Su 23 pratiche, due sono state sequestrate dai carabinieri e 21 sono state respinte d’ufficio per non conformità. Tra le irregolarità intuite vi sono: l’indicazione di un avo che, dopo ricerche archivistiche, si è scoperto essere morto in giovane età, contenuti falsi di forma nei documenti presentati e firme, grafie che si sospetta non essere autentiche.
Il caso di Castelvetro non è isolato. Anzi, le cronache riportano di diversi episodi simili un po’ in tutta Italia. Anche il Comune di Monticelli è stato interessato dalla stessa situazione. Dichiara il sindaco Gimmi Distante: «Il fenomeno è emerso da noi poco più di un anno fa, quando l’anagrafe ha rivelato un’anomalia nel numero di richieste e di documentazione presentata, ha informato il sottoscritto e il segretario comunale e abbiamo coinvolto il comando dei carabinieri. È stata avviata un’indagine, tuttora in corso, sul quale abbiamo tenuto massima riservatezza per il rispetto del lavoro delle forze dell’ordine. Abbiamo bloccato tutto sul nascere, seguendo le istruzioni dei carabinieri».
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