Boss Fighters QR porta le boss fight dal videogioco al tavolo
L’integrazione tra analogico e digitale che restituisce il meglio di entrambi, amplificando il potenziale espressivo del gioco
Carlo Chericoni
|2 ore fa

Una sfida
«Se non puoi batterli, unisciti a loro»: un celebre adagio che sembra riassumere bene il modo in cui il mondo dei giochi da tavolo ha sempre accolto l’arrivo delle nuove tecnologie. Già alla fine degli anni Quaranta, infatti, il settore cominciò a sperimentare le possibilità offerte da un nuovo materiale chiamato plastica, come accadde con The Game of Cootie, lanciato nel 1949 e diventato celebre per i suoi insetti colorati da assemblare. Alla fine degli anni Settanta arrivò l’elettronica: Stop Thief, pubblicato nel 1979, affidava a un piccolo computer il compito di gestire un ladro invisibile. Nel 1985 Cluedo Video aprì invece la strada ai giochi con videocassetta, utilizzando il televisore per mostrare scene e indizi indispensabili alla partita.
Non sorprende, quindi, che anche smartphone e tablet abbiano trovato posto accanto a dadi e pedine, mettendo a disposizione fotocamera, schermo e audio e alleggerendo il lavoro dei giocatori nei calcoli e nella gestione della partita. Carte e componenti fisici continuano però ad avere un ruolo essenziale, così come il confronto tra i partecipanti.
Non sorprende, quindi, che anche smartphone e tablet abbiano trovato posto accanto a dadi e pedine, mettendo a disposizione fotocamera, schermo e audio e alleggerendo il lavoro dei giocatori nei calcoli e nella gestione della partita. Carte e componenti fisici continuano però ad avere un ruolo essenziale, così come il confronto tra i partecipanti.

È proprio su questo equilibrio tra fisico e digitale che si basa Boss Fighters QR, uno degli esempi più recenti di questa formula. È un cooperativo per duequattro partecipanti, costruito intorno a una campagna di dieci scontri, che prende spunto da una delle situazioni più riconoscibili del mondo dei videogiochi: la boss fight, ovvero il combattimento contro un potente avversario da sconfiggere studiandone gli schemi d’attacco e individuandone i punti deboli.
Ogni partecipante combina uno dei quattro eroi disponibili, Troll, Halfling, Nano o Elfo, con una delle quattro classi, Guerriero, Mago, Ladro o Druido, creando così il proprio mazzo di carte Azione. Al centro del tavolo viene sistemato uno smartphone o un tablet: la fotocamera frontale legge i codici QR presenti sul retro delle carte scelte dai giocatori e comunica all’app quale azione eseguire, permettendole di risolverne gli effetti e far reagire il Boss di conseguenza.
La sfida alla base di Boss Fighters QR sta in ciò che accade prima che il mostro colpisca. A ogni round l’app annuncia i danni che subiranno i diversi eroi e il gruppo utilizza i suoi tre turni d’azione per evitarli o almeno attenuarne le conseguenze, mentre nel contempo cerca di danneggiare l’avversario. Si può ricorrere ad attacchi ravvicinati, a distanza o magici, ma anche a carte di supporto, protezioni, cure e altre capacità. I Boss, dal canto loro, possono infliggere condizioni negative e reagire a determinate mosse dei giocatori con offensive impreviste. Limitarsi a giocare la carta più potente, quindi, non basta: occorre stabilire chi agirà per primo, scegliere se convenga colpire l’avversario o proteggere un compagno e capire insieme quali azioni possano scatenare la reazione del mostro. Basta infatti che un solo eroe scenda a zero punti salute perché l’intera squadra perda la partita.
È qui che l’integrazione digitale mostra il suo lato migliore: l’app governa il nemico, ma non si prende il gioco. I mazzi restano nelle mani dei partecipanti, gli effetti di stato vengono materialmente collocati sugli eroi e persino i punti salute sono registrati su contatori fisici.
Non dovendo gestire l’avversario, i partecipanti possono dedicare più tempo a concordare le mosse e a confrontarsi sulle possibilità offerte dalle proprie carte, che il regolamento li invita a spiegare senza però rivelarne ogni dettaglio. In questo modo, la squadra è spinta a costruire strategie equilibrate tra attacco e difesa, nelle quali coordinare le azioni e sfruttare al meglio le capacità di ogni eroe diventa fondamentale per arrivare alla vittoria. La campagna alimenta poi la voglia di proseguire: dopo ogni scontro vittorioso si sbloccano nuove carte, oggetti e capacità che rendono più potenti gli eroi, mentre i dieci mostri richiedono tattiche differenti e possono essere affrontati a quattro livelli di difficoltà.
