Consorzio vini Doc, Cda dimissionario ora nuova governance o liquidazione

Vertici azzerati per consentire a chi volesse subentrare (prima che sia troppo tardi) di formare una nuova compagine direttiva

Giorgio Lambri
Giorgio Lambri
|7 mesi fa
Il presidente Marco Profumo
Il presidente Marco Profumo
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La spinosa questione del Consorzio Tutela Vini Doc Colli Piacentini, che alla vigilia del suo quarantesimo compleanno (fu costituito nel 1986), rischia di disgregarsi sotto il peso delle defezioni dei suoi soci numericamente più importanti, ha fatto registrare ieri un nuovo, ampiamente preannunciato step: dimissioni di massa nel Cda. Buona parte o forse tutti i membri del direttivo - non ci sono certezze ufficiali - hanno inviato ieri lettere di recesso dal proprio ruolo al presidente Marco Profumo. Una decisione funzionale all’azzeramento dell’attuale consiglio per dare impulso ad eventuali ingressi e a una possibile nuove governance. In sostanza un atto di responsabilità. Degli attuali vertici del Consorzio, assieme al presidente, fanno parte parte Stefano Pizzamiglio, Davide Valla, Massimiliano Croci, Pietro Gazzola, Chiara Poggi Azzali, Giovannella Fugazza, Mariolina Bolzoni, Paolo Passerini, Alessandro Braghieri e Patrizio Campana.
Il consiglio resterà comunque in carica fino a nuove elezioni e il presidente Profumo ci tiene a precisare che «saranno portate avanti tutte le iniziative in itinerere come la partecipazione alla Fiera dei Vini di Piacenza Expo ma anche la rendicontazione di un progetto finanziato per 70mila euro dall’Enoteca Regionale dell’Emilia Romagna».
Nel frattempo, preso atto delle dimissioni, il presidente convocherà probabilmente nei primi dieci giorni di dicembre un’assemblea dei circa 75 soci su cui conta attualmente il Consorzio, che dovrà decidere se questo fondamentale organo locale - riconosciuto dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali come unico ente proponente a livello normativo in ambito di disciplinari di produzione - debba andare avanti o essere liquidato. Il presidente spera in un’azione di responsabilità delle grandi cantine «che permetta di ricompattare l’organico», che - mancando il sostegno di alcune delle più importanti aziende del territorio - sarebbe a rischio liquidazione.
Le conseguenze La chiusura comporterebbe conseguenze gravi per tutto il sistema vitivinicolo della provincia di Piacenza. Importanti decisioni che oggi vengono assunte nel territorio e per il territorio, sarebbero delegate a Bologna. Un passo indietro di anni, in relazione, ad esempio, alle progettate modifiche dei disciplinari, che avevano recentemente animato la nostra galassia dei vini nel tentativo di alzare l’asticella della qualità e della promozione al di fuori del territorio. I disciplinari - tanto per capircirappresentano le regole di produzione dei vini Doc e Igt tutelati dal Consorzio. Decidono e controllano ad esempio la denominazione, i vitigni di riferimento e la loro composizione, oltre alla zona di produzione. In assenza del Consorzio, tanto per essere chiari, le eventuali nuove regole di produzione, promozione, tutela e commercializzazione - che so? del Gutturnio o dell’Ortrugo Doc - verranno stabilite a Bologna.
Da qui la decisione di azzerare responsabilmente i vertici per dare la possibilità alle aziende che negli anni hanno abbandonato il Consorzio (o hanno annunciato la loro immintente uscita) di formulare una nuova compagine direttiva e “salvare il soldato Ryan”. In questo momento l’unica priorità è questo, dopo di che si potrà discutere su “quale Consorzio” serve al territorio, limando le distanze ideali che hanno di fatto separato le grandi realtà (cooperative o private) dalle piccole e medie cantine. In questo momento, per dirla alla piacentina, pütost che gnint è mei pütost…