«E' un lavoro da pazzi, bisogna esserne innamorati». Parola di liutaio

Per la serie "Storie di voi" l'incontro con Bruno Fulcini, nato a Carmiano, oggi attivo nel suo laboratorio di via Genocchi, nel quartiere Sant’Agnese di Piacenza

Redazione Online
|3 ore fa
«E' un lavoro da pazzi, bisogna esserne innamorati». Parola di liutaio
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«Questo è un lavoro da pazzi: bisogna esserne completamente e follemente innamorati». Si presenta così Bruno Fulcini, liutaio nato a Carmiano, oggi attivo nel suo laboratorio di via Genocchi, nel quartiere Sant’Agnese di Piacenza. Un mestiere antico che unisce progettazione, costruzione e restauro di strumenti a corda, ma soprattutto passione e dedizione.
L’interesse per la musica nasce presto. «Da bambino mi divertivo a smontare e rimontare gli strumenti». La prima chitarra acustica, regalata dalla madre, segna l’inizio di un percorso destinato a evolversi. La scelta arriva già durante gli anni delle scuole superiori: «Dissi ai miei genitori: Mamma, papà voglio fare il liutaio. Non la presero benissimo». Dopo il diploma da geometra, Fulcini si trasferisce a Cremona, per fare la scuola di liuteria: «Lì ho sentito suonare un violino e ho cambiato idea rispetto alla chitarra. Il violino è straordinariamente più delicato». In un contesto internazionale, a contatto con studenti provenienti da tutto il mondo, matura la consapevolezza della propria vocazione: «Sentivo che era ciò che dovevo fare e ho avuto la fortuna di lavorare per quelli che, mentre studiavo, erano i miei eroi».
Oggi Fulcini realizza strumenti seguendo metodi tradizionali, utilizzando attrezzi simili a quelli del Settecento. «Partiamo dall’ispirazione dei grandi maestri e cerchiamo di esprimere la nostra personalità».
Ogni fase è seguita con estrema attenzione, dalla lavorazione del legno fino alla verniciatura: «Utilizzo prodotti che preparo personalmente. Tutto naturale: resine, pigmenti come sangue di drago, curcuma e fuliggine. Il risultato dipende dalla cura nella scelta degli ingredienti». Ma è il rapporto con il materiale a fare la differenza: «La bravura del liutaio sta nell’adattarsi al legno, perché è lui che comanda. Va rispettato».
Il momento decisivo arriva alla fine del processo: «Quando lo strumento è terminato, lo ascolto suonare ed è in quel momento che capisco se ho fatto un buon lavoro».
In fondo, spiega Fulcini, il senso del suo lavoro sta tutto nella relazione con chi suonerà lo strumento: «Se riesco a valorizzare un pezzo di legno, posso dare voce a un violinista, permettergli di esprimersi in modo naturale». Ed è anche questo a rendere speciale una professione tanto esigente quanto affascinante: «Essere innamorati è qualcosa che riesce a tante persone. Ma riuscire a portare tutto se stessi nel proprio lavoro, incanalando esperienze e sensibilità, è ciò che fa davvero la differenza. Altrimenti si resta semplicemente qualcuno che ci prova».
Bruno è il protagonista di “Storie di Voi” di domani che, come ogni sabato, si può vedere su Telelibertà nelle edizioni delle 13.15 e delle 19.30 del telegiornale. Se anche voi avete una storia da raccontare contattateci all'indirizzo [email protected].