Ictus imminente non riconosciuto, medico condannato

Il tribunale: «Risarcisca il paziente con 800mila euro»

Thomas Trenchi
|1 giorno fa
Ictus imminente non riconosciuto, medico condannato
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Perde temporaneamente la vista a un occhio e va dal medico di famiglia, che lo indirizza a un’ecografia e lo rassicura: non ci sono rischi immediati, basta seguire qualche cautela. Un mese e mezzo dopo, però, subisce un ictus ischemico che lo lascia mezzo paralizzato, con invalidità permanente del 75% e temporanea totale per quattro mesi. La famiglia, rappresentata dall’avvocata Rita Rossi, fa causa: ora il medico di base, difeso dalla legale Claudia Curiali, deve pagare circa 800mila euro.
Il tribunale di Piacenza, sezione civile, con sentenza a firma del giudice Antonino Fazio, attribuisce il 65% della responsabilità al medico e il 35% al paziente, configurando un «concorso di colpa».
È il 2015. L’uomo, 54 anni, lamenta improvvisa perdita della vista: il dottore diagnostica un’amaurosi fugace, sospetta un attacco ischemico transitorio e prescrive un ecocolordoppler dei tronchi sovra-aortici, «senza attribuire urgenza alla prestazione» si legge nella sentenza. L’esame evidenzia piccole placche ateromasiche calcificate, ma nessuna stenosi significativa. Il paziente riferisce il risultato al medico e riceve una terapia preventiva antiaggregante, antipertensiva e antidislipidemica.
Il giudice rileva la responsabilità del medico: la diagnosi non è sbagliata, ma non ha indicato approfondimenti specialistici né segnalato urgenza. La consulenza tecnica d’ufficio chiarisce che »non spetta al medico curante fornire spiegazioni specialistici, ma è suo compito indirizzare il paziente a una valutazione clinica specialistica, oculistica o neurologica, con urgenza differibile. Lo specialista neurologo avrebbe potuto modificare la terapia antiaggregante o adottare un approccio più aggressivo nel trattamento con statine. La mancanza di indicazioni, dunque, impedisce al paziente di attivare la filiera diagnostica«.
La sentenza riconosce anche la «lesione parentale»: «Il danno da lesione del rapporto parentale consiste nello sconvolgimento delle abitudini di vita e nell’alterazione della relazione affettiva» di moglie e figlia, diventate caregiver. Risarcimenti complessivi pari a circa 800mila euro: 415.986 al paziente, 131.844 alla moglie, 148.134 alla figlia, più interessi e spese legali. Radiologo e poliambulatorio sono stati assolti: «Non può essere ascritto al radiologo un obbligo di indirizzo terapeutico o di approfondimento clinico».
Sul caso interviene Augusto Pagani, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Piacenza: «Se dovesse affermarsi il principio secondo cui, in presenza di un sintomo non completamente spiegato da un esame, il medico debba avviare una sequenza illimitata di accertamenti fino al raggiungimento di una certezza assoluta, questo metterebbe in ginocchio non solo il Servizio sanitario italiano, ma qualsiasi sistema sanitario in tutto il mondo, per l’impossibilità di sostenerlo sia dal punto di vista economico che organizzativo». Sul caso specifico Pagani aggiunge: «La prescrizione del medico, sulla base degli elementi disponibili al momento della visita, è stata corretta. L’eventuale presenza di altri sintomi e il fatto che siano stati o meno riferiti al medico sono aspetti determinanti. Immagino che il giudice abbia preso le sue decisioni anche sulla base di un parere tecnico, che non conosco. Risulta quindi impossibile esprimere una opinione motivata sul caso in questione».