«Io, tre volte nonna divento giornalista all’età in cui gli altri si arrendono»
L'intervista a Ornella Quaglia che dopo quarant'anni di articoli e poesie ha ricevuto il tesserino bordeaux da pubblicista: «Mi chiamavano la Patty Pravo della Val d'Arda»

Elisa Malacalza
|1 settimana fa

Nonna Ornella Quaglia con il primo nipotino Mattia anni fa
Unghie curate color vino e tacco 12. In casa, sulle colline di Sariano, tappeti persiani - non si vede un centimetro di pavimento - e un grammofono, oltre a una collezione di pennini antichi e di bambole. Sulla sua scrivania, da qualche giorno, Ornella Quaglia, donna senz’età, ha anche un tesserino, bordeaux: è quello da giornalista pubblicista, arrivato dopo quarant’anni di articoli per Libertà come corrispondente dalla Valdarda. «Beh, la mia vita è sempre stata al contrario», dice lei. «Le cose mi arrivano all’età in cui agli altri di solito non interessano più».
Se vi state chiedendo quale sia la vera data di nascita di Quaglia, cui qualche anno fa è stato dedicato anche uno sketch della Samba Alsenese, rassegnatevi, non ve la dirà mai. Basti però sapere che nessuno aveva mai preso il tesserino alla soglia degli... No, nonostante la tentazione abbiamo promesso di non rivelarvelo anche noi, in cambio di questa intervista che cavalca i decenni.
«Io, tre volte nonna divento giornalista all’età in cui gli altri si arrendono» le parole di Ornella, che dopo quarant'anni di articoli ha ricevuto il tesserino bordeaux.
Una nonna ufficialmente giornalista. Cosa l’ha spinta a richiedere il tesserino proprio ora?
«Sono sempre stata un animale libero. Però la molla mi è scattata al pensiero della mia morte».
In che senso, scusi?
«Mi sono immaginata il “coccodrillo” di Libertà su di me. E vorrei scriveste che sono stata giornalista, a tutti gli effetti, con tanto di tesserino. Nessuno potrà dire che sono stata una giornalista a metà».
Le fa paura la morte?
«No, mi fa paura il pensiero che possano morire le persone che amo, quello sì. Io sarò cremata e volerò via in un mondo di luce».
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