Rapporto economia: 2025 rallentato, pesa il primo semestre
Pesano sull'andamento il contesto geo-politico e le forti tensioni nell’interscambio mondiale provocate dall’introduzione dei dazi statunitensi
Redazione Online
|14 ore fa

E' stato presentato lunedì 20 luglio il Rapporto Economia per l'anno 2025 che, in generale e nella media dei dodici mesi, ha evidenziato a Piacenza un ulteriore rallentamento del ciclo economico rispetto al 2024, con un andamento che in diverse occasioni è stato meno intonato di quello regionale. I dati a consuntivo 2025 contenuti nel nuovo numero 49 di Piacenz@ risentono in particolare dei risultati non molto positivi conseguiti dal nostro sistema socio-economico soprattutto durante il primo semestre (cfr. il numero 48), e che sono stati influenzati negativamente – a livello locale come a livello nazionale - oltre che dal contesto geo-politico (cfr. i conflitti russo-ucraino e medio-orientale), anche dalle forti tensioni nell’interscambio mondiale provocate dall’introduzione dei dazi statunitensi.
Nella seconda parte dell’anno si è potuto rilevare infatti - grazie all’assorbimento dello shock dei dazi - un miglioramento delle aspettative e del trend, con il coinvolgimento di diversi settori dell’economia locale. Risulta improbabile, tuttavia, che questi progressi possano essere confermati dai dati del prossimo numero 50 relativi al primo semestre 2026, sui quali incidono pesantemente - da ultimo – la guerra (non ancora definitivamente risolta) tra USA e Iran, le connesse difficoltà dei transiti commerciali nello Stretto di Hormuz, e le nuove spinte inflattive; fattori che hanno determinato un nuovo peggioramento del clima di fiducia e la previsione di un minore livello dell’attività economica globale.
Di fatto, nel corso del 2025 sono emerse diverse criticità nel sistema locale piacentino, tra le quali si osservano in particolare: una contrazione del tasso di crescita del valore aggiunto provinciale, una congiuntura negativa delle imprese sui mercati, l’export in calo, la riduzione dello stock delle imprese, un mercato del lavoro che – nonostante i buoni livelli raggiunti – mostra segnali di sofferenza. Gli unici ambiti che in questo contesto sono riusciti ad andare controtendenza sono stati quello demografico (con la popolazione ancora in aumento) e quello del turismo (con lo sviluppo degli arrivi e delle presenze). Vediamo i dati.
Il valore aggiunto.
Nel 2025, il valore aggiunto provinciale si è attestato su un modesto +0,1%, in flessione rispetto al +0,5% del 2024; si tratta inoltre di un dato che certifica un certo ritardo rispetto al +0,4% registrato a livello regionale e nazionale. Le stime elaborate dalla Camera di Commercio su dati Prometeia rilevano qui un andamento positivo della ricchezza prodotta per il settore delle costruzioni (+8,8%) e per l’agricoltura (+1,3%), mentre risultano invariati i servizi (+0,3%) e in contrazione l’industria (-2,3%). In un'ottica di lungo periodo, la questione della crescita rimane complessa e critica per l'intero sistema economico, non limitandosi alla sola realtà piacentina. Nell'anno in corso, il valore aggiunto reale della provincia di Piacenza risulterà infatti superiore di appena il 13,1% rispetto ai livelli registrati dieci anni prima, nel 2016, facendo comunque meglio dell'Emilia-Romagna (dove l’incremento reale è fermo all'11,3%) e dell’Italia (+10,8%).
L’andamento delle imprese sui mercati.
In base alle indagini campionarie di Unioncamere Emilia-Romagna, per le imprese dell’industria manifatturiera il 2025 si è chiuso con una netta flessione tendenziale della produzione, pari al 3,3% (contro il -0,7% medio regionale), dopo l’andamento ancora positivo (+0,3%) conseguito nel 2024. Il risultato si deve ai primi due trimestri dell’anno, che segnano una caduta nell’ordine del 7-8 percento, e che vanificano la ripresa registrata nel terzo (-0,5%) e quarto trimestre (+2,3%). Dinamiche simili mostrano inoltre il fatturato totale (-4,5%), il fatturato estero (-3,9%), gli ordini totali (-2,8%) e gli ordini esteri (-0,9%), anch’essi comunque in recupero nella seconda parte dell’anno, ma al di sotto della prestazione regionale.
