Cerimonia del Pendolino, nel ricordo di Alessandro Ambrosio

Nella ricorrenza del disastro ferroviario del 12 gennaio 1997 è stato ricordato il giovane capotreno ucciso alla stazione di Bologna

Elisabetta Paraboschi
|4 ore fa
Cerimonia del Pendolino, nel ricordo di Alessandro Ambrosio
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È nel ricordo di Alessandro Ambrosio, il giovane capotreno ucciso alla stazione di Bologna, che si chiude la cerimonia per ricordare le otto vittime del deragliamento del Pendolino Botticelli, avvenuto il 12 gennaio 1997. Lo citano espressamente sia il referente del Dopolavoro ferroviario Bernardo Clemente - che ogni anno organizza una cerimonia commemorativa - sia l’assessore Gianluca Ceccarelli.
Anche quest’anno la cerimonia si è aperta con la messa celebrata in San Savino e l’omaggio da parte dei familiari delle vittime e dei rappresentanti istituzionali alla stele commemorativa collocata nei pressi della stazione.
«Sono trascorsi 29 anni da quella terribile giornata che ha aperto una ferita profonda» spiega don Giuseppe Basini durante l’omelia. Anche quella domenica del 1997 era un 12 gennaio e l’Italia dei treni e delle stazioni si schiantò all’ingresso della stazione di Piacenza: persero la vita i macchinisti Pasquale Sorbo e Lidio De Santis, gli agenti della Polfer Gaetano Morgese e Francesco Ardito, le hostess di bordo Cinzia Assetta e Lorella Santone, Agatina Carbonara e Carmela Landi che viaggiavano tra i passeggeri dell'Etr Botticelli deragliato. 36 furono i feriti.
«Le occasioni dolorose come questa richiedono parole di speranza - sottolinea don Basini - ne abbiamo bisogno perché senza non si riesce a vivere». «Questa giornata ha cambiato profondamente le nostre vite - fa presente Clemente - grazie però a tutti coloro che ogni anno e anche adesso condividono con noi questo momento di ricordo». «Piacenza non dimentica - assicura Ceccarelli - ma porta sempre nel cuore le vittime che oggi sono ricordate». «Per noi è come il primo giorno - spiegano la vedova di De Sanctis Lora e la mamma di Ardito Maria Cristina - ed è bello che Piacenza non si sia dimenticata dei nostri cari».