Il canto dei rospi divide San Nicolò, «ora se la prenderanno con le cicale?»

Gli anfibi presenti nello stagno dei coniugi Dosi saranno sfrattati. Del trasferimento si occuperà un'associazione

Marco Vincenti
Marco Vincenti
|2 ore fa
«Purtroppo dovremo dire addio ai nostri rospi, per quieto vivere, anche se ancora non capiamo questa insistenza». I rospi della discordia saranno sfrattati. È questa la decisione presa in municipio, a Rottofreno, dopo l’incontro tra i coniugi proprietari dello stagno incriminato e una decina di vicini di casa indispettiti dal continuo gracidare dei «loro» anfibi. «Verranno recuperati da un’associazione - ancora da definire - e portati in un altro sito al sicuro» ha chiarito la sindaca Paola Galvani, mentre i residenti che hanno montato la protesta hanno preferito non commentare davanti alle telecamere di Telelibertà.
C’è chi lo considera il suono della natura e chi, invece, lo vive come un incubo notturno. A San Nicolò il gracidare dei rospi è diventato il centro di una disputa che, per settimane, anzi, mesi, ha contrapposto vicini di casa, proprietari di un giardino privato e infine anche l'amministrazione comunale costretta a trovare un punto di incontro in una vicenda dai contorni paradossali. Una vicenda che mette di fronte due diritti: la tutela della biodiversità e il diritto al riposo.
Alla fine è arrivata la decisione. I rospi che popolano lo stagno e le fontane del giardino privato della famiglia Dosi saranno trasferiti in un altro sito. Una scelta maturata al termine dell’incontro in municipio tra i coniugi proprietari dell’area e una decina di residenti che da tempo lamentavano l’impossibilità di dormire durante i mesi della riproduzione degli anfibi.
«Purtroppo dovremo dire addio ai nostri rospi, per quieto vivere, anche se ancora non capiamo questa insistenza», hanno commentato con amarezza i proprietari dello stagno, costretti ad accettare una soluzione che, pur evitando qualsiasi danno agli animali, li priverà di una presenza che considerano parte integrante dell’equilibrio naturale del loro giardino. «Ormai erano parte della famiglia - precisa Patrizia Bossalini, che insieme al marito Luigi Dosi, è proprietaria del giardino con all'interno lo stagno tanto apprezzato dai rospi di quartiere -. Il paradosso è che questi rospi sono qui dagli anni novanta, solo ora danno così fastidio?»
Perplessità anche da parte del marito Luigi: «Mi dispiace davvero perché il gracidare dei rospi per me rappresentavano il simbolo di nuova vita e di una bella stagione in arrivo - le sue parole -. Chissà se dopo i rospi chiederanno di portare via anche le cicale».
A chiarire l’esito del confronto è stata la sindaca Paola Galvani: «Verranno recuperati da un’associazione, ancora da definire, e portati in un altro sito al sicuro». Nessun commento, invece, da parte dei residenti che avevano promosso la protesta, i quali hanno preferito non rilasciare dichiarazioni davanti alle telecamere di Telelibertà.