Baracche, edifici occupati e capanne: gli invisibili di Piacenza. Il reportage
Redazione Online
|3 anni fa

È una città nella città. “No, è la città degli invisibili”, puntualizza Mirko, nome di fantasia di un senzatetto che ci accompagna all’ombra della civiltà. Il 58enne romeno, più volte in carcere, già seguito dai servizi sociali, ci traghetta nel “sottomondo” di Piacenza: quello degli emarginati, anche per loro scelta. Di chi sopravvive nella miseria e si affida a sotterfugi quotidiani. Secondo la Caritas, nel nostro territorio le persone senza fissa dimora intercettate dal centro di ascolto sono circa 350 all’anno. Ma c’è un’ampia fascia di povertà che sembra sfuggire a qualsiasi canale di sostegno. Una “zona grigia” che risponde solo a se stessa.
Lo si tocca con mano nei pressi del lungofiume, sotto il ponte del Po, a due passi dal centro storico: il viadotto stradale segna un confine. In direzione della società canottieri Nino Bixio, c’è una sorta di baraccopoli avvolta dalla vegetazione incolta, nascosta letteralmente da siepi e alberi, accanto ai binari della ferrovia. I dettagli nel servizio del Tgl qui sopra.
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