Stesso andamento si rileva per l’artigianato manifatturiero, che mostra a Piacenza nel 2025 una riduzione complessiva della produzione del 3,4 per cento (-0,9% in regione), frutto di un recupero graduale iniziato con una pesante caduta del 7,0 per cento nel primo trimestre e terminato con un quasi pareggio, pari a un meno 0,8 per cento, a fine anno. Dal canto loro, nel piacentino le aziende del settore delle costruzioni hanno registrato a consuntivo 2025 (a differenza del valore aggiunto prodotto) una flessione media del volume d'affari a prezzi correnti del 2,7% (-1,7% nel 2024), decisamente più marcata rispetto alla sostanziale tenuta del settore sull'intero territorio regionale (-0,3%). Anche qui l’esercizio si è aperto con una contrazione preoccupante del 5,3% rispetto all'anno precedente nel primo trimestre, per poi recuperare in corso d’anno sino al - 0,5 per cento nell'ultimo periodo. Infine, per quanto riguarda le imprese del commercio al dettaglio, nella media del 2025 si è osservato un calo delle vendite (al lordo dell’inflazione) dello 0,6 per cento, su livelli simili a quello registrato su scala regionale (-0,3%). Durante l'ultimo anno, l'unico segnale di ripresa si è manifestato nel secondo trimestre, con un lieve incremento dello 0,2 per cento, mentre tutti gli altri periodi hanno evidenziato una flessione dei consumi.
L’interscambio con l’estero.
Una conferma delle non buone prestazioni sui mercati esteri nel 2025 del sistema Piacenza arriva anche dai dati ISTAT sulle esportazioni, che calano da noi complessivamente del 4,5% rispetto all’anno precedente (portandosi a 6,6 miliardi di euro, -300 mln€.), mentre aumentano in Emilia-Romagna (+1,3%), in Italia (+3,3%), oltre che nella maggior parte delle province limitrofe. Nel primo semestre la flessione era stata però molto più accentuata, pari all’11,5%. Qui, il dato a consuntivo 2025 risente soprattutto della contrazione delle attività dei poli logistici, con il settore tessile-abbigliamento in particolare a -18,4% (quasi 400 mln€. in meno), ma anche della congiuntura sfavorevole sperimentata dal comparto dei prodotti in metallo (-12,8%) e della staticità del settore meccanico (+0,4%). E’ invece sempre in crescita sui mercati esteri il settore alimentare (+ 8,9%, dopo il +7,0% nel 2024 e il +17,5% nel 2023). Dal punto di vista geografico, nel 2025 le esportazioni verso l’Europa, il principale mercato di sbocco della provincia di Piacenza con una quota di circa il 74,6% (in aumento), sono risultate relativamente stabili (-0,7%) rispetto all’anno precedente: cresce (molto) la Germania (+28,4%), ma calano Francia (-0,9%), Spagna (-4,1%) e Polonia (-6,6%%). Si riduce (molto) anche l’export verso l’Asia (- 24,3%), specialmente verso la Cina (-33,3%), mentre nelle Americhe la flessione è più contenuta (-2,6% nel complesso, con gli USA però a -8,0%).
Per quanto riguarda d’altra parte le importazioni, quelle provinciali (8,3 miliardi di euro) sono aumentate nel 2025 del 16,5%, ad un tasso superiore a quello degli altri contesti territoriali, e rispetto ad una media nazionale che si è fermata a +3,2%. Dato l’andamento divergente dell’interscambio estero, peggiora di conseguenza il saldo commerciale piacentino, da -252 mln€. nel 2024 a -1.744 nel 2025.
Lo stock delle imprese.
Con riferimento allo stock delle imprese registrate presso la Camera di Commercio, alla fine del 2025 esso è composto da 27.676 unità, in diminuzione di ben 947 imprese rispetto alla consistenza rilevata un anno prima, mostrando con ciò il deciso ritorno sul sentiero discendente di lungo periodo, dopo la fase debolmente espansiva del 2021 e 2022. Il dato va imputato alle cessazioni d’ufficio, visto che al netto di queste il saldo si colloca ancora in campo positivo (+64), sebbene il tasso di crescita (+0,2) risulti inferiore al dato regionale (+0,4) e nazionale (+1,0). A livello settoriale, la contrazione dello stock (comprese le cessazioni d’ufficio) è stata pesantemente influenzata dalla caduta delle imprese delle costruzioni (-496), che già lo scorso anno avevano invertito il trend, dopo lo sviluppo degli anni precedenti alimentato dagli incentivi statali. Continuano a calare inoltre il commercio (-212) e l’agricoltura (-92), così come l’industria manifatturiera (-90) e la logistica e i trasporti (-31). Prosegue invece piuttosto diffusamente la crescita nel campo dei servizi, in questa occasione quelli riferiti alle attività immobiliari (+34).
