Progetto Shakespeare torna a Piacenza: il teatro come scuola di vita
Sedicesima edizione per il progetto ideato e diretto da Valentina Escobar, che quest'anno torna in città con due percorsi formativi distinti: uno rivolto ai giovani che aspirano a diventare professionisti, l’altro a ragazzi e adulti che desiderano coltivare la propria passione per il teatro
A CURA DI ALTRIMEDIA
|2 ore fa

Che cosa può ancora raccontarci Shakespeare, a più di quattro secoli di distanza? La risposta, probabilmente, si trova nella vitalità dei suoi personaggi: nelle loro contraddizioni, nei desideri, nelle passioni, nelle paure e in quei conflitti che continuano ad attraversare la vita degli uomini, indipendentemente dall’epoca, dall’età o dal contesto sociale. È da questa convinzione che riparte a Piacenza il “Progetto Shakespeare”, ideato e diretto da Valentina Escobar, regista e coreografa con oltre venticinque anni di attività professionale in Italia e all’estero, nel teatro di prosa e nella lirica.

Giunto alla sedicesima edizione, il progetto torna nella città in cui è nato nel 2011, rinnovando il legame con Teatro Gioco Vita e articolandosi quest’anno in due percorsi differenti: un laboratorio di perfezionamento destinato a giovani allievi attori che aspirano a intraprendere la professione e un secondo itinerario, rivolto a ragazzi e adulti dai 16 ai 35 anni, che desiderano approfondire la propria passione per il palcoscenico.
«Come si può pensare di occuparsi di teatro senza conoscere Shakespeare?», osserva Escobar. «I suoi testi affrontano temi universali, che riguardano tutti noi. Cambiano le epoche, cambiano i rapporti umani, ma le domande fondamentali restano».
Il percorso per chi vuole diventare attore
Il primo percorso è pensato per giovani allievi attori provenienti da tutta Italia, selezionati attraverso curriculum, lettera motivazionale, materiale fotografico ed eventuale video. Un progetto di perfezionamento che prevede cento ore di formazione, distribuite nei fine settimana, e che si avvale della collaborazione di Teatro Gioco Vita e di Teatro.it, portale di riferimento per il settore teatrale nazionale.
Il lavoro si svilupperà attraverso diverse fasi: dal training iniziale, con esercizi dedicati alla conoscenza del corpo e all’utilizzo della voce, all’analisi dei testi e dei principali temi drammaturgici, fino alla costruzione dei personaggi e al montaggio delle scene. L’obiettivo è accompagnare ogni partecipante nella scoperta delle proprie possibilità espressive, lavorando sulla presenza scenica, sulla capacità di ascolto e sull'incontro tra parola, movimento e musica.
Accanto a Valentina Escobar ci sarà Federica Calvi, logopedista esperta in vocalità artistica e docente in importanti accademie teatrali: non si lavorerà soltanto sulla creazione del personaggio attraverso la voce, ma anche attraverso l’ aspetto fisico, la musica, la danza e la capacità di ascoltare.
Il laboratorio si concluderà con la partecipazione a Sognando Shakespeare, spettacolo scritto e diretto da Escobar, ispirato alla vita del drammaturgo inglese e ad alcuni dei suoi capolavori: una performance finale registrata a porte chiuse al Teatro Filodrammatici di Piacenza e successivamente diffusa online attraverso canali dedicati, tra cui YouTube e Teatro.it. Ogni allievo riceverà inoltre una copia del video, realizzato in formato 4K, utilizzabile per finalità promozionali non lucrative e per eventuali provini.
Una scelta che riflette l’intenzione della regista di offrire ai partecipanti un’esperienza concreta di lavoro scenico, senza trasformare la loro partecipazione in una prestazione professionale non retribuita. Le iscrizioni e le selezioni saranno aperte fino al 23 dicembre 2026.
Il percorso per appassionati amatori
Accanto al percorso destinato ai futuri professionisti, il progetto propone un secondo laboratorio, rivolto a giovani e adulti dai 16 ai 35 anni che desiderano avvicinarsi al teatro o approfondire un interesse già coltivato.
In questo caso il programma prevede 49 ore di attività, con un lavoro concentrato sui capolavori di Shakespeare, sul training fisico e sulla ricerca delle possibilità espressive individuali. Non è previsto il seminario specifico sulla vocalità artistica, riservato al percorso professionale, ma resta centrale il confronto con la drammaturgia e con la costruzione dei personaggi.
La proposta nasce dalla volontà di distinguere con chiarezza le esigenze di chi si prepara a una possibile carriera teatrale da quelle di chi desidera vivere il palcoscenico come esperienza personale e formativa. «Ho voluto dividere il progetto in due parti proprio per garantirne la serietà e l’efficacia», racconta Escobar. «Chi sogna di diventare attore ha bisogno di un percorso di perfezionamento specifico, ma anche chi coltiva il teatro per passione ha diritto di poterlo fare guidato da professionisti con esperienza».
Per la regista, il ritorno a Piacenza ha anche un significato particolare. Il progetto era nato proprio qui, nel 2011, in collaborazione con Teatro Gioco Vita e attraverso un primo laboratorio rivolto a un’ intera classe del liceo Gioia. Dopo le esperienze maturate in altre città e in contesti teatrali differenti, la scelta è stata quella di riportarlo nel luogo delle origini: «Mi piacerebbe che questo progetto diventasse anche un’ occasione per portare a Piacenza ragazzi e giovani interessati al teatro da altre città», conclude Escobar.
Un teatro che mette al centro l’ umanità
La scelta di Shakespeare non è una questione di repertorio: per Escobar, il “Bardo di Avon” rappresenta un terreno di ricerca particolarmente fertile, capace di mettere in relazione dimensione drammatica e comica, parola e musica, individualità e collettività.
È quella che la regista definisce un’ idea di «teatro umano»: il percorso artistico di Escobar è caratterizzato da una profonda attenzione alla valorizzazione e alla trasmissione del patrimonio teatrale e musicale italiano, maturata attraverso il confronto con figure di riferimento come Narcisa Bonati e le grandi interpreti della lirica del Novecento. Nel corso della sua carriera ha dedicato progetti a protagoniste come Maria Callas, Mirella Freni e Raina Kabaivanska, con l’obiettivo di mantenerne viva la memoria e avvicinare le nuove generazioni alla loro eredità culturale.
Un percorso che le ha procurato riconoscimenti prestigiosi, tra cui il Premio Internazionale Arlex per il Teatro nel 2016 e, nel 2026, un premio alla carriera per i suoi venticinque anni di attività professionale, dedicato a Adua Veroni.








