Falsi allarmi e psicosi in chat, uno studente su due sta a casa

Il tam tam, su cui indagano le forze dell’ordine, ha generato allarme. Le circolari di alcune scuole e le classi decimate

Thomas Trenchi
|2 ore fa
Falsi allarmi e psicosi in chat, uno studente su due sta a casa
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Alla fine, l’effetto-psicosi ha avuto la meglio. Ieri mattina, nelle scuole superiori di Piacenza, almeno uno studente su due è rimasto a casa. Le chat diventate virali il giorno prima hanno innescato un tam tam di preoccupazione, se non di panico, tra le famiglie. I messaggi, diffusi su Telegram e WhatsApp, annunciavano l’intenzione di destabilizzare l’ordine pubblico, soprattutto nei pressi degli istituti scolastici. Anche genitori e insegnanti hanno inoltrato schermate di chat minacciose firmate da account anonimi: «Preparate i petardi», «Si passa ai fatti», «Occupiamo le scuole», accompagnate da foto di coltelli e liste di persone a rischio, portando la sindaca Katia Tarasconi e altri primi cittadini a diffondere comunicazioni ufficiali per stemperare la tensione.
Non è chiara la fonte di questa psicosi, su cui le forze dell’ordine stanno indagando. Eppure molte persone sono cadute in un’ansia di accerchiamento, e non soltanto a Piacenza: i falsi allarmi virtuali hanno contagiato anche Cremona, Como, Monza, Genova e altri territori, con modalità analoghe. La paura - senza conferme - ha condizionato l’intera giornata. Per fortuna, nulla è accaduto in città, ma l’attenzione resta alta. Le forze dell’ordine stanno svolgendo accertamenti sui gruppi online. Del resto, le proteste contro il carovita, degenerate in certi casi con lanci di sampietrini, fumogeni e vetrine in frantumi, si sono viste nelle province vicine, a partire da Milano, Torino e Bologna.
L’allarme ha prodotto intanto l’effetto più temuto: le classi si sono presentate decimate.

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