Quattro storie, una passione: il futuro passa dalla Facoltà di Scienze agrarie, alimentari e ambientali
Alla Cattolica di Piacenza gli studi diventano scoperte e nuovi progetti
A CURA DI ALTRIMEDIA
|2 ore fa

Elisa Araldi ha scoperto tra le piante la sua strada nella ricerca

Elisa Araldi, piacentina, all’università ci è arrivata seguendo una passione e ci è rimasta scoprendone un’altra. Da bambina amava la natura e gli animali, ma anche il disegno, tanto da scegliere inizialmente l’Accademia di Belle Arti di Milano. È bastato poco, però, per capire che quella non era la sua strada. Il passaggio a Scienze Agrarie, alla Cattolica, le ha aperto un mondo che non aveva previsto: quello delle piante, della patologia vegetale e della ricerca. «Al momento di scegliere l’università ho pensato di darmi una possibilità e di provare con l’Accademia di Belle Arti. Ho capito però quasi subito che non era il percorso giusto per me». Anche grazie al confronto con alcuni amici già iscritti alla Cattolica, Elisa ha deciso di cambiare strada e di iscriversi a Scienze Agrarie. Una scelta inizialmente accompagnata da qualche timore, ma che le avrebbe riservato una sorpresa: quella di scoprire una passione diversa da quella con cui era arrivata all’università. «All’inizio ero un po’ spaventata perché non sapevo concretamente cosa mi aspettasse. Poi mi sono stupita delle materie che ho affrontato e, soprattutto, di quanto il percorso mi abbia fatto cambiare prospettiva». Se all’inizio l’idea era quella di orientarsi verso un profilo zootecnico, legato quindi alla sua passione per gli animali, sono state le prime lezioni a indirizzarla verso un altro mondWo. «Uno dei primi corsi era Botanica e mi sono appassionata al mondo delle piante. Mi ha incuriosito tantissimo e, con il tempo, il mio interesse per le piante è diventato molto più concreto di quello per gli animali». Da lì è arrivato l’indirizzo vegetale e, in particolare, l’interesse per la patologia vegetale, che ha accompagnato sia il percorso di laurea triennale sia quello magistrale, che Elisa sta per concludere. «La mia scelta forse è nata un po’ casualmente, ma oggi posso dire di essere molto soddisfatta del percorso che ho intrapreso».
A rendere significativa l’esperienza in Cattolica sono state anche le persone incontrate e la possibilità di ampliare lo sguardo oltre la botanica. «La Cattolica mi ha trasmesso molta curiosità. Ho scoperto che Agraria apre a tantissimi ambiti, dalla botanica alla chimica fino alla sicurezza alimentare. Sono conoscenze che ritornano nella vita quotidiana, perché l’agricoltura ci riguarda molto più di quanto pensiamo». Oggi Elisa ha già individuato il prossimo passo: al termine della magistrale intraprenderà un percorso di dottorato. Ma non esclude altre strade, dall’industria del pomodoro al mondo accademico e, un domani, anche all’insegnamento. «Ho deciso di intraprendere un dottorato, quindi sicuramente il mio percorso, almeno nell’immediato, mi porterà verso la ricerca. Allo stesso tempo ho capito che questi studi aprono molte possibilità lavorative e non voglio chiudermi delle porte. Mi piacerebbe continuare a confrontarmi con il mondo dell’università e non escludo nemmeno, in futuro, la possibilità di insegnare». Quello che Elisa vuole portare con sé, qualunque sarà la direzione professionale, è soprattutto la curiosità. «Quello che mi aspetto dal futuro è di continuare ad avere curiosità, voglia di imparare, di fare e di scoprire. Questa università mi ha dato proprio la possibilità di continuare a studiare, ricercare e farmi domande».
Tommaso Bortolasi: «Il confronto con chi lavora ci aiuta a scegliere il percorso»

