Due anni e mezzo per maltrattamenti. Operaio evita il carcere: va a casa dei colleghi

In questo modo potrà continuare a lavorare. La difesa: «Faremo appello»

Redazione Online
|2 ore fa
Due anni e mezzo per maltrattamenti. Operaio evita il carcere: va a casa dei colleghi
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È finito con una condanna a due anni e sei mesi il processo nei confronti di un operaio 55enne di origine tunisina accusato di maltrattamenti nei confronti di moglie e figli. È stato processato con rito abbreviato davanti alla giudice Matilde Borgia e ha potuto godere di uno sconto di un terzo della pena.
«Faremo appello - afferma l’avvocato Carlo Alberto Caruso -. Secondo noi non c’erano gli estremi dei maltrattamenti. Gli episodi evidenziati s’inseriscono in piccole diatribe familiari». Il pubblico ministero Emilio Pisante ha invece evidenziato le responsabilità dell’imputato, accusato di aver picchiato la moglie e di essersi comportato in modo autoritario e vessatorio nei confronti dei familiari. Il pm ha ricordato ciò che la donna aveva raccontato del coniuge: che si comportava in modo violento quando litigavano, urlava, la picchiava e lanciava mestoli e bottiglie. Inoltre si sarebbe opposto al fatto che lavorasse.
La condanna è la prima metà della notizia. Per capire la seconda parte è necessario fare un passo indietro e ricostruire la vicenda a partire da ciò che è accaduto un paio di settimane fa. Del 55enne Libertà aveva scritto il 14 giugno scorso in un articolo intitolato “Troppo vicino all’ex moglie, in cella prima del processo”. Cosa era accaduto? L’uomo era stato arrestato in flagranza il giorno prima dell’udienza del processo con rito abbreviato, che si è poi concluso con la condanna a due anni e mezzo. Era finito in carcere perché aveva violato il divieto di risiedere nel comune della Valdarda dove in passato aveva vissuto con la famiglia. Infatti, una volta presentata la denuncia, circa un anno fa la donna e i figli erano stati collocati in una struttura protetta e presi in carico dai servizi sociali. Al marito era invece stata applicata la misura cautelare del divieto di avvicinarsi ai familiari a meno di un chilometro. Successivamente si era aggiunto il divieto di dimora nel paese di residenza. E a questo punto è sorto il problema. In realtà l’uomo non aveva mai fatto trasloco e quando i carabinieri se ne erano accorti, lo avevano arrestato in flagranza. Era finito in carcere il giorno prima dell’inizio del processo, e così in un giorno l’operaio aveva fatto il bis in tribunale: udienza di convalida dell’arresto e prima udienza del processo con rito abbreviato in un colpo solo.