Ogni partecipante combina uno dei quattro eroi disponibili, Troll, Halfling, Nano o Elfo, con una delle quattro classi, Guerriero, Mago, Ladro o Druido, creando così il proprio mazzo di carte Azione. Al centro del tavolo viene sistemato uno smartphone o un tablet: la fotocamera frontale legge i codici QR presenti sul retro delle carte scelte dai giocatori e comunica all’app quale azione eseguire, permettendole di risolverne gli effetti e far reagire il Boss di conseguenza.
La sfida alla base di Boss Fighters QR sta in ciò che accade prima che il mostro colpisca. A ogni round l’app annuncia i danni che subiranno i diversi eroi e il gruppo utilizza i suoi tre turni d’azione per evitarli o almeno attenuarne le conseguenze, mentre nel contempo cerca di danneggiare l’avversario. Si può ricorrere ad attacchi ravvicinati, a distanza o magici, ma anche a carte di supporto, protezioni, cure e altre capacità. I Boss, dal canto loro, possono infliggere condizioni negative e reagire a determinate mosse dei giocatori con offensive impreviste. Limitarsi a giocare la carta più potente, quindi, non basta: occorre stabilire chi agirà per primo, scegliere se convenga colpire l’avversario o proteggere un compagno e capire insieme quali azioni possano scatenare la reazione del mostro. Basta infatti che un solo eroe scenda a zero punti salute perché l’intera squadra perda la partita.
È qui che l’integrazione digitale mostra il suo lato migliore: l’app governa il nemico, ma non si prende il gioco. I mazzi restano nelle mani dei partecipanti, gli effetti di stato vengono materialmente collocati sugli eroi e persino i punti salute sono registrati su contatori fisici.
Non dovendo gestire l’avversario, i partecipanti possono dedicare più tempo a concordare le mosse e a confrontarsi sulle possibilità offerte dalle proprie carte, che il regolamento li invita a spiegare senza però rivelarne ogni dettaglio. In questo modo, la squadra è spinta a costruire strategie equilibrate tra attacco e difesa, nelle quali coordinare le azioni e sfruttare al meglio le capacità di ogni eroe diventa fondamentale per arrivare alla vittoria. La campagna alimenta poi la voglia di proseguire: dopo ogni scontro vittorioso si sbloccano nuove carte, oggetti e capacità che rendono più potenti gli eroi, mentre i dieci mostri richiedono tattiche differenti e possono essere affrontati a quattro livelli di difficoltà.

Il concetto degli scontri con i Boss, degli eroi e delle abilità risulta immediatamente familiare a chi è cresciuto con i videogiochi, mentre la scansione delle carte restituisce una risposta immediata alle azioni dei giocatori e rende l’esperienza più dinamica e coinvolgente. A questa immediatezza si aggiunge un ingresso nel gioco particolarmente graduale: la campagna si apre infatti con uno scontro di allenamento e un mazzo semplificato, introducendo solo in seguito carte e possibilità più avanzate. Sono tutti elementi che rendono il titolo particolarmente adatto alle serate in famiglia, perché permettono di coinvolgere anche i giocatori più giovani senza rinunciare a una progressione capace di mantenere vivo l’interesse man mano che si acquisisce familiarità con il gioco.
Boss Fighters QR dimostra quanto l’analogico e il digitale possano funzionare bene insieme quando contribuiscono alla stessa esperienza. Il piacere di ritrovarsi attorno a un tavolo, maneggiare le carte e discutere ogni mossa si unisce all’atmosfera creata dall’app attraverso immagini, suoni e reazioni. Il risultato è un gioco che combina davvero il meglio dei due mondi.
Boss Fighters QR dimostra quanto l’analogico e il digitale possano funzionare bene insieme quando contribuiscono alla stessa esperienza. Il piacere di ritrovarsi attorno a un tavolo, maneggiare le carte e discutere ogni mossa si unisce all’atmosfera creata dall’app attraverso immagini, suoni e reazioni. Il risultato è un gioco che combina davvero il meglio dei due mondi.
QUANDO LO SMARTPHONE ENTRA IN PARTITA
Nel gennaio 2011, quando Fantasy Flight Games pubblicò Arkham Horror Toolkit per iPhone e iPad, usare un’app al tavolo da gioco era ancora un’idea piuttosto insolita. Quel software non alterava il gioco né cercava di trasferire la partita sullo schermo: interveniva piuttosto sugli aspetti più macchinosi, tirando i dadi, gestendo le carte Luogo e la mappa e alleggerendo la preparazione e le operazioni di routine.
