Coltelli e droga a scuola: «Il metal detector? Sì, ma non basta»

La dirigente dell’istituto superiore più grosso della provincia: oltre 2mila ragazzi, 7 psicologi contro il disagio

Simona Segalini
Simona Segalini
|6 giorni fa
Controlli antidroga in un istituto superiore
Controlli antidroga in un istituto superiore
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All’indomani della circolare ministeriale di Valditara e Piantedosi che introduce ufficialmente il metal detector negli strumenti repressivi per sventare reati a scuola, ha percorso la stessa strada di ogni mattina. Da via Gregorio X fino a via X Giugno, alle spalle del suo Romagnosi, spingendo dentro alle aule a forza di garbati sorrisi studenti fermi a fumare.
«Cosa fumano? Non lo so, non posso dirlo con certezza, non per tutti almeno». L’ultima segnalazione alle forze dell’ordine che ha effettuato risale alla settimana scorsa. Per denunciare la presenza quotidiana e sospetta di un’auto con quattro giovani a bordo all’uscita di scuola, via Bacciocchi e dintorni. Non studenti. Almeno quattro volte in questi ultimi due anni è stata costretta a chiamar e le forze dell’ordine dopo aver rinvenuto coltelli dentro gli zaini, l’ultima risale a due mesi fa.
La preside Raffaella Fumi dirige il tecnico-professionale Romagnosi-Casali, oltre 2mila studenti tra via Cavour, via Piatti e via Negri. La scuola che descrive - non la sua in particolare, ma l’orizzonte in generale - è una scuola in trincea, e non soltanto da oggi. «I metal detector? Grazie ma non basta».
Come dire, la repressione non è più sufficiente. Per arginare il disordine emotivo e comportamentale di tanti adolescenti, che monta come una marea fin dentro le aule, Fumi non possiede ricette miracolose. Ma il polso del paziente ce l’ha, e non è buono.