Il vescovo al Brentei: «Essere qui è vincere la tentazione di oblio»

Monsignor Cevolotto ieri mattina ha celebrato con don Lusignani la messa nel 35° anniversario della tragedia sulle Dolomiti

Nadia Plucani
|20 ore fa
I partecipanti alla messa alla cappellina al Brentei
I partecipanti alla messa alla cappellina al Brentei
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Non è una commemorazione, ma un ritrovarsi per condividere, con serenità, con il cuore e lo sguardo elevati verso l’alto, verso la vetta, vero quell’Alto che guida ogni giorno della vita. Anche quest’anno il ritrovarsi al Brentei è stata un’occasione per essere nutriti da una parola che consola, ma che soprattutto invita a vivere la vita con qualità più che quantità.
Quest’anno la Parola è stata consegnata dal vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio, mons. Adriano Cevolotto, che nella giornata di sabato è salito al rifugio Casinei insieme al gruppo di amici che da 35 anni si ritrova in quell’angolo di montagna delle Dolomiti che purtroppo il 17 luglio 1991 si è portata via sette ragazzi piacentini durante la vacanza della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes. E ieri il vescovo, con il parroco don Giuseppe Lusignani, ha celebrato la messa alla cappelletta del Brentei dove una lapide ricorda i loro nomi.
Un momento per ricordare i loro sorrisi. Lo si fa da 35 anni. Erano una cinquantina i presenti: amici, persone del luogo che non hanno dimenticato quella disgrazia, ex soccorritori che erano intervenuti per liberare i ragazzi intrappolati dalla slavina che li aveva colti sul sentiero durante un forte temporale. E anche quest’anno sono stati toccati, quasi cambiati, da questo momento vissuto insieme ai piedi delle Dolomiti.
Il vescovo Cevolotto - forse per la prima volta un vescovo è salito al Brentei da quel giorno di 35 anni fa - ha condiviso una riflessione legata alla vita quotidiana parlando attraverso le parabole proposte da Gesù nei Vangeli in queste settimane. «Venire qui significa vincere la tentazione dell’oblio, della rimozione di ciò che ci ha fatto soffrire, del dolore - osserva -. Ma la nostra storia ha in sé le cose belle e le cose dolorose e non possiamo selezionare perché come il grano e la zizzania crescono insieme, anche noi siamo il frutto di questo intreccio».