Festival del Pensare Contemporaneo, 23mila presenze: «Piacenza più grande e più europea»

Chiusa la quarta edizione con 130 ospiti e 60 incontri. Reggi: «Da domani al lavoro sulla prossima». Tarasconi il 30 settembre a Bruxelles per la candidatura a Capitale europea della Cultura

Patrizia Soffientini
Patrizia Soffientini
|2 ore fa
Gli organizzatori e i volontari del festival
Gli organizzatori e i volontari del festival
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Roberto Reggi, Katia Tarasconi e Alessandro Fusacchia
Roberto Reggi, Katia Tarasconi e Alessandro Fusacchia
Come è stato attraversare il Festival? Sul palco di Palazzo Gotico nella serata conclusiva lo racconta un video con tante voci e fra le più belle c’è quella di una ragazza che sente Piacenza oggi più grande e più europea, per questo le piace esserci.
La città ha risposto con piazze e sale strapiene in quattro giorni di eventi, 130 ospiti e 60 incontri, un 25 per cento in meno rispetto alla precedente edizione «Sempre con la voglia di fare - assicura il curatore Alessandro Fusacchia - ma evitando il rischio di bulimia, di dover correre da un incontro ad un altro, attraversando la città con passo giusto». E poi ecco cento volontari, venti ragazzi nella redazione Podcast Academy, numeri «non raggiunti prima».
E 23 mila presenze nelle piazze e nelle sedici sedi.
«Mai sentito tanto calore, la città, dice chi viene da fuori, è accoglienze, calorosa, unita». L’impegno è di portare avanti il Festival fino al 2033.
La Fondazione di Piacenza e Vigevano è stata il motore del Festival e Roberto Reggi alla platea del Gotico spiega che «non lo aveva detto il dottore di farlo, ma eravamo consapevoli che promuovere conoscenza significa usare una leva straordinaria per lo sviluppo del territorio e come Fondazione siamo agente di sviluppo culturale ed economico, vogliamo promuovere iniziative che fanno fare un salto, non solo accogliere progetti di altri».
In quanto ai costi del Festival, quest’anno sono stati di un milione e 50 mila euro, un 30 per cento assorbito dal ministero per la parte educativa, un altro 30 per cento messo dalla Fondazione, 3 per cento dal Comune e 7 per cento dalla Regione Emilia Romagna, il resto è degli sponsor come Banca Generali, Trenitalia, Poste Italiane, ALS della logistica, che non avrebbero mai aderito se la manifestazione non avesse avuto caratura nazionale. «Da domani - promette Reggi - lavoreremo alla prossima edizione e siamo consapevoli e convinti di avere le carte in regola per essere capitale europea della cultura».
La sindaca Katia Tarasconi, che interviene per ultima, annuncia che il giorno 30 settembre partirà per Bruxelles proprio per sostenere la candidatura, intanto si mostra commossa per tutti coloro che anche da fuori sono venuti ad ascoltare, a partecipare: «il risultato di quattro anni è incredibile, abbiamo fatto una cosa grande e e dobbiamo essere orgogliosi». Il Festival ha lanciato i suoi semi, anche di un dibattito che ammette ovviamente la critica, il non essere d’accordo fra avversari ma non fra nemici, questa è la sua bellezza «un antidoto contro le cose urlate e sguaiate».
Intervengono Maura Gancitano ed Andrea Colamedici che firmano la direzione filosofica del Festival e raccolgono un lunghissimo applauso. Colamedici parla della complessità di cui tutti hanno bisogno insieme alla chiarezza, «siamo campioni di sollevamento di domande qui a Piacenza». E serve la speranza, non solo il lato oscuro, il pessimismo dell’intelligenza. Gancitano vede oggi nella filosofia il pensiero narrativo ed emozionale che deve trasformarsi in azione e veicolare nuove possibilità, trasformare la vita personale e collettiva. «Della trasformazione c’è enorme bisogno, tanti hanno pronunciato la parola paura, ma se tanti corpi ed esperienze si mettono insieme non è detta l’ultima parola. Abbiamo attraversato, continuiamo a farlo».