Preso il killer del capotreno, a Piacenza cercato anche nei tombini

Bloccato dalla polizia a Desenzano. Lunedì sera era stato fatto scendere dal treno a Fiorenzuola, identificato e rilasciato. Non era ancora stata diramata la nota di ricerca

Redazione Online
|1 giorno fa
Il sospetto filmato in stazione
Il sospetto filmato in stazione
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Si è cercato dappertutto, perfino nei tombini, per provare ad agguantare Marin Jelenic, l’uomo sospettato dell’omicidio del capotreno lunedì a Bologna e fermato ieri sera, martedì, a Desenzano del Garda. Anche nella nostra provincia, lunedì sera, è scattata l’allerta tra le forze dell’ordine per il probabile arrivo nel nostro territorio del sospettato: fino a tarda notte, gazzelle e volanti hanno battuto la zona, tra Fiorenzuola e la città, specialmente dopo il blitz alla stazione ferroviaria di Piacenza, che però non ha dato risultati.
Poco prima della mezzanotte, infatti, la caccia all’uomo si è estesa - almeno per un paio d’ore, da parte di carabinieri e polizia - anche nel resto del territorio piacentino e in luoghi non strettamente legati alla rete ferroviaria. In particolare, oltre a Piacenza, le ricerche si sono concentrate proprio nella zona di Fiorenzuola, nel sospetto che - dopo essere sceso dal treno regionale - il 36enne croato avesse cercato rifugio nella cittadina, magari in qualche casolare abbandonato, giusto il tempo utile per far calmare le acque. Le evidenze, però, sembravano suggerire che Jelenik avesse lasciato la nostra provincia già nella notte, sempre in direzione Milano.
Di conseguenza, lunedì notte le ricerche sono state allentate, non essendoci prove della sua presenza sul territorio.

La tappa a Fiorenzuola

La sua foto segnaletica da lunedì sera era stata trasmessa a tutte le pattuglie delle forze dell'ordine. Subito dopo il delitto, era stato ricostruito, era salito su un treno regionale alla volta di Milano. A bordo aveva avuto atteggiamenti molesti e aggressivi, anche con il personale del treno e per questo era stato fatto scendere a Fiorenzuola, poco prima delle 20 di lunedì, per essere preso in consegna dalle forze dell'ordine. A quel punto i carabinieri lo hanno identificato e poi rilasciato: in quel momento non erano state ancora diramate le note per la sua ricerca.

 La cattura

«So di essere ricercato, ma non esattamente per che cosa» avrebbe detto, al momento del fermo, agli agenti della polizia di Desenzano del Garda, nel Bresciano, Marin Jelenic.
Jelenic è apparso confuso. Da quanto si è potuto ricostruire avrebbe trascorso la nottata in un dormitorio per senzatetto a Milano, in zona Niguarda. Da lì sarebbe salito su un autobus fino ad arrivare a Desenzano dove è stato bloccato. 
Figura già nota alla Polizia Ferroviaria per precedenti relativi al porto di armi da taglio, Jelenic è una persona senza fissa dimora e legami sul territorio italiano ed è stato identificato in diverse circostanze in ambiti ferroviari in tutto il Nord Italia. Le indagini avviate dalla Polizia di Stato, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Bologna, avevamo consentito di identificarlo dopo poche ore dall'aggressione mortale, grazie ai numerosi impianti di video sorveglianza dell'area della stazione e di monitorare l'arrivo in stazione della vittima seguita, per un lasso di tempo significativo ed apparentemente senza motivo, dal presunto aggressore.

Il padre del capotreno

«Mio figlio non aveva nemici non aveva litigato con nessuno, questo è un delitto inspiegabile. Mai fatto del male a una mosca, mio figlio - ha raccontato al Tg1, il padre della vittima, Luigi Ambrosio, anche lui ferroviere e andato in pensione di recente -: io non so cosa sia successo, ancora non l'abbiamo visto. Lui faceva il suo servizio tranquillo, poi veniva a casa, usciva. Io con mio figlio, poi, avevo un rapporto ottimo».
Il profilo di un ragazzo buono - figlio unico laureato in statistica, impiegato sui treni Intercity a medio-lunga percorrenza - e appassionato musicista cui gli amici del Centro Culturale Anzolese, con i quali suonava spesso, dedicano un pensiero dolce e commosso.
«Completamente irrazionale pensare che una vita possa spegnersi così - si legge nel post scritto sulla pagina Facebook del centro - una vita di un ragazzo, di un uomo vissuta con estrema gentilezza, di una educazione fuori dal comune, ma soprattutto con goliardia e ironia». Riflessioni cui fanno eco, ancora su Facebook, quelle del Comune di Anzola. «Alessandro era un ragazzo gentile, di animo buono, sempre ironico, con la passione per la musica. Un gran chitarrista: la sua morte lascia tutti senza parole».

Lo sciopero di oggi

Oggi a seguito dell'assassinio di Ambrosio le organizzazioni sindacali Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Af dell'Emilia-Romagna che, «si stringono ai familiari e alle colleghe e colleghi» del giovane hanno proclamato uno sciopero del trasporto ferroviario regionale di 8 ore, dalle 9 alle 17. In concomitanza con la mobilitazione, indetta «considerato il grave pregiudizio e pericolo per la sicurezza della salute di lavoratrici e lavoratori delle attività ferroviarie» si terrà, a partire dalle 10, un presidio spontaneo in Piazza Medaglie d'Oro, antistante l'ingresso della stazione e sarà anche deposto un fiore a ricordo del giovane assassinato. Le organizzazioni hanno anche chiesto un incontro in Prefettura in mattinata.