Sostenere i consumi, Raffaele Chiappa: «Più fiducia e tassazione leggera»
Il presidente di Confcommercio Piacenza e l’analisi sul trend degli ultimi trent’anni
Redazione
|6 mesi fa

«Gli italiani - dice il presidente di Confcommercio Piacenza - tornano a spendere ma con cautela, privilegiando soprattutto il comparto tecnologico. Per Piacenza percepiamo questa tendenza a orientare le spese verso l’innovazione e il tempo libero. Per il nostro commercio, è fondamentale stimolare la fiducia e creare condizioni favorevoli, a partire da un sostegno alle imprese e una semplificazione fiscale a livello locale e nazionale, per far ripartire pienamente consumi e investimenti. In quest’ottica, intervenire sul cuneo fiscale rappresenterebbe una leva strategica: più potere d’acquisto alle famiglie attraverso la defiscalizzazione, senza però appesantire ulteriormente i costi a carico delle imprese».
Chiappa sintetizza così la situazione dei consumi nazionali, riprendendo le osservazioni emerse dall’ultima analisi dell’ufficio studi di Confcommercio Imprese per l’Italia sul periodo 1995-2025. I dati nazionali, infatti, rivelano un quadro complesso: nel 2025 la spesa pro capite reale a livello nazionale ha raggiunto i 22.114 euro, un aumento di 239 euro rispetto al 2024, ma ancora inferiore di 220 euro rispetto ai picchi registrati nel 2007. Questo scenario richiede un’attenta lettura e strategie mirate per il tessuto commerciale piacentino. La rivoluzione tecnologica - continua Chiappa - ha profondamente modificato i comportamenti di spesa. Negli ultimi trent’anni, la spesa pro capite per informatica e telefoni ha registrato una crescita vertiginosa di quasi il 3.000%. Parallelamente, anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare i servizi culturali e ricreativi, hanno mostrato un progresso significativo, con un aumento reale di oltre il 120% rispetto al 1995, fino a più che raddoppiare.
«A Piacenza - dice Chiappa -, questo significa che dobbiamo supportare i nostri commercianti nell’adeguarsi: offrire prodotti tecnologici all’avanguardia o esperienze di tempo libero innovative può fare la differenza. Il cittadino è sempre più attento alle novità e alla qualità dei servizi culturali e ricreativi offerti dal territorio. Anche in un contesto di crescita modesta, questa composizione dei consumi che premia tecnologia e tempo libero è un indice di resilienza da parte delle famiglie».
Sebbene ancora sotto i livelli pre-pandemici, le spese per viaggi e vacanze (+18,0%) e ristorazione (+25,7%) sono in ripresa e rappresentano una potenziale spinta alla crescita. La contabilità nazionale mostra chiaramente che il lungo termine sposta risorse su queste voci di spesa, legate anche al turismo. «Per Piacenza – sottolinea Chiappa – con la sua ricchezza enogastronomica e le sue bellezze culturali, il settore della ristorazione, il turismo congressuale, quello sportivo, i cammini religiosi, rappresentano una leva cruciale di crescita. Dobbiamo lavorare per superare i livelli pre-pandemici, attrarre più visitatori e fidelizzare la clientela locale con offerte di qualità e servizi eccellenti. È qui che il nostro tessuto commerciale può trovare nuova linfa, beneficiando anche del crescente interesse per i consumi fuori casa e per i viaggi».
Al contrario, categorie più consolidate mostrano un calo o una stabilità contenuta. I consumi di alimentari e bevande segnano un calo del 5,1% rispetto al 1995, l’abbigliamento perde lo 0,5%, e i mobili ed elettrodomestici restano sostanzialmente stabili (+0,8%). In contrazione anche il consumo reale di energia domestica (-35,1%), dovuto principalmente alla crescente attenzione al risparmio e all’efficienza energetica, sebbene il prezzo unitario dell’energia sia cresciuto notevolmente. «Il calo nelle spese per alimentari, abbigliamento e energia domestica – commenta il presidente di Confcommercio Piacenza – richiede una riflessione. Per gli alimentari, la riduzione della spesa in casa si accompagna a un aumento dei consumi fuori casa, il che offre opportunità ai pubblici esercizi. La crescente attenzione all’efficienza energetica è positiva, ma l’aumento dei prezzi dell’energia continua a pesare sul budget delle famiglie e delle imprese. La spesa per la casa, che può arrivare a quasi un terzo del budget familiare, rappresenta un limite significativo al benessere disponibile per altri consumi, tra i quali proprio l’abbigliamento».
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