Sos dall'agricoltura, «mancano i braccianti, ma qui il caporalato è raro»
Le associazioni agricole piacentine: «Complicato reperire manodopera»

Paolo Marino
|2 ore fa

Caporalato
La strage di braccianti ad Amendolara scuote il mondo agricolo. Avevano osato opporsi ai caporali che li sfruttavano i quattro pakistani arsi vivi in un’auto in provincia di Cosenza. Una ribellione che si è tradotta in una sentenza di morte. Le principali associazioni agricole denunciano l’orrore, ma sollevano anche il problema della difficoltà nel reperire la manodopera per i campi. Un lavoro duro che sempre più spesso viene demandato a operai stranieri.Con il rischio di affidarsi inconsapevolmente a persone senza scrupoli. Anche nel Piacentino i casi di caporalato emersi da recenti attività d’indagine si concentrano in prevalenza su persone di nazionalità indiana e pakistana che sfruttano connazionali.
Contrasto alla criminalità
Di fronte alla gravità di ciò che è avvenuto in Calabria, Confagricoltura Piacenza invita a non cadere in «equivoci e parallelismi» con il lavoro della gran parte degli agricoltori. «Lo sfruttamento della manodopera, così come ogni forma di intermediazione illecita o di impiego irregolare dei lavoratori, rappresenta un fenomeno criminale che danneggia innanzitutto le persone coinvolte, ma colpisce anche le imprese che rispettano le regole», afferma il presidente Umberto Gorra. «Le difficoltà di reperire manodopera sono concrete perché il lavoro agricolo resta un’attività impegnativa, a bassa marginalità, caratterizzata da una significativa componente manuale e da tempi produttivi che seguono l’andamento delle stagioni e delle condizioni meteorologiche - spiega Gorra -. Questa realtà può esporre le aziende al rischio di entrare in contatto con soggetti che operano ai margini della legalità e che sfruttano il bisogno di lavoro di molte persone. Proprio per questo è fondamentale rafforzare gli strumenti che favoriscono l’incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro e sostenere le imprese che scelgono percorsi pienamente regolari».
Il mondo che cambia
Roberto Gallizioli, direttore di Coldiretti Piacenza, racconta dei tanti ostacoli che gli agricoltori incontrano per reperire manodopera per lavorare nelle coltivazioni di pomodori e di ortaggi, piuttosto che nei vigneti sulle colline. Il mondo è cambiato, il lavoro femminile nei campi non è più una certezza e gli universitari che si pagano gli studi con i lavori stagionali sono decisamente calati. «Il problema della manodopera c’è ed è sempre più complicato - afferma Gallizioli -. Ci affidiamo con maggiore frequenza a lavoratori stranieri, con tutte le difficoltà che questo comporta sia in termini culturali, sia di burocrazia per fare arrivare queste persone in Italia».
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