Non solo in aula: all'Università Cattolica la conoscenza si sperimenta

Professoressa Spigno: «Alla Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali imparare è un’esperienza concreta»

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|2 ore fa
Non solo in aula: all'Università Cattolica la conoscenza si sperimenta
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Laboratori, campi sperimentali, business game, progetti internazionali, tirocini e tesi sviluppate a stretto contatto con le imprese. Alla Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica la formazione si costruisce sempre più attraverso esperienze concrete che permettono agli studenti di confrontarsi con le sfide reali del settore agroalimentare.
A spiegarlo è la professoressa Giorgia Spigno, coordinatrice del corso di laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e promotrice di numerose iniziative che mettono in relazione università e mondo produttivo. «Negli anni abbiamo progressivamente potenziato tutte le attività che consentono agli studenti di entrare in contatto diretto con le aziende e con i professionisti del settore. Non ci limitiamo a portare esperti in aula: organizziamo visite aziendali, business game, simulazioni e tanto altro».

Business game per imparare a collaborare

Professoressa Giorgia Spigno
Professoressa Giorgia Spigno
L’obiettivo è creare un apprendimento che non si fermi alle nozioni teoriche. Per questo i business game rappresentano uno degli strumenti più apprezzati. «Sono esperienze che coinvolgono studenti provenienti da corsi diversi, dalle Scienze e Tecnologie Alimentari alle Tecnologie Agrarie, fino ai percorsi di Economia e Food Marketing. In questo modo si riproducono le dinamiche reali di un’azienda, dove professionalità differenti devono collaborare, confrontarsi e trovare soluzioni comuni». Un approccio che permette di sviluppare competenze sempre più richieste dalle imprese. «Le aziende cercano laureati con solide basi scientifiche ma anche capaci di lavorare in gruppo, affrontare problemi complessi, elaborare report tecnici e comunicare in modo efficace. Sono competenze che si costruiscono soprattutto attraverso attività applicative».

Laboratori, campus e opportunità internazionali

La dimensione pratica trova espressione anche nelle numerose strutture a disposizione degli studenti: dai laboratori di analisi e sviluppo prodotto ai campi sperimentali, fino agli impianti pilota presenti nel campus piacentino. Un ruolo sempre più importante è svolto dai COIL. Da questi percorsi spesso nascono anche opportunità di mobilità internazionale: «Molti studenti decidono poi di svolgere la tesi o un periodo di studio all’estero».

Gli sbocchi professionali

Fondamentale resta anche il rapporto diretto con le aziende, che trova una sintesi particolarmente efficace nei tirocini e nelle tesi sviluppate all’interno delle imprese. «Queste esperienze facilitano enormemente il passaggio dall’università al lavoro perché permettono agli studenti di applicare le competenze acquisite e di confrontarsi con problematiche concrete, e spesso rappresentano anche il primo contatto con il futuro ambiente professionale».
È un modello formativo che risponde alle grandi trasformazioni che stanno interessando il settore agroalimentare. Sostenibilità, cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, innovazione tecnologica e qualità delle produzioni richiedono infatti figure professionali sempre più preparate. «L’agroalimentare sarà uno dei settori centrali dei prossimi decenni. Oggi esiste una forte domanda di professionisti qualificati e, in molti ambiti, una carenza di figure adeguatamente formate. Il nostro è un ambito in continua evoluzione che offre grandi opportunità professionali e nel quale c’è sempre più bisogno di persone competenti e preparate».

Una facoltà, mille laboratori

Dai campi alla cantina, passando per l’analisi sensoriale. Ecco le strutture d’avanguardia a disposizione di chi studia l’agrifood in Cattolica: laboratori di chimica e di microbiologia, sensory-lab e cucina sviluppo prodotti, parco agrivoltaico, vigneto, noccioleto, azienda agricola sperimentale (Cerzoo), mini-caseificio sperimentale, cantina di micro-vinificazione.

Laboratorio, azienda e COIL: la formazione “sul campo” di Lino Bertoncini

Lino Bertoncini
Lino Bertoncini
A ventun anni, dopo il diploma al liceo scientifico delle Scienze applicate e con una passione coltivata fin da ragazzo per il mondo alimentare, Lino Bertoncini, originario di Carmiano, frequenta il terzo anno di Scienze e Tecnologie Alimentari.
Un percorso che, come racconta lui stesso, gli permette di affiancare alla preparazione teorica un’esperienza concreta e sempre più vicina alle dinamiche del mondo professionale. «Sono sempre stato interessato al settore agroalimentare e volevo capire come funzionano i processi che stanno dietro alla produzione e alla trasformazione degli alimenti. Qui ho trovato un percorso molto pratico che aiuta a collegare ciò che si studia in aula con la realtà».
Tra le esperienze più significative c’è stato il tirocinio curriculare svolto presso la Valcolatte, dove ha potuto lavorare direttamente in laboratorio. «È stata un’esperienza molto utile perché mi ha permesso di vedere applicate concretamente diverse nozioni affrontate durante i corsi. Quando osservi dal vivo processi e analisi che prima avevi studiato solo sui libri, tutto assume un significato diverso». Per Bertoncini, laboratori e attività pratiche rappresentano un elemento fondamentale del percorso universitario. «Servono a capire realmente che cosa si farà in futuro e aiutano a dare una struttura concreta alle conoscenze teoriche. Consentono anche di orientarsi meglio nelle scelte professionali».
Accanto alle attività sul campo, lo studente ha partecipato anche a un progetto COIL (Collaborative Online International Learning): «Mi è stato consigliato dalla professoressa Spigno e si è svolto in collaborazione con due atenei stranieri, uno svizzero e uno olandese. Abbiamo lavorato in gruppi internazionali analizzando il mercato del cacao e del cioccolato, studiando le dinamiche dei prezzi, le catene produttive e intervistando professionisti del settore, anche di aziende come Novi». Un percorso che ha richiesto ricerca, confronto e capacità di lavorare in squadra. «Abbiamo toccato con mano quanto il settore agroalimentare sia sempre più connesso agli scenari internazionali».
L’esperienza si è conclusa con un esame dedicato alle politiche agricole e ai mercati globali. «Abbiamo affrontato temi molto attuali, dai dazi ai cambiamenti climatici. A chi sceglie questo percorso consiglio una buona base scientifica, soprattutto in chimica, ma anche curiosità e voglia di mettersi alla prova».

