«Il ruolo dell’infermiere oggi? Un ponte fra paziente e tecnologia»
Flash mob in piazza Cavalli e dialogo con i cittadini. L'obiettivo dell’Opi: fare conoscere una professione con competenze sempre più avanzate
Filippo Lezoli
|2 ore fa

Per mano, con la maglietta azzurra che recita la frase “Io sono infermiere”, nel cuore di Piacenza, in piazza Cavalli: così la professione di cura per eccellenza ha accorciato ulteriormente le distanze con i cittadini. Un flash mob degli studenti, dal primo al terzo anno del Corso di laurea in infermieristica, ha aperto un pomeriggio che ha messo al centro la professione di infermiere, con tanto di talk pubblico a cui ha partecipato la dottoressa Martina Benedetti e i creatori del podcast Skeptical Health.
L’evento promosso dall’Opi (Ordine delle professioni infermieristiche) aveva l’obiettivo di fare meglio conoscere la professione, non più solo collegata al desiderio di aiutare il prossimo, che naturalmente è pure presente, ma anche anello di congiunzione indispensabile fra tecnologia e paziente. «Sulla popolazione di 2.200 infermieri nostri iscritti - dice Maria Genesi, presidente dell'Opi - un’alta percentuale ha competenze avanzate che purtroppo non sono riconosciute, anche economicamente, poiché il servizio sanitario nazionale è sottofinanziato, pertanto non possono spendere i titoli di studio che hanno acquisito». «Un appuntamento come questo - prosegue - serve proprio per fare conoscere ai cittadini chi è, oggi, l’infermiere: un professionista con competenze avanzate, che si prende cura del paziente sia nell’ambito del ricovero ospedaliero sia della sanità territoriale».
Una professione che nel nostro Paese deve far fronte, però, ad alcun annosi problemi, come gli stipendi bassi, che spesso fanno prediligere il lavoro all’estero. Qualcuno però torna. Antonio Bonacaro, professore associato in Scienze infermieristiche all’Università di Parma, ha lavorato negli Emirati Arabi e nel Regno Unito, prima di fare ritorno in Italia.
«Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella - dice Bonacaro - nel corso dell’evento organizzato da Fnopi il 12 maggio ha espresso un concetto semplice e al tempo stesso dirompente, dicendo che gli infermieri rappresentano un esercito del bene. Per questo il sistema sanitario dovrebbe dare più spazio alle risorse umane. La tecnologia, la robotica e l’Intelligenza Artificiale sono preziose per migliorare gli standard assistenziali, ma fra il paziente e la tecnologia sono gli infermieri a fare da ponte con umanità e compassione. È fondamentale, questo, per evitare la disumanizzazione della cura». Che poi è l’obiettivo dei ragazzi presenti ieri in piazza. Ad esempio di Elisa Murtas, studentessa del terzo anno: «Dedicare la vita alla cura degli altri era il mio sogno e sono vicina a realizzarlo».



