Quando i bambini finivano nei manicomi senza essere malati di mente
Il dramma dei minori abbandonati, orfani o disabili rinchiusi in ospedali psichiatrici dopo la chiusura dei brefotrofi. Le testimonianze piacentine su una pagina oscura che si chiuse solo negli anni Settanta
Redazione Online
|6 mesi fa

Un Agnus Dei di seta ricamata serviva un tempo come unico segno di riconoscimento per i bimbi che venivano abbandonati
Dopo la chiusura dei brefotrofi, molti bambini abbandonati, orfani o con disabilità finirono, incredibilmente, nei manicomi. Spesso non avevano alcuna diagnosi psichiatrica, ma furono ricoverati per mancanza di alternative. A denunciarlo fu Franco Basaglia, che negli anni ’60 e ’70 riscontrò la presenza di minori reclusi senza reali motivazioni cliniche. Il fenomeno cessò solo nel 1978 con la Legge 180, che pose fine al manicomio come istituzione.
A Piacenza, chi seguì le dimissioni dei pazienti ricorda bene quei luoghi: letti fissati al pavimento, camicie di forza, elettroshock. L’assistente sociale Valeria Rossi ricorda anche i bambini nati dentro al manicomio. Paola Parmigiani, all’epoca nel centro socio-riabilitativo provinciale, racconta di minori inseriti a scuola per poche ore, poi di nuovo rinchiusi in corridoi «dove tutto poteva succedere». Un passato recente che non va dimenticato.
Giovanna Palladini
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