Le dinamiche appena viste per il settore delle costruzioni hanno condizionato anche l’evoluzione dello stock delle imprese artigiane, che ha perso quasi 600 unità rispetto al 2024. Sempre al comparto delle costruzioni è da riferire inoltre il trend conosciuto nel 2025 dalle imprese guidate da imprenditori stranieri, che per la prima volta da quando rileviamo i dati, sperimentano una flessione dello stock di 265 unità, interrompendo così una fase espansiva di lungo periodo che non si era arrestata nemmeno con il Covid-19.
Il mercato del lavoro.
Il rallentamento del mercato del lavoro piacentino nel 2025 si è manifestato sotto diversi punti di vista. La Rilevazione campionaria sulle forze di lavoro dell’ISTAT evidenzia come si sia arrestato l’andamento positivo dei due anni precedenti, con una stabilizzazione dell’occupazione (134mila unità) ed un aumento della disoccupazione (8 mila unità, mille in più rispetto a un anno prima), comunque con una crescita complessiva delle forze di lavoro. Anche i dati elaborati dall’Agenzia regionale per il lavoro dell’Emilia-Romagna a livello di avviamenti e cessazioni dei rapporti di lavoro dipendente indicano nel 2025 un arresto della crescita occupazionale in provincia di Piacenza, misurata da un saldo tra assunzioni e licenziamenti che – dopo anni di espansione (gli ultimi sono pari a +1.971 posizioni nel 2024 e a +2.716 nel 2023) – diventa negativo per 275 unità. La rilevazione Unioncamere-Inps mostra dal canto suo una flessione degli addetti alle localizzazioni d’impresa, anche in questo caso non molto elevata (circa 300 in meno, -0,3%), ma comunque significativa perché interrompe il trend di sviluppo degli anni precedenti. Per quanto riguarda, infine, la Cassa Integrazione, nel 2025 le ore autorizzate di CIG a favore dei lavoratori dipendenti delle imprese del nostro territorio sono state 1 milione 874 mila, in aumento di circa 690 mila rispetto al 2024, con una variazione pari a +59%, molto più elevata di quella media nazionale (+10%) e in controtendenza rispetto a quella regionale (-5%).
La popolazione residente.
Nonostante la battuta d’arresto sul mercato del lavoro, il 2025 consegna al territorio piacentino ancora una crescita dal punto di vista demografico. Alla fine dello scorso anno, secondo i dati di fonte regionale, i residenti in provincia di Piacenza sono infatti circa 600 in più rispetto al termine del 2024, e ammontano complessivamente a 288.809. Il tasso di variazione è di +0,2%, in flessione rispetto al +0,3% dell’anno precedente, comunque ancora in espansione dai minimi del 2020 (quando avevamo registrato il calo di popolazione più elevato degli ultimi vent’anni a causa della pandemia), e con un incremento assoluto che arriva adesso a circa 3.100 abitanti. Lo sviluppo della popolazione nel 2025 si deve, da una parte, sempre alla componente dei cittadini italiani “nati all’estero” (+1.274, dove un peso predominante assumono le acquisizioni di cittadinanza da parte degli stranieri), che riesce a compensare le perdite registrate dai cittadini italiani “nati in Italia” (-1.089), e dall’altra, questa volta anche alla crescita della componente straniera (+437).
Il turismo.
A discapito del non brillante quadro macroeconomico generale che ha caratterizzato il periodo, il 2025 si è rivelato un anno positivo per il turismo piacentino. L’analisi dei dati a consuntivo conferma infatti – migliorandoli - i buoni risultati già visti nel primo semestre, con gli arrivi che passano da un tendenziale di +8,4% a un +9,7% finale, e le presenze da +8,4% a +11,4%, archiviando di fatto la deludente prestazione del 2024, quando entrambe le variabili avevano riportato variazioni in campo negativo. Il ritmo di crescita è risultato inoltre tra i più elevati nel panorama regionale, dove i turisti aumentano mediamente del 7,8% ed i pernottamenti del 3,9%. In questo contesto le migliori performance sono state realizzate dal settore extra-alberghiero, che ha sperimentato una crescita degli arrivi e delle presenze nell’ordine del 30% rispetto all’anno precedente, ma molto buona è stata anche l’evoluzione dei turisti provenienti dall’estero, in particolare i pernottamenti, in aumento di quasi il 20 per cento

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