Insanabile la frattura dentro Alternativa per Piacenza. "La casa comune non c'è più"
Redazione Online
|3 anni fa

“Scissionisti” da una parte, il resto d’altra. Tutt’altro che il “miracolo” sperato all’inizio dell’esperienza di Alternativa per Piacenza. Piuttosto la pietra tombale sull’unità della coalizione: “Quella casa comune che si era immaginata non c’è più” ha dichiarato il portavoce Mattia Motta prima di dimettersi.
Vano qualsiasi tentativo di ricucire lo strappo in famiglia. Nemmeno l’evocativa sede della Camera del lavoro è riuscita a dissipare le liti, i malumori e i sospetti che hanno accompagnato gli ultimi due mesi del percorso del centrosinistra verso le elezioni Comunali.
Il salone Nelson Mandela, sede della plenaria di giovedì sera, è stato così il teatro dove si è definitivamente consumata la frattura tra la componente che fa riferimento a Stefano Cugini, Luigi Rabuffi e Sergio Dagnino (l’anima della sinistra radicale, dei 5 stelle e degli ambientalisti) e quella del Pd, Articolo Uno, Nuovo Psi, civici di centrosinistra.
Impossibile, quindi, rimettere sui giusti binari un dialogo che si è rotto dinnanzi all’ipotesi di primarie e delle regole per organizzarle.
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