Desertificazione del centro, l'architetto Baracchi: "Sbagliato riaprire alle auto"
Redazione Online
|1 anno fa

“La soluzione? Non può essere quella di riaprire il centro alle auto”. Ne è convinto l’architetto Giuseppe Baracchi che interviene nel dibattito creatosi dopo il grido di aiuto lanciato dall’imprenditore Mario Coppellotti e da Confesercenti sulla desertificazione di una parte del centro (in particolare piazza Cavalli e dintorni) e sulla necessità di aprire alle auto la zona pedonale, almeno nelle ore serali dell’inverno, per compensare i disagi creati dal cantiere – ancora fermo – di piazza Cittadella.
“Abito in centro storico da circa quarant’anni e la situazione non si è mai modificata se non in un aspetto: quello di creare una città di serie A che corrisponde appunto al centro e una di serie B che rappresenta tutto il resto – spiega Baracchi –. ho avuto e ho, per la mia professione, la fortuna di aver visitato parecchie città in Italia e tutte hanno lo stesso problema: il commercio nel centro. Allora forse occorrerà tenere conto di alcune variabili. Nel raggio di 100 metri attorno alla piazza ci sono una trentina tra bar e locali, quasi tutti con la loro clientela. Perché? Perché la piazza e i dintorni sono abitati. In piazza Cavalli è diverso perché ci sono una quarantina di locali, ma i residenti sono tendenzialmente molto pochi”.
Baracchi passa poi alla questione più annosa, quella dei posti auto: “A giudicare dal censimento dei posti presenti nei parcheggi del centro fatto da Confesercenti che conta oltre 1.500 stalli, non mi sembra ci sia una penuria di spazi – sottolinea –; il centro muore non perché non circolano le auto, anzi è l’esatto opposto e tante città lo dimostrano. Davvero non si può pensare che la soluzione sia quella di riaprire il centro alle auto, trasformando piazza Cavalli in parcheggio o lasciandole scorrazzare sul corso Vittorio Emanuele come negli anni Novanta”.
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