Pochi anni dopo, con XCOM: The Board Game, il salto fu netto: l’app divenne indispensabile, coordinando l’invasione aliena, gli eventi e soprattutto il ritmo della partita, scandito da decisioni a tempo. Con Mansions of Madness: Second Edition e Descent: Road to Legend l’app prese il posto del Game Master: creava le mappe, muoveva i mostri, faceva comparire personaggi e rivelava nuovi luoghi da esplorare.
In The Search for Planet X, invece, l’app ha un compito più circoscritto: genera la disposizione segreta dei corpi celesti e restituisce gli indizi ottenuti con osservazioni e ricerche, permettendo a tutti di partecipare senza bisogno di un arbitro.
Nel gennaio 2011, quando Fantasy Flight Games pubblicò Arkham Horror Toolkit per iPhone e iPad, usare un’app al tavolo da gioco era ancora un’idea piuttosto insolita. Quel software non alterava il gioco né cercava di trasferire la partita sullo schermo: interveniva piuttosto sugli aspetti più macchinosi, tirando i dadi, gestendo le carte Luogo e la mappa e alleggerendo la preparazione e le operazioni di routine.
Pochi anni dopo, con XCOM: The Board Game, il salto fu netto: l’app divenne indispensabile, coordinando l’invasione aliena, gli eventi e soprattutto il ritmo della partita, scandito da decisioni a tempo. Con Mansions of Madness: Second Edition e Descent: Road to Legend l’app prese il posto del Game Master: creava le mappe, muoveva i mostri, faceva comparire personaggi e rivelava nuovi luoghi da esplorare.
In The Search for Planet X, invece, l’app ha un compito più circoscritto: genera la disposizione segreta dei corpi celesti e restituisce gli indizi ottenuti con osservazioni e ricerche, permettendo a tutti di partecipare senza bisogno di un arbitro.

Chronicles of Crime e Destinies sfruttano invece la fotocamera. Carte, personaggi e oggetti portano codici QR che, una volta inquadrati, aprono dialoghi, indizi, eventi e nuove diramazioni della storia. Un oggetto mostrato alla persona giusta può sbloccare una risposta; una scelta può modificare ciò che accadrà più avanti.
Ci sono poi integrazioni molto più discrete. Le ambientazioni sonore ufficiali per Catan, per esempio, aggiungono musica, rumori di città, animali e altri effetti senza toccare le regole.
In Light Speed Arena, invece, l’app svolge un ruolo fondamentale: le astronavi vengono piazzate e orientate fisicamente sul tavolo e, una volta completato lo schieramento, basta fotografare il campo di battaglia. L’app riconosce quindi le posizioni, traccia i laser e risolve in pochi secondi colpi e punteggi che, se calcolati a mano, richiederebbero misurazioni laboriose e lunghi calcoli.
In Forest Shuffle il telefono entra in scena soltanto a fine partita: l’app Smart Counter permette infatti di inquadrare le carte e calcolare automaticamente il punteggio.
Alcuni di questi esempi possono sollevare dubbi sull’effettiva utilità del digitale nel mondo “senza corrente” dei giochi da tavolo, ma è innegabile che quando si riesce a unire il meglio dei due universi nascono esperienze che nessuno dei due, da solo, potrebbe offrire.
Ci sono poi integrazioni molto più discrete. Le ambientazioni sonore ufficiali per Catan, per esempio, aggiungono musica, rumori di città, animali e altri effetti senza toccare le regole.
In Light Speed Arena, invece, l’app svolge un ruolo fondamentale: le astronavi vengono piazzate e orientate fisicamente sul tavolo e, una volta completato lo schieramento, basta fotografare il campo di battaglia. L’app riconosce quindi le posizioni, traccia i laser e risolve in pochi secondi colpi e punteggi che, se calcolati a mano, richiederebbero misurazioni laboriose e lunghi calcoli.
In Forest Shuffle il telefono entra in scena soltanto a fine partita: l’app Smart Counter permette infatti di inquadrare le carte e calcolare automaticamente il punteggio.
Alcuni di questi esempi possono sollevare dubbi sull’effettiva utilità del digitale nel mondo “senza corrente” dei giochi da tavolo, ma è innegabile che quando si riesce a unire il meglio dei due universi nascono esperienze che nessuno dei due, da solo, potrebbe offrire.
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