Dal percorso triennale a Verona alla laurea magistrale in Scienze e tecnologie alimentari alla Cattolica, Tommaso Bortolasi è oggi al secondo anno di questo tragitto e guarda al futuro con un interesse sempre più orientato verso il mondo della produzione e del controllo qualità. «Sono arrivato qui dopo la triennale a Verona e ho trovato un percorso che mi ha appassionato fin dall’inizio. Le Tecnologie alimentari mi affascinano molto e credo che alla Cattolica ci siano una preparazione molto valida e diverse possibilità di sbocco professionale».
A convincerlo non sono soltanto i contenuti dei corsi, ma soprattutto la possibilità di confrontarsi direttamente con chi lavora nel settore. Durante il primo anno, infatti, le attività didattiche e formative hanno portato in aula esperti e professionisti, creando un collegamento concreto tra università e mondo del lavoro. «Se dovessi scegliere una parola per descrivere la mia esperienza sarebbe “confronto”. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare molti professionisti che hanno portato in aula la loro esperienza e ci hanno dato consigli utili, ma anche idee e prospettive per il nostro futuro lavorativo». Un percorso che permette inoltre di comprendere quanto le tecnologie alimentari siano un ambito trasversale, nel quale entrano competenze diverse, dalla microbiologia alla produzione e alla sicurezza degli alimenti. Per Tommaso, il valore della formazione sta anche nella sensazione di essere accompagnato nella crescita. «L’università investe su di te e ti mette nelle condizioni di costruire gli strumenti che ti serviranno. Poi, naturalmente, i frutti di questo investimento dipendono anche da quello che ciascuno di noi saprà fare». Quanto al futuro, la direzione comincia a delinearsi: «Sto ragionando soprattutto sulle produzioni alimentari e sul controllo qualità. La Cattolica mi sta fornendo gli strumenti per affrontare queste possibilità, adesso tocca a me metterli a frutto il lavoro svolto».
Università da vivere anche fuori dall’aula: aziende, viaggi e incontri nelle parole di Giorgia Loss

Dalla trentina San Martino di Castrozza a Piacenza. Giorgia Loss è al secondo anno della magistrale in Agricoltura sostenibile e di precisione all’università Cattolica e racconta la sua esperienza partendo da una domanda semplice: perché sei qui?. La risposta non è soltanto nella formazione, ma anche nelle persone, nelle esperienze e nelle opportunità che si aprono fuori dall’aula. «Ho sempre studiato a Trento, dove ho ricevuto una buona preparazione e costruito le mie conoscenze. Dopo la triennale ho iniziato a guardarmi intorno per la magistrale e mi ha colpito la sede di Piacenza: un’università a misura d’uomo, dove le persone vengono valorizzate». Un’impressione diventata presto esperienza concreta. «Fin dall’inizio ho trovato accoglienza, spiegazioni e una proposta formativa che mi ha convinta. Ci sono tre curricula e corsi molto interessanti. Ma quello che mi ha sorpresa maggiormente è stato il rapporto con i professori: anche nelle lezioni frontali ho trovato grande disponibilità. Quando hai bisogno di confrontarti, il professore c’è e ti ascolta». E poi c’è la rete, quella tra studenti e docenti. «Si crea un rapporto diretto ed efficace, ci si conosce e ci si aiuta. È un aspetto che mi affascina molto e che considero parte integrante del percorso». Ma per Giorgia la formazione non si esaurisce tra i banchi. «Direi che quello che succede dentro l’aula rappresenta un parte della didattica che viene però integrata esperienze esterne all’aula in sé: uscite didattiche in aziende zootecniche, mangimifici, centri di ricerca, cantine, aziende e fiere settoriali».
Tra le esperienze che più l’hanno colpita c’è il Cerzoo, azienda sperimentale della Cattolica dedicata alla ricerca e alla formazione in ambito zootecnico. «Mi affascina vedere una realtà che lavora per essere innovativa e che mette in relazione aziende e università per progredire». Poi i viaggi, dalla Francia ai Paesi Bassi e alla Germania, per confrontare sistemi agroalimentari diversi, e la Summer School in Valle d’Aosta con il Consorzio della Fontina. «Sono occasioni che permettono di uscire dalla classe e confrontarsi con realtà diverse, guardando l’agroalimentare sotto tutte le sue sfumature». A completare il percorso c’è anche My Mentor, il programma della Cattolica che mette in contatto studenti e professionisti. «Ho incontrato imprenditori e figure di spicco. È bello riuscire ad azzerare la differenza di età e le barriere, creando relazioni che possono servire non solo per l’università, ma anche nella vita e nel lavoro». Ed è forse proprio questo il punto. «La Cattolica mi ha fatto capire quanto siano importanti i contatti e le relazioni sociali, oltre all’apprendimento. Ho trovato un gruppo coeso e tante occasioni per crescere». Sul futuro non cerca necessariamente una strada già tracciata. «Non credo sia fondamentale avere sempre un obiettivo fisso e chiarissimo. Mi piace il percorso, buttarmi con convinzione nelle situazioni e lasciarmi sorprendere dalle esperienze. Anche gli imprevisti servono: aumentano la curiosità e aiutano a restare sul pezzo, sviluppando una visione multidisciplinare. Voglio continuare a farmi sorprendere dal cammino, rimanendo nel mio habitat e sfruttando tutto il background che ho costruito».
Carlo Carnevale Maffè e il suo sogno da coltivare: una cantina e un vigneto

