La peste suina resiste, l'Ausl agli allevatori: «Restate in guardia»
«L’ondata epidemica innescata nel novembre 2023 dal primo ritrovamento a Ottone è passata, ma il virus circola ancora»

Paola Brianti
|3 ore fa

L’ultimo esemplare sospetto del 2025 è stato segnalato a Bettola: era il 31 dicembre, poco prima dei festeggiamenti per la notte di Capodanno. Il 6 gennaio l’esito degli esami: era un cinghiale infetto, positivo alla peste suina africana. Segno che il virus tra i selvatici non si ferma. Riavvolgendo il nastro appena di qualche giorno, il 15 dicembre ne è stato catturato uno ad Alta Val Tidone, il 12 dicembre un altro a Vernasca, in Valdarda, dopo che per due mesi gli esemplari infetti erano fermi a quota zero.
«L’ondata epidemica innescata nel novembre 2023 dal primo ritrovamento a Ottone è passata - spiega Marco Maserati, direttore del dipartimento di sanità animale Ausl - Il virus però circola ancora, anche se il depopolamento da un lato e la Psa dall’altro hanno diminuito il numero di selvatici sul territorio e quindi anche i ritrovamenti di esemplari infetti».
Si prende il tempo per accennare a una piccola vittoria di questa che per due anni è stata una battaglia campale: «Restiamo in zona di restrizione 2, ma a nord dell’autostrada abbiamo liberato oltre a Castelvetro anche Monticelli e Villanova, portando Calendasco e Piacenza in zona uno. La nostra barriera per evitare sconfinamenti al nord sta funzionando». La barriera si chiama Cev, è la zona di controllo dell’espansione virale che prevede misure di ricerca attiva e depopolamento molto concentrate su un’area ritenuta frontiera oltre cui non deve passare nulla. In questi giorni l’allarme è alto per l’arrivo di infetti in Lunigiana e nel Reggiano, ma non si tratterebbe di esemplari sconfinati dal Piacentino, piuttosto dalla Liguria, come fu per il primissimo caso di Ottone.
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