A 87 anni in cima allo Stelvio: l'impresa di Roberto Barbisotti

Il ciclista di Carpaneto ha scalato per il secondo anno consecutivo il valico alpino più alto d'Italia, affrontando oltre 1.500 metri di dislivello. «La bicicletta mi dà vita e la forza di andare avanti».

Benedetta Del Re
|2 ore fa
Roberto Barbisotti
Roberto Barbisotti
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Quando la passione non ha età, persino la cima dello Stelvio sembra piegarsi alla forza di volontà. A ottantasette anni, Roberto Barbisotti è una vera e propria forza della natura. Classe 1939 di Carpaneto, ha scalato per il secondo anno consecutivo il valico alpino delle Alpi Retiche, il più alto d'Italia e il secondo d'Europa. Un'impresa compiuta con la determinazione di un ragazzino.
A raccontare questa straordinaria avventura, davanti alle telecamere di Telelibertà per Storie di Voi - il format settimanale che raccoglie i racconti dei cittadini per trasmetterli ogni sabato durante il telegiornale delle 13.15 e delle 19.30 - è Roberto Barbisotti, che racconta la sua vita con le lacrime agli occhi.
«Ho iniziato a sette anni», racconta il ciclista ricordando i suoi primi passi nel mondo delle due ruote, un amore coltivato fino all'adolescenza. «Mi mancavano e ho dovuto smettere per un periodo. Facevo il meccanico e quando potevo portavo con me la bici, mi dava un senso di protezione».
Da allora non si è più fermato, collezionando chilometri e traguardi, tanto da essere presentato quest'anno sullo Stelvio come un professionista del team Perini Bike. Una passione coltivata con una dedizione feroce: «Sono andato con il camper e con due biciclette. Sono un uomo che percorre 8-9 mila km all'anno». Un chilometraggio impressionante che richiede una preparazione costante, mista a un pizzico di sana ambizione agonistica: «Per le gare do tutto: parto i primi chilometri con calma, sui 30-35 all'ora, e poi accelero sui 40 km all'ora».
Alle spalle c'è una vita di sacrifici e lavoro duro, iniziata prestissimo tra le officine. «Fino a 14-15 anni ho fatto un po' il meccanico, ma non mi pagavano». Però quando i sacrifici hanno iniziato a dare i loro frutti grazie al lavoro come trasportatore, la scelta di Roberto è sempre stata una sola: «La donna compra la pelliccia, io invece ho sempre scelto le bici. La mia preferita è la De Rosa al titanio».
Dalle grandi pedalate in giro per l'Europa insieme agli amici fino alle gare più recenti, come i 120 chilometri completati in tre ore e mezza sullo Stelvio.  Un sapore unico, capace di smuovere i ricordi più profondi: «Mi è venuta l'acqua agli occhi, non me ne vergogno a dirlo. In molti mi hanno chiesto come abbia fatto a tenere il passo di corridori di quel livello. Sarà stata la fortuna, ma soprattutto una grande forza di volontà».