In sei a Londra per raccogliere la nostalgia degli emigrati
L’incontro fra diciottenni e chi vive lontano ma ha nel cuore la Valdarda
Federica Duani
|2 settimane fa

La memoria si costruisce e poi si tramanda. Sabato 7 febbraio, sei giovani vernaschini del gruppo Vernhub sono partiti per Londra: nello zaino avevano sia la curiosità di conoscere chi molto prima che loro nascessero è emigrato dalla Valdarda, sia la voglia di divertirsi. E alla fine del viaggio si sono ritrovati con uno zaino pieno, traboccante d’esperienze. I protagonisti, ora custodi di frammenti di vita altrui, sono Riccardo Cavozzi (18 anni), Martina Crovetti (17), Thomas Crovetti (19), Riccardo Molinari (18), Greta Nazzani (18) e Matilde Pastori (17).
Un riassunto di settantadue ore a Londra: «Una domanda secca: Italia o Inghilterra?», chiede Riccardo a Marco Rigolli, originario di Vernasca. Ne parlano al centro di una sala di Casa Italia S. Vincenzo Pallotti, in pieno centro, al numero 136 di via Clerkenwell: intorno a loro c’è un gran trambusto, quello bello delle cene con un centinaio di commensali. Alle pareti, bianche e con mani di colore spesse un dito, sono appesi uno stendardino via l’altro: c’è quello dell’Inter, ma quasi scompare. Trionfano quello dell’associazione Alpini della Gran Bretagna, dell’associazione di Piacenza Insieme, dei Comuni dell’Alta Valdarda e Valvezzeno, di Bardi. « Direi Italia – risponde Rigolli – Qua c’è il lavoro, ma a Vernasca c’è tutto ciò che scalda il cuore: il clima, le colline, il cibo».
Cose tutt’altro che facili da lasciare e Anna Sorrenti, originaria dei Casali di Morfasso, lo dice chiaro: «Mi sogno ancora la fatica di essermi trasferita qui». Sorrenti fa le valigie per partire a quindici anni: età che, anno più anno meno, è comune a tanti degli emigrati in sala. Non solo da Vernasca, in tanti vengono dalle frazioni: «Da Castlët, Castelletto ». Detto in dialetto fa un certo effetto, perché a due passi qualcuno discorre in un inglese degno dei reali. D’altronde la lingua è identitaria, come i nomi. «Piero o Pietro Marazzi?», chiede Greta all’interessato.
«Sul passaporto c’è scritto Pietro, nato a Vernasca. Solo che mia mamma iniziò a chiamarmi Piero, e adesso mi conoscono tutti così». Casa Italia, per anni, è stata un punto di aggregazione per varie attività: “Children and Youth Club”, il club per i giovani. Si trovavano e, a seconda della sala, la proposta era diversa: ping-pong, giochi di società, carte, tennis. «Adesso il ritrovo è ogni martedì e la domenica, ma dei pensionati», scherza Giovanni Antonioli. Allora i sei giovani vernaschini hanno visitato il posto giusto: per continuare a creare ponti, senza lasciarli cadere. Per costruire la loro, di memoria: ascoltando e visitando la città.
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