Finti finanzieri e ispettrice: sventata la “truffa dell’oro”. Denunciate due donne
Il figlio della vittima, una donna di 59 anni di Fiorenzuola, si è insospettito e ha chiamato i carabinieri
Redazione Online
|2 ore fa

Un falso maresciallo della Guardia di Finanza, un sedicente magistrato della Procura e un’ispettrice incaricata di ritirare e “periziare” oro e gioielli. Due donne intercettate a bordo di una vettura presa a noleggio e denunciate per tentata truffa in concorso. Il figlio della vittima si insospettisce e chiama i carabinieri. Sequestrati tre telefoni cellulari. È il raggiro messo in atto nel pomeriggio di martedì 7 luglio ai danni di una 59enne residente di Fiorenzuola, fallito grazie alla prontezza del figlio della vittima e al tempestivo intervento dei carabinieri.
Secondo quanto denunciato dalla donna, tutto è iniziato intorno alle 14.10, quando sul suo telefono cellulare è arrivata la chiamata di un uomo che si è presentato come un maresciallo della Guardia di Finanza. Il falso militare le ha raccontato che, nel corso di un’indagine su una presunta banda responsabile di rapine e del furto in una gioielleria, sarebbero emersi alcuni conti correnti esteri intestati a suo nome. Con il pretesto di dover verificare la sua estraneità ai fatti, l’interlocutore le ha ordinato di raccogliere tutto l’oro custodito in casa per sottoporlo a una perizia. Quando la donna ha chiesto di parlare con un magistrato, la telefonata è stata passata a un secondo uomo, presentatosi come un esponente della Procura.
I due sedicenti rappresentanti delle istituzioni hanno mantenuto la vittima costantemente al telefono, mettendole fretta e chiedendole di cercare i gioielli nei diversi nascondigli, descriverli e pesarli. Al suo rifiuto di raggiungere Piacenza, le è stato comunicato che presso l’abitazione sarebbe arrivata una presunta “ispettrice” incaricata di ritirare l’oro. Intorno alle 15.20 una donna con i capelli scuri raccolti in una coda di cavallo, vestita con una camicia bianca e pantaloni chiari e con uno zainetto nero, ha effettivamente raggiunto il cortile della palazzina. Ad accoglierla, però, ha trovato il figlio della vittima, che nel frattempo si era insospettito per l’insistenza degli interlocutori e aveva contattato la centrale operativa dei carabinieri.
Accortasi della presenza del giovane al telefono, la presunta ispettrice ha sostenuto di aver dimenticato alcuni documenti in automobile e si è rapidamente allontanata. È quindi salita su una vettura, sulla quale l’attendeva un’altra donna che, secondo quanto osservato dai militari, indossava una parrucca e un cappellino nero. Ricevuta la segnalazione di una truffa in corso, la centrale operativa dei carabinieri di Fiorenzuola aveva già inviato sul posto diverse pattuglie, alcune delle quali in abiti civili e a bordo di auto di servizio non riconoscibili. Una di queste ha incrociato una vettura mentre si allontanava a forte velocità dalla zona dell’abitazione.
Dopo aver inizialmente fatto perdere le proprie tracce nelle vie circostanti, l’automobile è stata intercettata e fermata poco dopo in via Veneto. A bordo si trovavano due donne, rispettivamente di 34 e 36 anni, di origini campane. Entrambe sono state accompagnate negli uffici della caserma e sottoposte a perquisizione. Durante il controllo sono stati trovati tre telefoni cellulari che, secondo gli accertamenti, sarebbero stati utilizzati per mantenere i contatti con gli altri soggetti coinvolti nel raggiro telefonico. I dispositivi e le relative schede telefoniche sono stati sequestrati, mentre la perquisizione del veicolo non ha portato al ritrovamento di oro o altri oggetti di provenienza illecita.
La donna vittima del tentativo di truffa ha successivamente formalizzato la denuncia, consegnando ai carabinieri anche alcune registrazioni delle conversazioni effettuate dal figlio mentre era ancora in contatto con il sedicente maresciallo. La donna non ha subito perdite economiche e i gioielli sono rimasti all’interno dell’abitazione. Al termine degli accertamenti, i carabinieri hanno denunciato le due donne in stato di libertà per tentata truffa in concorso. Proseguono le indagini per identificare gli uomini che hanno telefonato alla vittima e gli eventuali altri complici.

