Si Cobas e Usb, "nessun sindacalista si è arricchito"

Sette sindacalisti a cui la Procura di Piacenza aveva contestato finalità di "lucro" sono stati prosciolti dall'accusa di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste

Paolo Marino
Paolo Marino
|2 ore fa
Una manifestazione Si Cobas
Una manifestazione Si Cobas
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I sindacalisti del Si Cobas e dell'Usb non hanno mai utilizzato il denaro delle due associazioni per "finalità esterne" a quelle dei "rispettivi sindacati di appartenenza" e non c'è alcuna "prova" di "arricchimenti da parte dei singoli esponenti", nonostante la Procura di Piacenza contestasse loro finalità di "lucro".
È quanto scrive la gup di Piacenza Francesca Gigli, nelle motivazioni della sentenza con cui il 26 giugno ha prosciolto dall'accusa di associazione a delinquere perché il fatto non sussiste i sindacalisti Aldo Milani, Mohamed Arafat, Carlo Pallavicini, Bruno Scagnelli, Roberto Montanari, Mohamed Abed Issa, Fisal Elderdah, alcuni dei quali arrestati per alcune settimane ai domiciliari nel luglio 2022. Lo rende noto l'agenzia La Presse. Sono stati accusati nell'inchiesta della Squadra mobile coordinata dalla procuratrice Grazia Pradella e dal sostituto Matteo Centini (oggi pm a Milano) di aver promosso e organizzato due "distinte e identiche" organizzazioni criminali all'interno delle rispettive sigle operanti nel settore della logistica e di aver commesso decine di reati di violenza privata, sabotaggio, estorsione, interruzione di pubblico servizio durante gli scioperi e i picchetti in aziende come Leroy Merlin, TNT-FedEx, GLS, Traconf, Xpo, con l'obiettivo di "lucrare posizioni di forza" e perseguire "scopi di lucro".
Per la giudice, che ha accolto le tesi degli avvocati Eugenio Losco, Muro Straini, Marina Prosperi, Marco Lucentini, Arturo Salerni, Claudio Novaro e del Tribunale del riesame di Bologna che scarcerò gli arrestati, "in realtà" Si Cobas e Usb avrebbero perseguito "fini notoriamente leciti dell'associazione sindacale" come la "contribuzione", "l'attività di proselitismo" fra i facchini della logistica o la "lotta sindacale per ottenere condizioni più vantaggiose per i lavoratori". Si tratta degli "scopi propri" di "qualsiasi associazione sindacale", si legge nelle 28 pagine del provvedimento con cui gli imputati sono stati anche rinviati a giudizio per una decina di capi d'imputazione di violenza privata per i blocchi fuori dai magazzini (decine di ipotesi di reato sono andate prescritte e in alcuni casi erano già prescritte al momento degli arresti).
Per la gup, trattandosi per le accuse dei fini "tipici del sindacato di base" ed essendo gli imputati ritenuti ai "vertici" dell'associazione a delinquere e i "coordinatori" dello stesso, "non appare ragionevole isolare all'interno" della "lecita" organizzazione una "distinta associazione criminale". Non ci sarebbe stato un "programma criminale predeterminato" e "condiviso", come mostrano le intercettazioni, in cui gli stessi sindacalisti litigano e discutono fra loro. Infine, conclude la gup, le indagini patrimoniali sulle condizioni economiche in particolare di Mohammed Arafat, Roberto Montanari, Mohamed Abed Issa, e Fisal Elderdah "non hanno portato" nemmeno i pubblici ministeri a contestare alcuna "fattispecie di rilevanza penale" come l'appropriazione indebita e tale da "far ritenere che vi fossero somme di denaro distratte e utilizzate per finalità esterne a quelle dei rispettivi sindacati"