L'inviato di guerra Biloslavo: passaggio a Bettola prima dell'Iran
Il giornalista, che sta preparando i bagagli con destinazione Teheran, sarà ospite del festival Radici e Identità. «Iraniani oltre i limiti, attacco scontato»

Maurizio Pilotti
|8 mesi fa

L'inviato di guerra Fausto Biloslavo
«Gli iraniani hanno varcato una linea rossa: sono arrivati al 60% dell’arricchimento dell’uranio, ben oltre il limite del 5 sufficiente a usi civili. E_a certificarlo sono state le Nazioni unite tramite l’Agenzia per l’energia atomica, non Tel Aviv. E anche se un conto è disporre dell’uranio per usi militari, e un altro avere costruito la bomba, a_quel punto era chiaro che Israele sarebbe intervenuto».
Fausto Biloslavo, 61 anni, triestino, è uno degli inviati di guerra più titolati del giornalismo italiano, ormai una categoria in via di estinzione. Ha attraversato e raccontato oltre quarant’anni di conflitti in tutto il mondo. Cominciò con un reportage dell’invasione israeliana del Libano, anno di grazia 1982, e 43 anni dopo incrocia ancora a quelle latitudini: il ritorno dell’eternamente uguale, in qualche modo, la conferma che la ferita in suppurazione del Medio Oriente in tutto questo tempo non è guarita.
Visti i nuovi tamburi di guerra che rimbombano, Biloslavo sta già preparando i bagagli con destinazione Teheran.
Nel frattempo venerdì 20 giugno sarà a Bettola, per chiudere la terza edizione del festival "Radici e Identità": appuntamento alle 21, in piazza Cristoforo Colombo. Biloslavo parlerà delle guerre in corso e degli scenari che si spalancano quando restano solo le armi a parlare. «Parlerò ovviamente anche di quest’ultimo conflitto tra Israele e Iran, della quale certo non si sentiva il bisogno, dopo l’Ucraina e Gaza. Ma che a suo modo era inevitabile», spiega.
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