Gli iraniani che vivono a Piacenza in ansia per i familiari: «Da 110 ore persi i contatti»
I rappresentanti della comunità iraniana a Piacenza, oltre 260 persone tra studenti universitari e lavoratori, scrivono una lettera a "Libertà"
Pier Paolo Tassi
|2 ore fa

Da fine dicembre in Iran la situazione è precipitata in una crisi umanitaria e politica senza precedenti
Il grido dall’Iran in rivolta sfida il «buio digitale» imposto dal regime di Khamenei, dove chi osa dissentire rischia la vita propria e dei familiari. I rappresentanti della comunità iraniana a Piacenza, oltre 260 persone tra studenti universitari e lavoratori, lanciano un appello a "Libertà": da 110 ore hanno perso contatti con i propri cari coinvolti nelle proteste, preoccupati per la loro incolumità. Raccontano paura e dolore, impossibilitati a comunicare a causa del blocco delle reti.
«Ci rivolgiamo a voi – così scrivono in una lettera inviata al nostro giornale i rappresentanti della comunità iraniana residente a Piacenza – perché crediamo fermamente che un media libero sia il pilastro della democrazia e che il silenzio di fronte all’ingiustizia finisca, inevitabilmente, per favorire l’oppressore. Piacenza è una città che accoglie e ascolta. Per questo chiediamo a “Libertà” di farsi portavoce del nostro dolore e della nostra ansia».
Da fine dicembre, l’Iran vive una crisi umanitaria e politica senza precedenti: proteste di massa contro la repressione e il collasso economico sono state duramente soffocate. Il blackout totale di internet dal 8 gennaio rende difficile stimare il numero delle vittime: l’Onu parla di centinaia di morti accertate, mentre alcune fonti riferiscono di oltre 12.000 vittime e migliaia di arresti.
La comunità internazionale reagisce: Trump minaccia attacchi contro siti nucleari iraniani e impone dazi, mentre l’Unione Europea annuncia nuove sanzioni. L’Alto Commissariato Onu chiede lo stop immediato alla violenza contro i manifestanti.
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