Elena Gatto: «Così ho scoperto il profondo valore del lavoro interdisciplinare

Elena Gatto
Elena Gatto
La formazione alla Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Cattolica si costruisce ben oltre le lezioni in aula. Ne è buona testimone Elena Gatto, studentessa siciliana del secondo anno della laurea magistrale LM-70 in Scienze e Tecnologie Alimentari, profilo Food Safety, che nel suo percorso ha sperimentato in prima persona quanto la preparazione universitaria possa diventare concreta e vicina alle sfide del settore agroalimentare.
Dopo il diploma al liceo classico, Elena ha scelto una strada apparentemente distante dagli studi umanistici. «Mi sono laureata in Scienze e Tecnologie Alimentari all’Università Cattolica di Piacenza e ho deciso di proseguire con la laurea magistrale nello stesso Ateneo. Nel corso degli anni ho sviluppato una forte passione per il mondo alimentare e il profilo Food Safety mi ha permesso di approfondire in particolare i temi della sicurezza alimentare, un ambito che ho sempre desiderato conoscere meglio».
Una scelta che guarda già al futuro professionale. «Il secondo anno del corso è stato interamente erogato in lingua inglese e frequentato da numerosi studenti internazionali. È stata un’esperienza molto importante perché mi ha consentito di migliorare le competenze linguistiche e prepararmi al meglio per l’ingresso nel mondo del lavoro».
Per Elena, uno dei punti di forza della Facoltà è proprio la capacità di integrare teoria e pratica. «Mi sento fortunata perché il piano di studi offre numerose attività di laboratorio che permettono di acquisire familiarità con strumenti e metodologie e di applicare concretamente ciò che si studia durante le lezioni. Accanto a questo ci sono molti progetti di gruppo che aiutano a sviluppare competenze trasversali come il lavoro di squadra, il problem solving e il confronto continuo con compagni e docenti».
L’esperienza universitaria, però, non si limita agli insegnamenti curriculari. Elena ha partecipato agli Open Day, alle attività di orientamento e ai servizi di supporto allo studio per ragazzi delle scuole. Tra le attività che ricorda con maggiore entusiasmo c’è il Business Game promosso da Novi Elah-Dufour e Sky, che l’ha vista lavorare insieme agli studenti del corso di Food Marketing. Un’occasione preziosa per comprendere quanto competenze diverse possano integrarsi all’interno di una filiera.
«L’obiettivo era ideare nuove varianti della crema Novi e io ho potuto portare il contributo delle Scienze Alimentari, valutando la fattibilità delle proposte dal punto di vista tecnico e produttivo. Ho cercato di coniugare innovazione, qualità e sostenibilità. È stata una simulazione molto realistica di ciò che accade nelle aziende, dove ricerca e sviluppo e marketing lavorano costantemente insieme».
Il confronto con studenti provenienti da percorsi differenti si è rivelato particolarmente stimolante. «Ho capito quanto sia importante integrare competenze diverse. Un prodotto di qualità ha bisogno di una comunicazione efficace per arrivare al consumatore, ma allo stesso tempo una buona strategia di marketing non può prescindere da un prodotto realmente valido. È stata un’esperienza che mi ha fatto apprezzare ancora di più il valore del lavoro interdisciplinare».
Se dovesse spiegare a uno studente delle scuole superiori cosa significa oggi scegliere Scienze Agrarie e Alimentari in Università Cattolica, Elena non ha dubbi: «Il valore aggiunto è la possibilità di vivere una formazione completa, che unisce solide basi scientifiche, esperienze pratiche, confronto con le aziende e apertura internazionale. Non si studia soltanto sui libri: si entra in contatto con il mondo del lavoro e si acquisiscono competenze che permettono di comprendere davvero come funziona il settore agroalimentare contemporaneo».
Oggi Elena Gatto è anche Executive Student presso SGS Italia (Société Générale de Surveillance, leader mondiale nei servizi di ispezione, verifica, analisi e certificazione), dove in questi mesi sta svolgendo un tirocinio dedicato alle certificazioni volontarie di prodotto e allo standard SQNBA relativo al benessere animale. «Mi occupo di temi legati al benessere animale e alla sicurezza alimentare. Numerosi studi dimostrano che migliori condizioni di allevamento contribuiscono direttamente alla qualità e alla sicurezza dei prodotti alimentari e aiutano a contrastare fenomeni molto preoccupanti come l’antibiotico-resistenza». Per questo, spiega, il benessere animale non può più essere considerato soltanto una questione etica: «Oggi rappresenta uno strumento concreto di prevenzione e tutela della salute pubblica. Serve ricordarlo. È un settore in continua evoluzione e lavorare in SGS mi permette di osservare da vicino questi cambiamenti e di contribuire, nel mio piccolo, a un percorso sempre più centrale nel comparto agroalimentare».