I 50 anni del Gruppo Polenghi. Lollobrigida: «Impresa straordinaria»

Nella giornata speciale ai Teatini il ministro ha sottolineato la capacità di «internazionalizzare creando lavoro e ricchezza»

Patrizia Soffientini
Patrizia Soffientini
|2 ore fa
Marco e Giancarlo Polenghi con Andrea Giambruno alla giornata celebrativa nella prestigiosa sala dei Teatini - © Libertà/Mauro Del Papa
Marco e Giancarlo Polenghi con Andrea Giambruno alla giornata celebrativa nella prestigiosa sala dei Teatini - © Libertà/Mauro Del Papa
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Una piccola caraffa iconica ed è subito Gruppo Polenghi. Ecco il profumo aggrumato di un marchio che ha saputo mantenersi italiano, diventando leader mondiale del succo di limone imbottigliato, marchio detenuto in maggioranza dalla famiglia ma consolidato con altri partner entrati nel capitale (dopo Progressio Sgr, Crédit Mutuel Equity e Idia Capital Investissement che hanno acquisito la quota). Risultato? La Polenghi fondata nel 1976 da Giancarlo Polenghi e da Luisa Rancati è un Gruppo di portata internazionale, presieduto da Marco Polenghi, con 220 dipendenti, un giro d’affari di 110 milioni di euro, accresciuto del 50% cento negli ultimi cinque anni, con quattro stabilimenti (due in Italia, fra cui quello di San Rocco al Porto, Belgio, California) e la previsione di investimenti per 25 milioni di euro nel prossimo quinquennio. Un esempio di come si possano ampliare con coraggio gli orizzonti di un sogno antico, nato con il nonno di Marco.
Il mezzo secolo dell’azienda è stato celebrato in una giornata speciale ai Teatini, presentata in mattinata dal giornalista Michele Rancati del Gruppo Libertà, e nel pomeriggio dal giornalista e conduttore Andrea Giambruno. Giornata arricchita da una mostra d’arte, da una visita allo stabilimento, e soprattutto dal collegamento con il ministro Francesco Lollobrigida (Agricoltura) alla presenza di un folto pubblico e di giornalisti di tante testate. Preme la creazione di una associazione di categoria che riunisca i produttori di limone frammentati intorno alla filiera, il tema viene sottoposto al ministro perché intanto produttori spagnoli e argentini si muovono con velocità. Dunque uno snodo di portata nazionale è il messaggio lanciato da Polenghi: assumere la leadership in un comparto dove gli italiani sono superiori. Polenghi stessa si candida a fare da traino. Il tema è creare un sistema, vedere cosa vuole il mercato, il consumatore, impiegare risorse sullo sviluppo di prodotti. Da soli è difficile.
Nel collegamento, il ministro rende omaggio al Gruppo Polenghi, «impresa straordinaria», alla sua grande capacità di internazionalizzare, mettendo in contatto un prodotto primario come il limone con l’industria, creando valore, lavoro e ricchezza. Presupposti di quella che definirà «equità sociale». Il governo Meloni ha predisposto incentivi per rafforzare la competitività e con la legge 76 del 2026 protegge l’agroalimentare italiano creando un sistema sanzionatorio per evitare che sia «defraudato». Il nostro Made in Italy tramite l’Ice arriva a 72.6 miliardi di export nonostante la situazione geopolitica e il settore sul lungo periodo dovrebbe poter aspirare, in un clima più sereno, ai 283 miliardi, stante una ottima crescita che già supera per valore aggiunto quella di altri Paesi come la Francia. Fare sistema? Certo conta non «il singolo anello, ma la filiera» dove i prodotti primari possono esplodere positivamente in un quadro che mette insieme industria, logistica, costi di produzione. Polenghi è un esempio per come si può fare, ribadisce il ministro, un modello virtuoso.