Referendum sulla giustizia, è nato il "Comitato per il No"

Secondo gli aderenti, la riforma Nordio non riduce i tempi dei processi, non affronta la carenza di magistrati, non rende più efficiente l’azione delle procure né migliora l’accesso dei cittadini alla tutela dei propri diritti

Redazione Online
|3 giorni fa
I rappresentanti del comitato per il No al referendum
I rappresentanti del comitato per il No al referendum
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Si è costituito anche a Piacenza il Comitato «No alla riforma Nordio», un coordinamento ampio e plurale di associazioni, organizzazioni, professionisti e cittadine e cittadini che si presentano come «impegnati nella difesa della Costituzione e dei principi dello Stato di diritto».
Il Comitato nasce con l’obiettivo di informare, spiegare e mobilitare la cittadinanza sui contenuti e sulle conseguenze della riforma della giustizia voluta dal governo, una riforma che interviene sulla Costituzione «senza affrontare i veri nodi del sistema giudiziario e che, al contrario, indebolisce l’indipendenza della magistratura, alterando l’equilibrio tra i poteri dello Stato» si legge in una nota.
Secondo il Comitato, la riforma Nordio non risolve i problemi reali della giustizia italiana: non riduce i tempi dei processi, non affronta la carenza di magistrati e di personale amministrativo, non rende più efficiente l’azione delle procure né migliora l’accesso dei cittadini alla tutela dei propri diritti. Al contrario, interviene su un falso problema – la separazione delle carriere – producendo effetti potenzialmente dannosi per l’autogoverno della magistratura e per le garanzie di autonomia previste dalla Costituzione.
Dire «No» alla riforma Nordio - sostengono i rappresentanti del comitato - significa difendere l’indipendenza della magistratura, la separazione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato e, più in generale, la credibilità dello Stato di diritto. Senza queste garanzie, a essere indeboliti non sono solo i magistrati, ma i diritti di tutte e tutti i cittadini.
Il Comitato denuncia inoltre con forza l’atteggiamento del Governo «che, di fronte a una significativa mobilitazione popolare e alla raccolta di oltre 500mila firme per il referendum, ha deciso di fissare anticipatamente la data della consultazione senza attendere la conclusione dei termini previsti dall’articolo 138 della Costituzione. Uno strappo istituzionale grave e senza precedenti nei precedenti referendum costituzionali, su cui è stato presentato ricorso al Tar».