A 17 anni Carlo Carnevale Maffè non aveva ancora le idee chiare sul futuro. Nato a Pavia il 13 marzo 2007, oggi frequenta il terzo anno di Scienze e Tecnologie Agrarie, con indirizzo viticoltura ed enologia, all’Università Cattolica. Una scelta nata da una passione che, nel tempo, è diventata un progetto. «Quando ho scelto questa strada ero in un periodo abbastanza confuso della mia vita. Non avevo particolari obiettivi e non sapevo bene quale percorso intraprendere. Poi ho deciso di seguire le mie passioni: la viticoltura e l’enologia». La scelta di Piacenza è arrivata anche grazie ai consigli ricevuti durante il liceo e alla qualità della formazione. «La Cattolica di Piacenza è una delle realtà più importanti in Italia nel settore enologico e vitivinicolo. Inoltre, il campus più piccolo rispetto a quello di Milano permette di avere rapporti più diretti con le persone e di vivere un ambiente molto conviviale».
Il passaggio dal liceo all’università, e soprattutto il trasferimento in una nuova città, si è rivelato un’esperienza di crescita ben più ampia di quanto immaginasse. «Una delle cose che non mi aspettavo era la maturità che avrei acquisito, sia dal punto di vista relazionale sia nella gestione degli impegni. Ho imparato a organizzare meglio le mie giornate, a gestire il tempo e a diventare più autonomo». Un ruolo importante lo ha avuto anche il collegio del campus, dove Carlo ha vissuto il primo anno. «Mi ha aiutato molto a entrare nel mondo universitario, a capire come funzionano gli esami e le lezioni e soprattutto a conoscere tante persone. Ho trovato degli ottimi amici e alcuni sono diventati legami molto stretti». Oggi, rispetto ai dubbi di quando aveva 17 anni, Carlo guarda al futuro con un obiettivo preciso: «Mi piacerebbe avere una cantina e dei vigneti, coltivare la mia uva e produrre il mio vino. Vorrei riuscire a far coincidere il lavoro con le mie passioni e costruire qualcosa di mio».
Gli articoli più letti della settimana
1.
«Mamma, sono vivo»: i messaggi lanciati dai treni dai militari deportati
2.
È morto Maurizio Pomarelli, il papà di Elisa: «Non c’è un solo minuto in cui non penso a te»
3.
Sbranata dai lupi, lo shock dei padroni della cagnolina Holly
4.
Scontro tra due furgoni a Settima, statale 45 chiusa per i soccorsi

