Un "sì" tra i monti: nozze nella chiesetta dei nonni alle Moline di Farini

Gloria Ozzola e Andrea Carini hanno scelto di coronare il loro sogno tra fiori di campo, cappelli di paglia, auto d'epoca e tavoli con i nomi dei monti

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|7 mesi fa
Andrea Carini e Gloria Ozzola escono dalla chiesa di Sant'Antonio alle Moline di Farini
Andrea Carini e Gloria Ozzola escono dalla chiesa di Sant'Antonio alle Moline di Farini
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Finalmente i fiori d’arancio spuntano anche nella nostra montagna meno blasonata, quella che negli ultimi anni - decenni - sembra dover fare il callo solo agli addii e alla parabola della sfiducia.
Ieri, ore 11, le campane sono tornate a suonare invece a pieni polmoni il canto della gratitudine: tempo da matrimonio, alle Moline di Farini, dove la sposa, Gloria Ozzola, 28 anni, si era immaginata sull’altare vestita di bianco fin da bambina.
Un’unica richiesta ai 48 invitati: non vestirsi di scuro, nessuno, nemmeno lo sposo, Andrea Carini, di Trevozzo, conosciuto sui banchi di scuola, al «Raineri Marcora», nel 2011. Anche lui ha scelto un abito non scuro ma azzurro, come il cielo color piscina del paesino e come il principe più classico delle fiabe (tranquilli: non era in calzamaglia), le stesse che, tra i fiori di campo che richiamano al vangelo di Matteo e sono più belli degli abiti di re Salomone, iniziano dalla notte dei tempi sempre e solo con quattro parole: «C’era una volta».
Il "C’era una volta", alle Moline, inizia per la famiglia di Gloria da lontanissimo: «I nonni di mia nonna, Maria Luisa Egli, si chiamavano Luisa Dallavalle e Emilio Basini», spiega Gloria, cresciuta a Gropparello. «Emilio, a dire il vero, era finito a lavorare a Stoccolma fin da bambino come "basolone". Fatta la guerra del ‘15- ‘18 e rientrato a casa, per tutta la vita ha fatto poi il postino e si è sposato con Luisa, nata in Francia nel 1896. Lei, a soli 9 anni, rientrò alle Moline dove curava le sue due mucche e vendeva il formaggio in paese».
Nonna Maria Luisa, nipote di questa coppia che sembrava fatta della stessa sostanza dell’acciaio, si è sposata invece il 6 dicembre di 56 anni fa con Pietro Schiavi: entrambi ieri erano i più felici e commossi, al pensiero che la nipote abbia voluta sposarsi - caso davvero unico nel Piacentino e anche in famiglia - nel piccolo oratorio di sant’Antonio, vicino alla casa degli avi, proprio quella di Luisa e Emilio, di Marisa Luisa e Pietro. E ora anche di Gloria e Andrea, che al Pian di Molino, nel podere, hanno organizzato un momento insieme, per tutti, dopo la messa, prima di andare allo chalet Rocca dei Folli, tra cappelli di paglia e auto d’epoca. E pensare che i due giovani sposi, dopo il ballo della scuola per la maturità, si erano persi del tutto di vista: Andrea, andato a lavorare in Germania; Gloria, intenta nel suo sogno di diventare pasticciera. «Ma quando è ritornato dalla Germania mi ha scritto... Ci siamo visti a Piacenza, subito», sorride lei. Nel 2017 la loro amicizia è diventata amore: e l’amore è diventato quel sì pronunciato ieri col cuore che batteva a mille, davanti al parroco di Farini don Claudio Carbeni e ai testimoni.
Gloria e Andrea lavorano in una stazione di servizio a Borgonovo, dove c’è anche il bar. Vivono a Casa Mossi, vicino a Strà, ma appena possono si rifugiano alle Moline, «ossigeno puro»: ad Andrea piace correre, su e giù dai monti cui ieri sono stati dedicati i tavoli del rinfresco, dal Crociglia al Ragola, dal Maggiorasca all’Aserei. Gloria, invece, si rifugia alle Moline perché sente lì i suoi nonni più vicini. E poi con loro c’è sempre anche la cagnolina Cannella. «Ci tengo a ringraziare anche il Comune di Farini e l’Unione montana, ci hanno aiutati perché la strada fosse più percorribile», conclude Gloria. La strada vera, però, resta quella che li aspetta insieme: è l’amore che salta anche le montagne, l’unico possibile. Sa di terra, di vento e ha l’unico limite dell’azzurro del cielo. No, niente colori scuri.