La nube in arrivo da Chernobyl 40 anni fa sconvolse Piacenza
Dai controlli d’emergenza alla mobilitazione civile: oggi su "Libertà" il ricordo di quei giorni tra paura, solidarietà e il cambiamento del rapporto con il nucleare

Patrizia Soffientini
|2 ore fa


A quarant’anni dal disastro alla centrale nucleare di Chernobyl, in Bielorussia, avvenuto il 26 aprile 1986, a Piacenza resta viva la memoria della nube radioattiva che sconvolse anche la città e la provincia. Il rilascio, 400 volte superiore a Hiroshima, portò paura e cambiamenti profondi: controlli sugli alimenti, divieti e una mobilitazione sociale culminata nel referendum del 1987 contro il nucleare.
Sandro Fabbri, allora responsabile del Pmp, il Presidio Zonale di Prevenzione, ricorda la sorpresa per i livelli di radioattività rilevati prima ancora dell’arrivo ufficiale della nube. Il laboratorio lavorò senza sosta tra analisi e timori diffusi. Anche Annibale Gazzola, che lavorava per lo stesso ente, partecipò ai controlli su latte, carne e aria, esperienza che lo portò negli anni successivi a progetti di solidarietà in Bielorussia, accogliendo bambini esposti alle radiazioni.
La nube segnò anche le coscienze: nacquero movimenti ambientalisti e proteste, come la catena umana contro la centrale di Caorso. Oggi il dibattito sul nucleare si riapre, tra chi sottolinea i progressi tecnologici e chi teme rischi ancora presenti, mentre tracce di contaminazione restano nell’ambiente.
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