Quei morti sul lavoro:
«Il “killer” siamo noi distratti e stanchi»

A Confindustria appello di Scotti (Lhs): «Mille vittime ogni anno, ormai da decenni». Di Furia: «Essere a norma non vuol dire sentirsi sicuri»

Elisa Malacalza
Elisa Malacalza
|1 ora fa
L’intervento del piacentino Davide Scotti nella sala di Confindustria ieri pomeriggio; sotto, a lato, l’imprenditore toscano Giacomo Di Furia
L’intervento del piacentino Davide Scotti nella sala di Confindustria ieri pomeriggio; sotto, a lato, l’imprenditore toscano Giacomo Di Furia
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Chi è l’assassino, chi è il killer?, chiede Davide Scotti, segretario della fondazione Lhs che per Saipem si occupa di sicurezza e autore del libro “Safeness”. Accanto a lui c’è un altro gigante del settore, Giacomo Di Furia, che nella sua azienda Livith, da 150 collaboratori, ha creato un parametro: quello della sicurezza. Psicologica.
Intanto, sullo schermo della sala di Confindustria - tanta gente, nel pubblico - scorrono le immagini: lo strazio per Sukhjinder Singh, travolto a Mottaziana mentre andava al lavoro di notte, come bergamino; i fiori sui cancelli a Borgonovo per Nicoletta Palladini, incastrata sul nastro trasportatore; e trattori ribaltati. «L’assassino è il pensiero che tutto questo sia normale, è quando pensiamo “Ma sì, posso mandare un messaggino alla guida” o “Tanto cosa vuoi che accada, solo un minuto”, o ancora, come succede nel 70 per cento dei casi, “Posso non allacciare la cintura se sono seduto dietro”», riprende Scotti. L’invito è ad abbracciare «il valore della sicurezza, tutti. Altrimenti siamo complici, distratti e stanchi».
All’incontro “Quanto siamo sicuri al lavoro?”, aperto dai saluti di Mario Magnelli, che preside il comitato promotore del Festival del pensare contemporaneo, torna il tema del “qualcun altro”, come se alla sicurezza sul lavoro ci debba sempre pensare il collega, il superiore. L’altro. Ma quel qualcun altro - viene detto più volte - siamo noi: Carlo, che si preoccupa dei colleghi, Lucia, che insegna i pericoli e si occupa della formazione, Marco, che nel budget aziendale mette tutto quello che può aiutare la sicurezza. E anche chi, come il piacentino Scotti e il toscano Di Furia, sceglie di trasmettere valori che, oggi, purtroppo, si tendono a negoziare, ad accantonare, «perché ci danno fastidio, perché ci chiamano in causa», dice il segretario di Lhs.
Il suo intervento si apre con un dato: «Entro fine anno supereremo le mille vittime sul lavoro, va così da trent’anni. Tre morti al giorno», sottolinea.