Piacenza post-Covid: "Tetti verdi, recupero delle aree pubbliche e più natura"
Redazione Online
|5 anni fa

Piacenza come Parigi: la città del quarto d’ora. È la proposta dell’architetto Simone Cola, ospite dell’ultima puntata di Nel Mirino su Telelibertà: “Pensando alla rigenerazione urbana post-Covid, bisognerebbe ispirarsi al progetto La Ville du quart d’heure della capitale francese, per cui ogni persona dovrebbe avere la possibilità di raggiungere i servizi e soddisfare i propri bisogni, dalla cultura allo shopping, in soli quindici minuti. Insomma, un città a misura d’uomo. Come imposto, peraltro, anche dalla pandemia da Coronavirus”.
Di questo si è parlato nell’ultima puntata della trasmissione, condotta come sempre dal direttore dell’emittente Nicoletta Bracchi. Gli esperti si sono confrontati sulla trasformazione del tessuto urbano nell’epoca post-Covid: città più ecologiche, sostenibili e verdi. Ecco la proposta di Emanuela Torrigiani, presidente provinciale dell’Ordine degli agronomi e dottori forestali: “Progettare più edifici con muri e tetti verdi, cioè ricoperti di piante, a partire dai capannoni industriali. Così si potrebbe contribuire ad abbattere l’inquinamento e, nel frattempo, a favorire la termoregolazione degli stabili in maniera naturale nonché a recuperare l’acqua piovana attraverso la vegetazione”.
Giuseppe Baracchi, presidente dell’Ordine degli architetti di Piacenza, ha analizzato il quadro attuale: “I luoghi della socialità sono cambiati, anche l’approccio all’architettura si sta trasformando”. Per il docente di economia agroambientale Gabriele Canali “l’emergenza ci porta a riscoprire gli elementi di valore del tessuto urbano, in particolare la biodiversità e la vita all’aria aperta”.
L’architetto Carlo Ponzini, professore di nanotecnologie, ha messo sul tavolo un altro spunto più che mai attuale: “Oggi esistono mattonelle che polverizzano i batteri all’istante, in pratica edifici auto-sanificanti, purtroppo però non ancora efficaci contro i virus. Saremo capaci di ripensare davvero i nostri territori? – esorta Ponzini – Si parla sempre più di “smart city”, la città intelligente, che ha il bisogno fisiologico di verde pubblico per permettere a chiunque di riappropriarsi degli spazi dimenticati nella frenesia del passato”. Anche Torrigiani ha ribadito che “è giunto il momento di invertire la rotta verso un futuro sostenibile e di coltivare un rapporto sinergico tra l’uomo e la natura, a partire dai giovani”. Poi i nuovi spazi dell’epoca Covid sono anzitutto quelli domestici: in casa non solo si dorme e mangia, ma ora si lavora pure con lo smart working. “La richiesta della clientela – ha fatto il punto l’agente immobiliare Sandro Camisa – è aumentata per le abitazioni in provincia e, soprattutto, per quelle dotate di verde privato”.
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